La Frase dal Film:
"Quando avrò finito nasconderò questo
nastro; se nessuno di noi la scamperà ci sarà
una documentazione, almeno. Siamo sotto la tormenta da più
di 48 ore, ormai, ma non abbiamo ancora nessun indizio.
C'è un particolare: credo che la Cosa laceri i vestiti
quando si impadronisce di qualcuno [...] Nessuno
si fida più di nessuno ormai, e siamo tutti molto
stanchi. Io non posso più fare altro, solo aspettare.
R.J MacReady, pilota di elicottero, Base Antartica 31"
La storia originale, dal titolo "Who
Goes There?", fu scritta alla fine degli anni '30 da
John W. Campbell, e risultò di tale impatto che ispirò
almeno quattro film prima di questo: La
cosa da un altro mondo (1951), L'invasione degli
Ultracorpi (1955), Terrore
dallo spazio profondo (1978) ed Alien
(1979). Il film di Carpenter è il rifacimento più
o meno esplicito del film del 1951 ma guardare La Cosa
non è come guardare il film fatto da Howard Hawks
rimodernato a colori e con migliori SFX; si tratta di ben
altra "cosa". Il film in questione sarebbe la
prima istallazione in quella che lo stesso Carpenter ha
definito Apocalypse Trilogy: gli altri due film sono Il
Signore del Male (1987) e Il seme della follia
(1994). Dato anche il periodo in cui fu prodotto, è
più facile porre dei paralleli fra La Cosa
e Alien (1979) di Scott piuttosto che con La
cosa di un altro mondo del 1951: l'alieno rimane nascosto
per la maggior parte dello svolgimento, i protagonisti sono
isolati e lontani dalla civiltà, un personaggio prende
le redini dell'azione, molte delle scene sono girate in
un ambiente buio. Oltre a questo, tutte le considerazioni
psicanalitiche fatte nella recensione del film del 1979
potrebbero estendersi anche al film di Carpenter. La
Cosa è una pellicola di grande impatto anche
a distanza di così molti anni dalla sua produzione
ma, soprattutto ad una seconda visione, mostra alcuni punti
deboli. Il film funziona perfettamente rispetto all'atmosfera
paranoica che si viene a creare fra i protagonisti, atmosfera
accresciuta dalla natura spartana in cui gli uomini si trovano
a vivere: un ambiente gelido e quasi monocromatico così
esteso che, paradossalmente, diviene claustrofobico. Di
indiscutibile fascino e impatto gli effetti speciali di
Rob Bottin, fra i più elaborati, complessi e disturbanti
mai visti in un film fondamentalmente mainstream. Roba da
Oscar in un tempo in cui la prostetica e la meccanica la
facevano da padrona nel campo dell'effettistica cinematografica,
ma nell'era della computer grafica potrebbero non causare
lo stesso shock nello spettatore. A ben guardare La
Cosa di Carpenter dipende molto dagli SFX ed è
facile rimanere incantati di fronte ad un cane che muta
terribilmente forma o ad una testa che si stacca e, fuori
le zampe dalla scatola cranica, se ne corre via. E' facile
che l'effetto rapisca fino al punto di non tener conto che
la caratterizzazione dei personaggi non è certo l'elemento
più riuscito del film dal momento che le scene in
cui si "sviluppano" i personaggi sono sopraffatte
da quelle in cui i protagonisti sono resi vittime. Un po'
come in uno slasher, la moltitudine di personaggi presenti
nel film rispondo meno ad un'esigenza narrativa e più
alla necessità di creare carne da macello. Molti
gli stereotipi: il beone, quello saggio che poi va giù
di testa, il nero che ama la musica e come Disco Stu va
in giro coi pattini, e poi l'eroe. Però, riprendendo
il parallelismo con Alien, è ben altro lo
spessore e la caratterizzazione di Ripley come eroina tutta
d'un pezzo e quella, invece, del MacReady interpretato da
Russell. Questo non vuol dire che La Cosa sia solo
un film di SFX e che la storia sia assolutamente un elemento
accessorio, poiché tutto concorre a rendere il film
di Carpenter una pellicola che tiene incollati allo schermo.
Ma siano sinceri coloro che lo hanno già visto e
che magari non lo rivedono da tempo: quali sono i ricordi
che avete de La Cosa se non quelli che riguardano
le scene che hanno a che fare con l'alieno? L'husky nella
gabbia, il torace che si apre e stacca le mani a quello
che tentava la rianimazione, la testa a cui spuntano le
zampe, il sangue nella provetta che "scappa urlando";
sono certo che si tratta di uno di questi momenti. Ma va
bene così, dal momento che La Cosa è
un film d'orrore ed è proprio questo elemento che
dev'essere incisivo; o almeno in questo film di Carpenter
l'orrore suscitato dagli SFX è tale da aver reso
la pellicola una delle migliori nel panorama horror-fantascientifico.
Da comprare, vedere e, a mente fredda, rivedere.
FORSE NON TUTTI SANNO CHE...
Il film è costato circa 10 milioni
di dollari. Le locations sono: Kimberley e Stewart (British
Columbia, Canada); Tongas National Forest (Juneau, Alaska);
Universal Studios, Universal City (California).
Il film non spiega quale sia il lavoro
del gruppo di Americani in Antartide, ma un trattato controfirmato
dalla maggior parte dei paesi nel 1959, impone che in Antartide
si possa andare solo a compiere attività pacifiche
e di ricerca. Vista l'attrezzatura medica e la presenza
di due dottori, si può supporre che gli uomini del
film facciano parte di una spedizione di ricerca scientifica.
Mentre il film La
cosa da un altro mondo (1951) si svolge al Polo Nord,
questo rifacimento si svolge al Polo Sud.
Il Norvegese con il fucile che vuole uccidere
il cane era impersonato da Larry J. Franco, capo della seconda
unità di ripresa, nonché produttore associato
e cognato di Kurt Russell. Franco non parlava in norvegese
e perciò le cose che dice sono per lo più
in norvegese maccheronico, incomprensibili ad un vero norvegese.
Quello che dice è: "Se til helvete og kom
dere vekk. Det er ikke en bikkje, det er en slags ting!
Det imiterer en bikkje, det er ikke virkelig! Kom dere vekk
idioter!". Tradotto starebbe per: "State
lontani, maledizione! Quello non è un cane, è
qualcos'altro! Sta imitando un cane, non è reale!
Toglietevi idioti!".
Il cane del film si chiamava Jed, ed era
mezzo husky e mezzo lupo. Jed era perfetto come "attore"
in quanto non guardava mai in camera e non era mai distratto
dalla crew. Tuttavia Jed non era lo stesso il cane che veniva
inseguito dall'elicottero; quello era un altro cane a cui
era stato tinto il pelo affinché assomigliasse a
Jed.
Per dare l'impressione delle condizioni
climatiche antartiche, i sets negli studi di Los Angeles
furono portati alla temperatura di 5 gradi, mentre la temperatura
esterna era di 32.
Per la scena in cui al Dr. Copper (Richard
A. Dysart) vengono amputate le braccia, fu ingaggiato come
controfigura un vero amputato a cui fu messa su una maschera
per farlo assomigliare all'attore Dysart. Il pubblico si
concentra sul sangue e non nota la maschera.
Le scene nel campo norvegese furono realizzate
sfruttando i resti carbonizzati del campo americano.
I titoli iniziali imitano esattamente quelli
originali del film di Howard Hawks. Per produrre l'effetto
del titolo, fu creata la scritta "The Thing" e
venne piazzata dietro ad un acquario riempito di fumo che
fu coperto da un sacco di platica per la spazzatura. Al
sacchetto venne dato fuoco, creando l'effetto della scritta
che si veniva a comporre sullo schermo.
Il film è considerato un punto di
riferimento per la qualità degli SFX. Questi furono
creati da Rob Bottin che, quando si mise all'opera per il
film, aveva solo 22 anni.
Il fiore di carne che attacca Childs è
un effetto speciale molto dettagliato: i suoi petali erano
composti da 12 lingue di cane complete di file di denti.
Rob Bottin, l'effettista, lo definì "pissed-off
cabbage" (Cavolo incavolato).
La voce femminile del computer di MacReady
era quella di Adrienne Barbeau, moglie del regista Carpenter.
Nella scena in cui la testa di Norris si
separa dal corpo, Rob Bottin usò materiali infiammabili
per la creazione della testa. Per le riprese Carpenter decise
che, per dare un senso di continuità all'accaduto,
ci dovessero essere delle fiamme sul set. Senza pensarci
troppo accesero il fuoco non considerando che la stanza
era satura di gas infiammabili; tutto prese fuoco. Nessuno
rimase ferito ma il modello costruito da Bottin, sul quale
aveva lavorato parecchi mesi, andò distrutto.
Nell'agosto 2003, una coppia di super-appassionati
del film, Todd Cameron e Steve Crawford, si avventurarono
nella remota location in cui fu girato il film (Stewart,
British Columbia). Dopo 21 anni dalle riprese trovarono
i resti della Base 31 e quelli dell'elicottero norvegese.
Una delle pale del rotore dell'elicottero ora appartiene
a Todd che l'ha messa fra gli oggetti che compongono la
sua collezione di memorabilia cinematografici.
Nella scena in cui MacReady tiene in mano
il piattino con il sangue di Palmer poco prima di fare il
test per scovare l'alieno, la mano che trattiene il piattino
è finta.
L'effetto sonoro che simula il vento antartico
è stato registrato nel deserto presso Palm Springs
(California).
Nel film sono tutti maschi. Inizialmente
ci sarebbe dovuta essere una donna nel cast ma risultò
essere in stato interessante e così si preferì
rimpiazzarla...con un uomo.
Questo è il primo film di Carpenter
in cui lo score musicale non è stato composto dal
regista stesso. La prima scelta cadde su Jerry Goldsmith
ma poi il compito andò a Morricone che compose uno
score minaccioso fatto di bassi, molto simile allo stile
musicale di Carpenter.
Tutti gli effetti speciali che si possono
vedere nelle scene relative alla gabbia dei cani, sono da
attribuire a Stan Winston, dal momento che l'effettista
Rob Bottin, in quei giorni, aveva una specie di esaurimento
nervoso dovuto all'immenso carico di lavoro che aveva affronato.
Per poco Ken Russell non rimase ferito
nella scena in cui faceva saltare in aria con della dinamite
il corpo di Palmer. Russell non aveva previsto la forza
dello scoppio e la sua reazione nel film non è quindi
recitata.
Fu girato un finale alternativo in cui
MacReady veniva recuperato da una missione di salvataggio
e, dopo il test del sangue, veniva provato che era ancora
umano. Questo finale, girato più che altro per ragioni
di sicurezza, non venne mai utilizzato neanche per il test
screening, né era il finale che avrebbe voluto come
alternativo il regista.