TRAMA

Il boss della mala, Albert Spica (Michael Gambon), è un arricchito coatto che si trascinana sempre dietro la propria corte di malavitosi e la moglie Georgina (Helen Mirren) nel ristorante Le Hollandais di sua proprietà. Georgina intreccia una relazione amorosa con l'intellettuale Michael (Alan Howard) che frequenta il locale e i due vengono aiutati a tenere nascosta la loro relazione dal cuoco francese Richard (Richard Bohringer). Spica scoprirà la tresca ed eliminerà il rivale ma la moglie Georgina gliela farà pagare in un modo assai particolare.


IL CUOCO, IL LADRO, SUA MOGLIE E L'AMANTE
titolo or.: The Cook the Thief His Wife & Her Lover - Francia/UK/Irlanda - 1989 - 124' - Colore

di Peter Greenaway

GENERE
DRAMA
IN BREVE
Greenaway al servizio di una grottesca metafora il cui senso non sembra esaurirsi in una sola interpretazione.
WEIRD
SESSO
VIOLENZA
SANGUE
PAURA

 

La Frase dal Film: "Non fumare, è sciatto in una donna. Poi quando si va a mangiare non si fuma! Non senti più i sapori, ti brucia la lingua e ti fa puzzare la pipì" "Stronzate!" "Non sono stronzate, per Dio, l'ho sentito nel cesso dopo che tu c'hai fatto la pipì dentro. Quand'è che imparerai, stronza!"

Basato sul dramma della vendetta "Tis Pity She's a Whore" scritto nel XVII sec. da John Ford, Il Cuoco il ladro sua moglie e l'amante* di Greenaway è uno di quei film che, a suo tempo, si prestò ad una serie variegata di reazioni: sdegno, ammirazione smodata, studi comparati e tesi di laurea. Si scatenò una vera e propria caccia all'interpretazione corretta, un po' come accadde per la Monnalisa di Da Vinci. Il risultato fu il medesimo: risposte certe e definitive non ce ne sono, anche se tutti, aiutati in parte dallo stesso regista che ammise di aver fatto un film decisamente politico, si è ormai concordi su un punto. La pellicola rappresenta una violenta e grottesca invettiva metaforica contro il governo inglese della Tatcher (1975-1990) e in modo specifico relativamente alla Community Charge, una forma di tassazione non proporzionale ma fissa (cioé, ad esempio, si paga tutti il 20% indifferentemente dall'imponibile). Alla luce di questo sistema fiscale e dell'impostazione conservatrice del governo inglese, Greenaway strutturò il film in modo che i personaggi del titolo, cioé i protagonisti, incarnassero determinate classi sociali, praticamente lo stesso concetto che stava dietro Salò (1975) di Pasolini. Il Cuoco rappresenterebbe il popolo, i lavoratori, che fanno ciò che gli si dice di fare al di là del fatto che siano d'accordo o meno. Il Ladro è l'arroganza e la volgarità dell'arricchito, con i suoi eccesssi Rabelaisian (leggi Gargantua) e anche l'avidità delle classi più abbienti che vivono sull'operato del popolo, quindi anche gli stessi conservatori tatcheriani. La Moglie è l'astrazione del Regno Unito, l'entità idealizzata, iconica e centrale attorno a cui tutti ruotano ma che tutti alla fine vilipendono. L'Amante rappresenta gli intellettuali di sinsitra (laburisti) che sanno solo teorizzare senza pervenire mai all'azione o a proproste concrete. Il film è quindi ben radicato in un tempo, in una storia e in una geografia specifica, ma è anche un'amara metafora che non ha perso il suo potere di attualità. Così come ne La Grande Abbuffata (1973) di Ferreri, il cibo è il medium attraverso il quale tutto il racconto si sviluppa; non solo il cibo ingurgitato, ma anche quello digerito ed eliminato: feci ed urine. Il Cuoco il Ladro Sua Moglie e l'Amante è un film in cui il bello e il brutale vengono rappresentati attraverso le modificazioni che subisce lo stesso tipo di prodotto fino al punto che le gli stessi protagonisti si trasformano in cibo, cosa palesata nel finale cannibalico. L'effetto del tutto è prevedibilmente decadente, cosa potenziata da scelte scenografiche e fotografiche visivamente opulente. Alquanto sofisticato anche nei momenti in cui la brutalità e la scrittura delle battute sembrano basilari e volgari, la pellicola di Greenaway è un ottimo momento di cinema che sa essere colto ma al contempo gradevole per i sensi, senza che il senso estetico si perda dietro massicce elucubrazioni. Rimane un film visivamente e concettualmente complesso e non del tutto decifrabile perché i simbolismi non si risolvono tutti sul piano socio-politico, ma questo è il bello. Per i meno scafati potrebbe invece risolversi in un inestricabile groviglio di sguaiataggini e manierismi visivi ma sarebbe davvero una lettura povera. Per gli amanti del weird un must, oltretutto uno dei migliori (se non il migliore) Greenaway.

* Nota per i puristi più estremi. A suo tempo il regista specificò che il titolo del film andava scritto tassativamente senza nessuna virgola; perché non so, lui è il capo. I distributori, un po' a modo loro, fecero prevalere le ragioni della prosodia su quelle dell'arte.

FORSE NON TUTTI SANNO CHE...

Il film, girato fra il 12 febbraio1989 e l'aprile dello stesso hanno, fu realizzato ai Goldcrest Elstree Studios (Borehamwood, Hertfordshire, UK).

Gli escrementi di cane spalmati sul corpo della vittima di Spica erano in realtà realizzati con mousse di cioccolato.

Greenaway usò colori specifici per rappresentare ogni set del film. Gli esterni del ristorante mostrano una predominanza del blu. La cucina ha toni verdi. La sala del ristorante ha toni rossi e il bagno toni spiccatamente bianchi. I colori dei vestiti di Georgina, di Albert e dei suoi scagnozzi cambiano coordinandosi con le stanze in cui sono presenti. Anche il colore delle sigarette di Georgina cambia per abbinarsi cromaticamente con le stanze.

Nei credits finali si specifica che la macchina di Albert Spica è una Valentine Lindsay AT V12. Si trattava in realtà di una versione modificata della Dodge Dart Swinger. "Valentine Lindsay" era il nome di un pilota e collezionista iglese di macchine che corse per il Team V12 della Harrier Racing e che prestò la macchina alla produzione.

Nella biblioteca di Michael un segnalibro reca la scritta "Death in the Seine". Questo era il nome di un corto realizzato l'anno precedente dal regista Greenaway.

I quattro personaggi principali del titolo hanno il nome proprio che avrebbe dovuto corrispondere, per come l'aveva pensata Greenaway, al vero nome degli attori che gli avrebbero interpretati. Alla fine la cosa valse solo per Richard Bohringer (nel film il cuoco Richard). La parte di Albert era stata pensata per Albert Finney, quella di Georgina per Georgina Hale e quella di Michael per Michael Gambon che poi ha finito per vestire i panni di Albert.

Il murale nel retro della sala del ristorante è una riproduzione de "Il banchetto degli Ufficiali della Milizia di San Giorgio di Haarlem" (1616) di Frans Hals. L'opera è stata presa come ispirazione basilare per il set della sala stessa e per i costumi usati dai protagonisti.

Il lungo pianosequenza in cui la mdp segue i personaggi dalle cucine al bagno è una metafora del passaggio del cibo nel tratto intestinale.

Il film a cui si riferisce Michael parlando a Georgina di una pellicola in cui nessuno dei protagonisti parla e quando questo succede lui perde interesse per il film stesso, sarebbe Paris, Texas (1984) di Wim Wenders.

Questo film è la prima fra quattro pellicole in cui appaiono insieme Michael Gambon e Ciaràn Hinds. L'ultima è Harry Potter e i Doni della Morte: Parte II (2011) in cui i due attori sono i fratelli Albus e Aberforth Silente.

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