TRAMA

Alla RAI di via Teulda, dopo la diretta del varietà Variety (ops) viene uccisa una soubrette. Un gruppo di colleghi si mette ad indagare, mentre il killer colpisce ancora e prende di mira una cieca (Auretta Gai).

 


DELITTO IN VIA TEULADA
Italia - 1979 - 64' - Colore

di Aldo Lado

GENERE
ITALIAN GIALLO
IN BREVE
Lo spaghetti giallo fatto a pezzi in strisce e ricomposto da Lado che fa il verso ad Argento. La tv ha vinto.
WEIRD
SESSO
VIOLENZA
SANGUE
PAURA

 

La Frase dal Film: “Ma voi siete pazzi! Ferma, ferma... Ma questa è roba da tv privata, voi mi volete far giubilare!

Gioco metatelevisivo del bravo Lado (L’ultimo treno della notte, 1975; La corta notte delle bambole di vetro, 1971; Chi l'ha vista morire? 1972) che riunisce in un blocco solo, che supera di poco un'ora, le strisce trasmesse durante lo show tv Variety. La sceneggiatura deboluccia è la scusa per imbastardire il nuovo mondo televisivo alle porte del boom anni '80 che avrebbe decretato il colasso della produzione del cinema di genere italiano, mescolandolo con uno dei linguaggi di maggior successo cinematografico nel decennio '70, cioé quello dello spaghetti giallo, nello specifico il giallo argentiano. L'incontro di vecchio e nuovo, insomma. Ne esce fuori qualcosa di più bizzarro che bello. Un killer vestito di nero e di nero guantato si muove negli studi RAI come a voler uccidere il vero e unico nemico del cinema di genere, la tv, anche se il vero paradosso gustoso è che ormai il giallo è ospitato a pezzi in un programma tv. La televisione ha già vinto. A ricordarci la disfatta una sfilata di volti che negli anni gli spettatori avranno modo di imparare a memoria: Pippo Baudo, Emilio Fede, i Gatti di Vicolo Miracoli, Bracardi. Anche qualche vecchia gloria: le Kessler, Renato Rascel, Modugno, il mago Binarelli. C'è anche Barbara d'Urso. Sì, una giovane Barbara d'Urso che non ha ancora acquisito l'abitudine di utilizzare corpetti per strizzarsi all'inversosimile le tette verso il mento. Al centro di tutto una storia volontariamente ispirata al Dario Argento più classico, con stilemi tipici del genere (primissimopiano dell'occhio, un volto ustionato) e conclusione sul tetto come ne Il Gatto a Nove Code (1971) ma che alla fine si rifà a L'Uccello dalle piume di cristallo (1970), il tutto accompagnato dalle goblinsiana musica di Frizzi (presa da Paura nella città dei morti viventi, 1980). Protagonisti Auretta Gai di Zombi 2 (1972) e Pietro Brambilla che tenta una violenza come fece in La Casa dalle Finestre che Ridono (1976), entrambi sostituibili. La soluzione trova come ovvio motivazione in un trauma passato anche se, rispetto al giallo argentiano, manca il sangue vero; scappano però al controllo due tette, che è poca roba per il cinema bis ma roba da outsider per la bacchettona Mamma RAI. Il discorso centrale tuttavia non sta nel plot giallo che è un pretesto per costruire un gioco di missaggio fra tv e cinema, di cui Lado si fa arbitro comparendo qua e là nel film, un gioco da sorriso amaro che marcherà l'inizio della fine per il cinema di genere. Strano più che bello, come dicevo, e comunque intrigante; un tempo era un pezzo di cinema praticamente perduto, ora, grazie al passaparola in rete, recuperato.

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