La Frase dal Film:
"Le stanze potrebbero allinearsi in posizione zero,
ragiona. Però, se lei riuscisse a capire le lettere,
porterebbe tutti fuori" "E cosa fa il
programma nel caso le stanze vadano in posizione zero?!"
"Piazza pulita" "Esatto"
Cube - Il cubo (1998)
di Vincenzo Natali aveva colpito nel segno e nonostante
vi fosse stata una sostanziale divisione nel pubblico fra
coloro che avevano gridato al capolavoro ed altri che lo
avevano svalutato come mero esercizio di stile, quasi tutti
ne avevano riconosciuto l'originalità e la classe,
tenendo anche conto che si trattava di un prodotto low-budget.
Il secondo capitolo, Hypercube
- Cubo 2 (2002) aveva deluso tutti, avendo portato il
plot verso derive digitali eccessivamente irrazionali. L'avvento
di Cube Zero, che riporta il discorso all'origine
del primo capitolo, riscuote invece un certo successo fra
gli appassionati di quella che ormai può essere definita
una piccola saga. Se il regista Ernie Barbarash (anche soggettista)
mantiene essenzialmente inalterata l'impostazione tecno-matematica
che aveva stuzzicato la mente degli spettatori del film
proiettato nel 1998, d'altra parte arricchisce il suo prodotto
con personaggi nuovi sottolineandone la dimensione psicologica,
porta l'azione al di fuori del cubo ma non ancora del tutto
nel sociale (il che avrebbe portato ad una banalizzazione
dei fatti), e si riallaccia in conclusione al momento in
cui Vincenzo Natali aveva iniziato la sua narrazione. Al
di là delle suggestioni ludo-sadiche con cui le stanze
eliminano i propri ospiti, e oltre ad un livello gore che
non stona e fa la felicità dello splatter-seeker,
il regista fa oscillare l'impianto scenico fra il "solito"
cubo e la stanza dei bottoni che del cubo è animatrice.
L'incubo, questa volta, oscilla dunque fra il tecnologico
ed il burocratico, dal momento che i due attendenti alle
macchine stanno sospesi in una dimensione irreale fatta
di cibi liofilizzati, di ordini incomprensibili ma "da
eseguire" e di scartoffie custodite in enormi schedari.
Roba che ricorda, in un certo qual modo, i film di Jean-Pierre
Jeunet e Marc Caro, oppure Brazil
(1985) di Terry Gilliam. A rafforzare questa impostazione
dà manforte la presenza dell'ottimo attore Michael
Riley nei panni di Jax, un freddo burocrate più macchina
che uomo dalla parlata affascinate. La realtà è
che se all'interno del cubo si vive l'incubo, all'esterno
non si sta meglio, e se vogliamo leggere la camera dei comandi
come un estensione del cubo ed un'allegoria della società,
allora ecco che tutti ci troviamo in un nostro personalissimo
cubo! Non è vero, infatti, che all'interno di quell'immenso
giocattolo colorato e mortale, la vera natura dell'uomo
può esprimersi nelle maniere più devastanti?
Questa riflessione già la fece Natali nel 1998, ora
Barbarash rincara la dose ampliando i confini del cubo fino
quasi al mondo esterno in cui la gerarchia e la cieca burocrazia
divengono un'altra prigione. Nei boschi, alla luce del giorno,
sulla superficie della terra, pare rimanere qualche speranza
di libertà, pare dirci il film; ma ne siamo sicuri?.
Forse questo lo sapremo in un eventuale Cubo 3. Imprescindibile
per coloro che videro (e che amarono) il film di Natali
in quanto questo Cube Zero risponde ad alcune domande
poste nella prima pellicola della saga: in più, per
certi versi, supera il film del 1998 in spessore tematico
mantenendo inalterati mistero, crudeltà e thrilling
(anche se il super-uomo-di-colore è una brutta caduta
di stile). Da non guardare, ovviamente, se non avete visto
il primo capitolo della saga: molto del senso rimarrebbe
nascosto. La saga del cubo rimane, in tutti i casi, qualcosa
di non adatto a tutti, un po' come... il Bartezzaghi su
La Settimana Enigmistica!
La piccola saga del Cubo comprende: Cube
- Il cubo (1998), Hypercube
- Cubo 2 (2002) e questo Cube Zero (2204).
FORSE NON TUTTI SANNO CHE...
Nei credits finali ha spazio anche il pesciolino
"Zero".
Il film è stato girato dall'11 agosto
2003 al 5 settembre 2003 a Toronto, Canada.