La Frase dal Film:
"A me piace l'odore della colla. La colla sa di
pesce, risveglia dei bei ricordi"
Anni prima del successo mondiale del romantico
e stralunato Il Favoloso mondo di Amélie
(2001), Jean-Pierre Jeunet in collaborazione con il fumettista
Marc Caro, ci proponevano Delicatessen, un'altra
favola surreale, un po' oscura immersa com'è in un'atmosfera
post-apocalittica, ma tenera e romantica come lo può
essere un appello ai buoni sentimenti. L'opera prima dei
due registi è anche emblematica della loro poetica
e del loro stile così riconoscibile anche in altre
loro opere: oltre al sopra citato film del 2001, si può
pensare a La città perduta
(1995), ad esempio. I due registi non rinunciano allo humor,
alla tipizzazione eccessiva dei personaggi, ad un gusto
per la fiaba di stile surrealista. Il loro umorismo, mai
grossolano, sta a metà strada tra lo slapstick dei
tempi che furono e le sottigliezze non sempre immediate
(eccezionale in Delicatessen "l'uso"
del campanello come un capezzolo). Il loro BLACK-humor è
dato da una vena horror non disturbante e da ambientazioni
oscure e straripanti di oggetti, quasi si fosse in un lunapark,
quasi si fosse rimasti intrappolati nella casa di marzapane
della strega. Non state sbagliando se avrete l'impressione
di ritrovare qualcosa che "appartiene" allo stile
dei fratelli Coen, o se vi sembrerà di essere rientrati
nello stesso condominio de L'inquilino
del 3° piano (1976) di Polanski, o ancora se cogliete
delle similitudini fra Louison e l'impiegato Sam Lowry di
Brazil (Terry Gilliam, 1985). Il
protagonista di Delicatessen, è, in fondo,
l'elemento di disturbo di una realtà bestiale che
porta, con le sue bolle di sapone, con il suo viso clownesco
e con il suo coltello-boomerang più rivoluzione di
quanto possano i Trogloditi con i loro raids per accaparrarsi
cereali, riducendosi, in pratica, a topi di fogna. Non sorprende
che l'unica persona del film che riesca a vedere abbastanza
lontano sia la miope Julie, tenera, stralunata e risoluta
come il piccolo Louison. Eccellenti atmosfere, ottimo uso
delle luci (a tono giallo) che "modellano" un
condominio vivo più che per le persone, per il suo
intrico di tubi, scale, porte tutte rumorose, scricchiolanti
e sbuffanti. Momenti comici pregevoli, dalla nota copula
sul letto cigolante che crea un vero e proprio concerto,
alla donna depressa che cerca di togliersi la vita nei modi
più complessi e mai ci riesce. Per alcuni un film
che manda un messaggio di vero e proprio vegetarianismo,
per me, in senso lato, un film di solidarietà e di
"favola e arte", cioé di come queste ultime
possano superare di gran lunga la crudeltà della
vita e proporre un'altrenativa positiva. Insomma, un passo
successivo alla poetica di Woody Allen che vuole la vita
e l'arte come elementi inconciliabili essendo poi, cosa
drammatica, l'arte migliore della vita. Davvero un bel film
Delicatessen, che non sfigurerebbe certo nella
più curata videoteca, ma non a tutti potrebbe piacere
lo stile decisamente weird del film; "quelli"
non sono comunque le persone che fanno visita al mio sito.
FORSE TUTTI NON SANNO CHE...
Jeunet prese l'idea per il film nel 1988
mentre era in USA in vacanza. Disse che l'albergo in cui
stava, serviva del cibo così cattivo che "sapeva
di carne umana". Il che porta a chiedersi come Jeunet
conosca il sapore di quella carne...
Non solo dalla sua esperienza americana
Jeunet prese l'idea del film. Un tempo il regista viveva
sopra una macelleria ed ogni giorno alle 7 di mattina poteva
sentire il rumore dei coltelli ed una voce che urlava "Taglia,
taglia!" La fidanzata di Jeunet per scherzare gli diceva
che stavano macellando i vicini e che la settimana seguente
sarebbe toccato a loro.
Si dice che Delicatessen sia una
reinterpretazione surrealista del film Il delinquente
(1957) con Jerry Lewis.
Marc Caro compare nel film è ha
la parte del Troglodita Fox.