La Frase dal Film: "Voglio la mia torta!"
Antologia horror che per vari motivi è rimasta impressa nella
memoria di tutti coloro che negli anni '80 avevano un'età
utile per guardare i gioiosi film horror di quel periodo. Creepshow è una collaborazione fra Romero
e King (e Tom Savini agli effetti e in una particina alla
fine come netturbino) ed entrambi si ispirano, per questo
gioco colorato al gusto di black-comedy, ai fumetti della
E.C Comics degli anni '50 (le strisce di Bill Gain che
a suo tempo fecero discutere) ed anche ad un certo cinema
della stessa decade. Tutto il film è tenuto insiema
dalla piccola storia di Bill che vorrebbe leggere il fumetto
horror ma viene beccato dal padre che glielo getta; Bill
si vendicherà. Ogni episodio è presentato
dalla voce fuori campo dello zio Creepy che in Italia
ebbe fama con il nome di Zio Tibbia. Il film ha pregi
e difetti tipici delle produzioni horror di quel periodo:
molto intrattenimento, battute e strizzatine d'occhio
al pubblico dei teenagers, poca sostanza reale e qualche
effettuccio splatter. Rivisto ai nostri tempi in effetti Creepshow perde molto del suo smalto e mostra
tutti gli anni che ha sulle spalle ma rimane comunque
un'operazione ben riuscita e piacevole da rivedere forse
e soprattutto per la sua leggerezza. Di certo, fra i film
horror ad episodi, è più riuscito di Body
Bags di Carpenter che è di molto successivo
(1993). Ognuno può preferire un episodio come un
altro eppure l'ultimo episodio è davvero
memorabile, mettendo in scena uno degli incubi più
terribili. Nota: per gli scarafaggi furono usati un sacco
di gusci di pistacchi colorati di nero... ma molti altri
erano veri, fatti venire direttamente dal Messico! Insomma:
in bilico fra il serio ed il faceto, fra la baracconata
scanzonata ed il gore, fra l'operazione commerciale ed
il tocco artistico, questo Creepshow è qualcosa
che per tutti gli appassionati di horror "di una certa
età" ha voluto dire qualcosa e che probabilmente
alla nuova generazione
potrebbe sembrare una filmetto puerile. Mi sta benissimo.
Seguito nel 1987 da Creepshow
2 e nel 1990 da I delitti del gatto nero (Tales from the Darkside: The Movie), un film derivato da una serie televisiva curata da Romero e definita dall'effettista Savini il vero 'Creepshow 3'; puntualizzazione quanto mai necessaria visto il comparire nel 2006 dell'apocrifo Creepshow 3 in cui nessuno degli originali maestri del brivido ha lavorato.
FORSE NON TUTTI SANNO CHE...
Il bambino appassionato lettore dei fumetti
horror che si vede all'inizio del film è Joe King,
il figlio di Stephen.
Come vermi negli occhi del cadavere del
primo episodio (la festa del papà) furono usati dei
Rice Krispies (riso soffiato).
Il posacenere della prima storia appare
sul set di tutte e 5 le altre storie.
Un segnale stradale che indica "Castle
Rock" appare alla fine del secondo episodio. Quel nome
è un marchio di fabbrica di Stephen King per indicare
una città fittizia.
Il nomignolo con cui si chiamava il mostro
della Cassa sul set era "Fluffy". Il suo creatore,
Tom Savini, è lo spazzino che si vede alla fine del
film.
Inizialmente il miliardario Upson Pratt
dell'ultimo episodio l'avrebbe dovuto fare Max von Sydow.