La Frase dal Film:
"E per mia mano la stirpe dei Karnstein sparirà
dalla Terra, e il mio sangue versato rientrerà nelle
mie vene, e i figli dei traditori che oggi mi uccidono verranno
distrutti, e per ogni attimo di sofferenza vi prometto secoli
di vendetta. Questo dico io, Sheena di Karnstein, nel segno
della stella a cinque punte"
Camillo Mastrocinque è stato uno
delle colonne portanti del cinema italico mainstream anni
'50 e la sua reputazione si è costruita soprattutto
grazie a pellicole comiche quali quelle con Totò.
Il regista ha girato solo due pellicole horror prima della
morte avvenuta nel 1969: questa e Un angelo per Satana
(1966) che ha ottenuto maggiore notorietà per il
fatto di avere nel cast la scream queen Barbara Steele.
Mastrocinque si ispira alla storia "Carmilla"
scritta da J. Sheridan Le Fanu nel XIX secolo e per il film
cerca di mantenere una certa coerenza col racconto rispetto
la relazione fra le due ragazze (Laura e Ljuba) così
come cerca di ricreare con accuratezza alcuni momenti famigliari,
dilatando altre situazioni in base alle aspettative del
pubblico appassionato d'horror. Il sotteso elemento lesbico
che si viene a creare nella relazione fra le due giovani
è ovviamente uno dei punti forti del film e questo
fattore sessuale sarà di tale richiamo che la Hammer
recupererà la storia (e il sotteso elemento) creando
quella che è stata definita la Karnstein Trilogy,
composta da Vampiri amanti (The Vampire Lovers,
1970), Mircalla, l'amante immortale (Lust for
a vampire, 1971) e Le Figlie di Dracula (Twins
of Evil, 1971). Ovviamente l'approccio di Mastrocinque
al sesso è più discreto di quello usato dalla
Hammer non fosse altro perché La Cripta e L'incubo
è di quasi dieci anni più vecchio. Il film
è un buon gotico di vecchia impostazione con i suoi
momenti forti (la vecchia che si alza dalla bara e punta
il dito verso Laura) e molti altri momenti lenti che rischiano
di annoiare lo spettatore. A livello tecnico il regista,
cineasta della vecchia guardia, mostra di saperci fare con
il bianco e nero e fra giochi di luci e ombre crea una buona
atmosfera che sarà apprezzata dall'appassionato di
pellicole gotiche; non siamo però ai livelli di un
Mario Bava. Molto tempo viene sprecato per far intendere
che Laura sia posseduta dallo spirito della strega Sheena
ma lo spettatore un minimo scafato sa che la soluzione più
ovvia non è mai quella giusta. Più che in
cerca della soluzione, val la pena gustarsi le digressioni
satanistiche con tanto di Mano di Gloria ricavata da un
gobbo impiccato e adornata da candelette su ogni dito plasmate
con grasso umano! Très jolie. Non tutti gli attori
convincono, soprattutto Adriana Ambesi, per nulla accattivante,
che sembra un "incorcio" fra la Streisand e la
Callas. Il film, però, rappresenta una buona occasione
per vedersi Christopher Lee in un ruolo diverso dal solito:
il personaggio non è quello che può farlo
risaltare ma almeno ha parecchi dialoghi e non finisce per
mordere qualcuno sul collo. L'impressione generale è
che Lee sia finito in questa produzione soprattutto per
il gettone di presenza. Nel complesso La Cripta e l'Incubo
è un buon gotico d'annata ma già ai tempi
e sul suolo italiano si trovavano prodotti superiori; nel
percorso come tappa ci può stare ma il viaggio è
meglio iniziarlo altrove. Ho trovato in varie recensioni
(anche importanti) un'imprecisione rispetto al cognome della
famiglia maledetta: è "Karnstein" e non
"Karlstein" come alcuni hanno mal inteso.
Noto all'estero come: La maldición
de los Karnstein (Spagna), La crypte du vampire
(Francia), Ein Toter hing am Glockenseil (Germania),
Crypt of Horror (UK), Terror in the Crypt
(USA).