TRAMA

I soliti sventurati si trovano imprigionati nel Cubo e tentano in tutti i modi, dai più casuali ai più logici, di comprendere cosa possa esser loro accaduto e soprattutto come fare ad uscirne. Questa volta, però, abbiamo anche la possibilità di vedere i due operatori che muovono e tengono sott'occhio il Cubo. Dei due uno è più ligio al dovere, mentre l'altro (Eric Wynn) si ribella ad una crudeltà insensata che vuole alcune persone intrappolate come topi. Per aiutarle deciderà di sfidare gli ordini e si intrufolerà nel Cubo.


CUBE ZERO
(titolo or.: Cube Zero - CANADA - 2004 - 97min - Colore)

di Ernie Barbarash

GENERE
SCI-FI - HORROR - THRILLER
IN BREVE
Assolutamente superiore al secondo capitolo della saga, questo film si ricollega direttamente al primo arricchendone la dimensione tematica.
WEIRD
SESSO
VIOLENZA
SANGUE
PAURA

 

La Frase dal Film: "Le stanze potrebbero allinearsi in posizione zero, ragiona. Però, se lei riuscisse a capire le lettere, porterebbe tutti fuori" "E cosa fa il programma nel caso le stanze vadano in posizione zero?!" "Piazza pulita" "Esatto"

Cube - Il cubo (1998) di Vincenzo Natali aveva colpito nel segno e nonostante vi fosse stata una sostanziale divisione nel pubblico fra coloro che avevano gridato al capolavoro ed altri che lo avevano svalutato come mero esercizio di stile, quasi tutti ne avevano riconosciuto l'originalità e la classe, tenendo anche conto che si trattava di un prodotto low-budget. Il secondo capitolo, Hypercube - Cubo 2 (2002) aveva deluso tutti, avendo portato il plot verso derive digitali eccessivamente irrazionali. L'avvento di Cube Zero, che riporta il discorso all'origine del primo capitolo, riscuote invece un certo successo fra gli appassionati di quella che ormai può essere definita una piccola saga. Se il regista Ernie Barbarash (anche soggettista) mantiene essenzialmente inalterata l'impostazione tecno-matematica che aveva stuzzicato la mente degli spettatori del film proiettato nel 1998, d'altra parte arricchisce il suo prodotto con personaggi nuovi sottolineandone la dimensione psicologica, porta l'azione al di fuori del cubo ma non ancora del tutto nel sociale (il che avrebbe portato ad una banalizzazione dei fatti), e si riallaccia in conclusione al momento in cui Vincenzo Natali aveva iniziato la sua narrazione. Al di là delle suggestioni ludo-sadiche con cui le stanze eliminano i propri ospiti, e oltre ad un livello gore che non stona e fa la felicità dello splatter-seeker, il regista fa oscillare l'impianto scenico fra il "solito" cubo e la stanza dei bottoni che del cubo è animatrice. L'incubo, questa volta, oscilla dunque fra il tecnologico ed il burocratico, dal momento che i due attendenti alle macchine stanno sospesi in una dimensione irreale fatta di cibi liofilizzati, di ordini incomprensibili ma "da eseguire" e di scartoffie custodite in enormi schedari. Roba che ricorda, in un certo qual modo, i film di Jean-Pierre Jeunet e Marc Caro, oppure Brazil (1985) di Terry Gilliam. A rafforzare questa impostazione dà manforte la presenza dell'ottimo attore Michael Riley nei panni di Jax, un freddo burocrate più macchina che uomo dalla parlata affascinate. La realtà è che se all'interno del cubo si vive l'incubo, all'esterno non si sta meglio, e se vogliamo leggere la camera dei comandi come un estensione del cubo ed un'allegoria della società, allora ecco che tutti ci troviamo in un nostro personalissimo cubo! Non è vero, infatti, che all'interno di quell'immenso giocattolo colorato e mortale, la vera natura dell'uomo può esprimersi nelle maniere più devastanti? Questa riflessione già la fece Natali nel 1998, ora Barbarash rincara la dose ampliando i confini del cubo fino quasi al mondo esterno in cui la gerarchia e la cieca burocrazia divengono un'altra prigione. Nei boschi, alla luce del giorno, sulla superficie della terra, pare rimanere qualche speranza di libertà, pare dirci il film; ma ne siamo sicuri?. Forse questo lo sapremo in un eventuale Cubo 3. Imprescindibile per coloro che videro (e che amarono) il film di Natali in quanto questo Cube Zero risponde ad alcune domande poste nella prima pellicola della saga: in più, per certi versi, supera il film del 1998 in spessore tematico mantenendo inalterati mistero, crudeltà e thrilling (anche se il super-uomo-di-colore è una brutta caduta di stile). Da non guardare, ovviamente, se non avete visto il primo capitolo della saga: molto del senso rimarrebbe nascosto. La saga del cubo rimane, in tutti i casi, qualcosa di non adatto a tutti, un po' come... il Bartezzaghi su La Settimana Enigmistica!

La piccola saga del Cubo comprende: Cube - Il cubo (1998), Hypercube - Cubo 2 (2002) e questo Cube Zero (2204).

FORSE NON TUTTI SANNO CHE...

Nei credits finali ha spazio anche il pesciolino "Zero".

Il film è stato girato dall'11 agosto 2003 al 5 settembre 2003 a Toronto, Canada.

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