TRAMA
La Susan (Stefanie Powers), studiosa di musica, va a vivere nella villa della vedova di un noto compositore. Georges (James Olson) il figlio paralitico della vedova, è un eroinomane e non rende le cose facili, cose rese ancor più losche dalla cinica cameriera Lilianne (Jane Lapotaire). Ma non è tutto...



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CRESCENDO... CON TERRORE |
titolo
or.: Crescendo -
UK - 1969 - 96' - Colore |
di Alan Gibson
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| GENERE |
HORROR - THRILLER |
| IN BREVE |
Non troppo diverso da altri psycho-thriller hammeriani, comunque il film si fa sufficientemente piacere. |
| WEIRD |
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| SESSO |
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| VIOLENZA |
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| SANGUE |
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| PAURA |
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La Frase dal Film:
"E' sciocco che noi litighiamo, noi due. Dovremmo essere amici, tu ed io. Tu tieni allegra la vecchia e io mi occupo di lui" "Comunque sei una baldracca" "Forse sì"
Sceneggiatura originale scritta a metà degli anni '60 da Alfred Shaughnessy che attirò l'attenzione du Michael Reeves, il giovane e dotato regista de Il Grande Inquisitore (1968) scomparso troppo prematuramente per portare a termine il progetto. La mano passò a Sangster che riscrisse buona parte dei dialoghi, lasciando la regia a Gibson (1972: Dracula colpisce ancora, 1972; I Satanici Riti di Dracula, 1973). Crescendo... con Terrore non dovette rappresentare un grosso sforzo per Sangster, il quale, cavalcando l'onda dello thriller psicologico post Psycho (1960) già abbondantemente rivisitato negli anni successivi all'uscita, saccheggiò ulterioremente altri film simili prodotti dalla stessa Hammer scritti da lui medesimo (Il Rifugio dei Dannati, 1960; La Casa del Terrore, 1961; L'Incubo di Janet Lind, 1962; Hysteria, 1965). Il film diretto da Gibson non è troppo diverso da almeno tre dei quattro film appena elencati (... un eufemismo, la trama è essenzialmente identica) ma Sangster aggiunge qua e là qualche cosa per dare una qualche impressione di originalità. Ad esempio non è male l'idea dell'arrivo e della partenza della bella protagonista che entra e, alla fine, esce dalla villa del compositore così come entrasse ed uscisse da un incubo o da un mondo parallelo. La drammaticità della storia è resa credibile dalla performance sentita dei due protagonisti. La Powers, che un pregevole tocco exploitation ci consente di vedere in bikini e poi a seno nudo, ha una bellezza non invadente ma piuttosto tenera che si sposa bene con il ruolo della donna che s'innamora di un uomo fragile e vittima della propria tossicodipendenza. Dal canto suo Olson, gioca bene le carte della sua ambiguità, a metà fra la follia e l'amore per Susan. E non posso dire altro. Da segnalare, inoltre, la performance della sgradevolissima cameriera Lilianne, la cui fine nella piscina della villa aggiunge mistero alla faccenda. Alla trama, che si rifà a paradigmi freudiani rimaneggiati per ragioni di di spettacolarizzazione con spiegone finale al limite dell'incredibile, si va ad aggiungere una buona dose di temi sleaze tipo droga, ricatto, gelosie, cose insomma tipiche del thriller al quale sono adusi gli appassionati di cinema bis italiano. Certo, in questo film di Gibson il terrore non sale in crescendo come promette il titolo, tuttavia una sufficiente dose di mystery è garantita. Buono per gli appassionati di psycho-thriller d'annata.
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