Trasposizione cinematografica di un romanzo
di King scritto nel 1981. Poco orrore e molto thriller per
questa pellicola di Teague, che già precedentemente
si era cimentato nel ritrarre animali assassini (Alligator,
1980). Ma più di ogni altra cosa, e questo grazie
alla penna di King, grande allegoria della crisi di una
coppia. Cujo, nonostante sia idrofobo, non uccide persone
a caso, ma sceglie coloro che hanno "un'anima nera".
Il suo padrone e l'amico di quest'ultimo sono i primi. Ma
soprattutto è donna che deve scontare il suo peccato
più grave. L'adulterio. La rabbia di Cujo non è
solamente una malattia (rabies) ma anche la palpabile incarnazione
della "rabbia" di Ted, il quale decide di tornare
a casa dopo un incubo ma giustifica il ritorno a casa non
con il timore che possa stare accadendo qualcosa alla sua
famiglia, ma bensì con l'inquietudine della gelosia.
Cujo è un san bernardo, non appartiene a una di quelle
razze cattive per "contratto" ed è da qui
che prende vita l'idiosincrasia fra il suo aspetto e la
sua furia; così come il rapporto fra la moglie ed
il marito è inizialmente un buon rapporto. Donna
porta ad aggiustare personalmente la macchina rotta dal
meccanico, rotta come lo è il suo rapporto con Tad,
e Donna non si salverà e non salverà il figlio,
l'unica vittima innocente (come sempre lo sono i figli in
un rapporto naufragato) fintantoché non riuscirà
ad uscire da quella macchina rotta. Dovrà combattere
contro la rabbia del cane-Tad ma riuscirà a superare
l'empasse per amore del bambino come spesso accade nei rapporti
umani fra i coniugi. Morto il cane potrà riabbracciare
Tad. Forse ho detto troppo, forse ho "spoilerato"
eccessivamente, ma credo che sia importante cogliere questo
aspetto metaforico del film, senza il quale non resterebbe
molto altro. Non credo di essermi spinto troppo lontano
nell'interpretazione, e sono certo che chiunque abbia osservato
il film con attenzione sia giunto alle stesse conclusioni.
Al di là di questo, il film di Teague non offre moltissimo
e si dilunga molto prima di mostrare il cane in azione.
Passano più di 40 minuti prima che la pellicola cambi
registro. Ma questa è un'ulteriore prova che il film
(o il romanzo?) non vuole puntare sul sangue ma sul rapporto
umano di Tad e Donna. La pellicola in sé non presenta
qualità particolari, ma va detto che il bambino è
stato molto convincente nelle sue espressioni di paura e
nei suoi pianti. Bravo il cane (che alcune volte scodinzola
prima di attaccare!) anche se bisognerebbe dire bravi i
cani, visto che per questo film ne sono stati usati ben
cinque.
FORSE TUTTI NON SANNO CHE...
Per fare in modo che il cane attaccasse
la macchina, gli addestratori nascondevano il suo gioco
preferito all'interno, così che il cane tentasse
di prenderlo. In uno di questi tentativi il cane riuscì
ad entrare in macchina e morse, per sbaglio, il naso dell'attrice
Jeannie Coulter. La donna fu portata in ospedale ma fu dimessa
subito.
Come detto poco sopra, furono usati 5 cani
(anche un rottweiller), una testa meccanica ed un ragazzo
in costume (da cane!).
"Cujo" è un'antica parola
indiana che significa "forza implacabile".
Stephen King contribuì allo script
ma non si fece mettere nei credits.
La bava del cane fu creata mescolando bianco
d'uovo e zucchero; il problema era che i cani se la slurpavano
tutta poiché ne erano golosi.
Un piccolo errore che ho notato: quando
il cane assale la macchina a testate riesce a crepare il
finestrino anteriore destro. Nell'immagine subito successiva
il finestrino è ancora intatto.
Il direttore della fotografia è
Jan De Bont, il futuro regista di Speed (1994).