TRAMA

Alcune persone (quattro uomini e due donne [un altro uomo scompare subito]) si svegliano e si scoprono intrappolate in una serie di stanze che sono cubi perfetti, unite le une alle altre da botole metalliche. Insomma tutta la struttura è un grandissimo cubo composto da 17576 stanze intercomunicanti e semoventi. Alcune stanze sono "minate" da trappole mortali: rilevatori di movimento, di calore, etc... Se qulche malcapitato mettesse piede in queste stanze morirebbe all'istante. I protagonisti sono di diversa estrazione sociale e di diversa personalità: c'è un dottore paranoide, un poliziotto fascio, un idiota sapiente, una matematica sfigata, un artista in evasioni distaccato, un progettista disilluso.

 

 


CUBE - Il Cubo
(titolo or.: Cube - Canada - 1998 - 91min - Colore)

di Vincenzo Natali

GENERE
MYSTERY - THRILLER - HORROR - SCI-FI
IN BREVE
Un piccolo capolavoro che avrebbe meritato, a suo tempo, maggior attenzione.
WEIRD
SESSO
VIOLENZA
SANGUE
PAURA

 

Scritto insieme a Andre Bijelic e Graeme Manson da Vincenzo Natali, un giovane regista italo-canadese che dimostra di avere idee e tecnica da vendere (vedere pure Elevated), per Natali questo Cubo rappresenta il vero debutto internazionale anche se già aveva collaborato alla serie The PSI Factor che se non ricordo male era presentata da Dan Aykroyd. Il budget per Cube era di 365.000$ e tutto il film è stato girato su un set unico, una delle stanze del cubo alla quale venivano cambiate le luci per dare l'impressione che fossero stanze differenti. La scenografia, al di là della struttura del cubo stesso, non è particolarmente originale: un po' di luci, un po' di fili, insomma ricorda molto qualcosa fra il cubo di Hellraiser che spalanca le porte dell'inferno ed anche un po' Hardware (1990). Diciamo pure che non è originale neppure nell'uso di uno skilled team che deve risolvere un inghippo, e che non eccelle in novità neppure nel messaggio cinico finale riguardo la stupidità e la distruttività degli esserei umani. Detto questo Cube è un capolavoro che alcuni critici hanno definito un'ambizioso esercizio di stile fine a se stesso. Sarà, ma l'esercizio è riuscito alla grande. Natali riesce a mescolare horror, sci-fi, mystery, thriller in un perfetto melange in cui nessun elemento prepondera sugli altri. Gli elementi horror sono anche forti (basti pensare alla primissima scena) ma mai invadenti e fastidiosi neppure per i mainstreamers, l'elemento della fantascienza è incredibilmente esasperato (matematica al cubo!) ma nello stesso tempo credibile e terreno; il mystery c'è e rimane visto che il regista si guarda bene dallo spiegarci l'arcano che sta alla base del cubo...e per fortuna! Questa stessa accortezza non si avrà per il successivo Hypercube. In fine è thriller ed il finale quasi metafisico non delude affatto. Bravi gli attori, quasi tutti sconosciuti per gli horror fans tranne David Hewlett da Scanners 2 (1991), che fanno mostrare ai personaggi che interpretano le loro opposte facce. Un film che stupisce davvero, che rimane in mente che avvince e si distingue nettamente dalla maggior parte degli altri prodotti, sempre che non siate il tipo di spettatore che si aspetta chiarezza e happy ending da ogni pellicola. Fa pensare, stuzzica la mente a vari livelli e quindi non è cinema di disimpegno, ma può essere la scelta giusta per una Blockbuster night di classe. Assolutamente da vedere.

Il successivo Hypercube: Cubo 2, non è assolutamente all'altezza di questo primo film. Seguirà nel 2004 il più convincente Cube Zero di Ernie Barbarash.

FORSE TUTTI NON SANNO CHE...

I nomi dei protagonisti (Leaven, Holloway, Worth, Kazan, Alderson, Rennes, Quentin) sono stati presi dai nomi di note prigioni.

Tre sono le scene eliminate che non compaiono nella versione cinematografica: 1) Il gruppo arriva in una stanza strana senza trappole e senza nessuna botola che porti all'esterno della stanza stessa 2) Kazan si guarda il pollice alternativamente con un occhio e coll'altro 3) Una versione un po' differente di un dialogo che Leaven e Quentin hanno riguardo alla matematica in un "tunnel" fra due stanze.