La Frase dal Film:
"You oughta get laid more often, Keith, you'd be less of a fuckhead" "Shit, I fuck like a bunny" "Yeah, quick"
Girato in 16mm e recitato da attori non professionisti, Deadbeat at Dawn è un low-budget con diversi spunti interessanti, legato a doppio filo a pellicole quali Combat Shock (1984) e Horror in Bowery Street (1986) che si sono distinte per la loro forza immaginativa e per la violenza delle immagini. Memore de I guerrieri della notte (1979) ma palesemente più sanguinoso e violento, con uno stile visivo a metà fra il kitch e l'atmosfera soft da pellicola porno, il film di Van Bebber rappresenta uno sguardo nichilista alla realtà urbana degli anni '80. La violenza di tipo quasi tribale permea tutto il mondo decritto dal regista e la rissa, lo spaccio di droga ed il sesso sembrano gli unici canali di comunicazione per i protagonisti del film. L'amore fra Goose, interpretato dallo stesso regista, e Christy è la luce nell'oscurità ma non ha nessuna reale possibilità di concretizzarsi, invaso com'è dal degradatissimo mondo esterno. Dal momento che Deadbeat at Down è una pellicola indipendente e a bassissimo budget oltre che recitata da "genete comune", va da sé che al film mancano diverse qualità tecniche date per scontate se si prendono a paragone le pellicole mainstream. Il regista però supplisce; oltre a girare in un'impietosa Dayton (Ohio) dalle architetture deprimenti che aiutano ad entrare in contatto empatico col racconto, Van Bebber riesce a non far cadere l'interesse inserendo diversi momenti d'azione e mostrandoci le sue capacità nelle arti marziali (ricordo che Van Bebber ha avuto un passato anche come guardia del corpo). Non tutti gli scontri e non tutte le scene di lotta sono coreograficamente eccezionali o ben dirette: nonostante l'energia non manchi mai all'azione, molte scazzottate mostrano tutta la loro finzione con pugni o calci a vuoto che però atterrano l'avversario, un po' come accadeva nei film di Bruce Lee. La ricerca di assoluta verosimiglianza comunque sarebbe una perdita di tempo, e inoltre una certa imperizia aiuta a gestire meglio le molte scene di violenza proposte, ricordandoci che comunque si tratta di un film. Il film ha diversi spunti horror alcune volte decisamente splatter, cosa che lo spettatore più impressionabile dovrebbe teneri in conto. Interessante combinazione di varie tematiche exploitation, Deadbeat at Down è un piccolo film cult un tempo underground ora già più noto che dimostra come sia possibile realizzare un prodotto decente con pochi soldi, un gruppo di "attori" ben motivati e molta volontà. Per chi fosse interessato al cinema di Jim Van Bebber, regista in vero assai poco prolifico, consiglio la visione di The Manson Family (2003) altro lungometraggio violento e a tratti surreale al quale Van Bebber lavorò a lungo.
* Trad: "Dovresti fare sesso più spesso, Keith, saresti meno coglione" "Merda, io scopo come un coniglio!" "Sì, veloce"