Scritto insieme a Andre Bijelic e Graeme
Manson da Vincenzo Natali, un giovane regista italo-canadese
che dimostra di avere idee e tecnica da vendere (vedere
pure
Elevated), per Natali questo
Cubo rappresenta il vero debutto internazionale
anche se già aveva collaborato alla serie
The
PSI Factor che se non ricordo male era presentata da
Dan Aykroyd. Il budget per
Cube era di 365.000$
e tutto il film è stato girato su un set unico, una
delle stanze del cubo alla quale venivano cambiate le luci
per dare l'impressione che fossero stanze differenti. La
scenografia, al di là della struttura del cubo stesso,
non è particolarmente originale: un po' di luci,
un po' di fili, insomma ricorda molto qualcosa fra il cubo
di
Hellraiser che spalanca
le porte dell'inferno ed anche un po'
Hardware
(1990). Diciamo pure che non è originale neppure
nell'uso di uno skilled team che deve risolvere un inghippo,
e che non eccelle in novità neppure nel messaggio
cinico finale riguardo la stupidità e la distruttività
degli esserei umani. Detto questo Cube è un capolavoro
che alcuni critici hanno definito un'ambizioso esercizio
di stile fine a se stesso. Sarà, ma l'esercizio è
riuscito alla grande. Natali riesce a mescolare horror,
sci-fi, mystery, thriller in un perfetto melange in cui
nessun elemento prepondera sugli altri. Gli elementi horror
sono anche forti (basti pensare alla primissima scena) ma
mai invadenti e fastidiosi neppure per i mainstreamers,
l'elemento della fantascienza è incredibilmente esasperato
(matematica al cubo!) ma nello stesso tempo credibile e
terreno; il mystery c'è e rimane visto che il regista
si guarda bene dallo spiegarci l'arcano che sta alla base
del cubo...e per fortuna! Questa stessa accortezza non si
avrà per il successivo
Hypercube.
In fine è thriller ed il finale quasi metafisico
non delude affatto. Bravi gli attori, quasi tutti sconosciuti
per gli horror fans tranne David Hewlett da
Scanners
2 (1991), che fanno mostrare ai personaggi che interpretano
le loro opposte facce. Un film che stupisce davvero, che
rimane in mente che avvince e si distingue nettamente dalla
maggior parte degli altri prodotti, sempre che non siate
il tipo di spettatore che si aspetta chiarezza e happy ending
da ogni pellicola. Fa pensare, stuzzica la mente a vari
livelli e quindi non è cinema di disimpegno, ma può
essere la scelta giusta per una Blockbuster night di classe.
Assolutamente da vedere.
I nomi dei protagonisti (Leaven, Holloway,
Worth, Kazan, Alderson, Rennes, Quentin) sono stati presi
dai nomi di note prigioni.
Tre sono le scene eliminate che non compaiono
nella versione cinematografica: 1) Il gruppo arriva in una
stanza strana senza trappole e senza nessuna botola che
porti all'esterno della stanza stessa 2) Kazan si guarda
il pollice alternativamente con un occhio e coll'altro 3)
Una versione un po' differente di un dialogo che Leaven
e Quentin hanno riguardo alla matematica in un "tunnel"
fra due stanze.