La Frase dal Film:
"Jason once said he thought he could help, maybe even save some lives. This is the last thing he downloaded before he died: a couple of hometown Joes who went out to shoot at targets. But that day, they used people. Dead people. You know, just for fun? There was one target that was different from the rest. A woman... tied by her hair to the branch of a tree. The boys had this one set up just for kicks. They got out their favorite 12 gauge and... Are we worth saving? You tell me"*
Alcuni hanno parlato di Diary of the Dead come "La notte dei Morti Viventi incontra The Blair Witch Project", o anche come di un Cloverfield (2007) con zombies. Queste definizioni sottilmente svalutative nascono dal fatto che per il suo quinto film sui morti viventi, Romero sceglie la soluzione "ripresa a mano", cioé una storia che prevede che dei ragazzi compiano delle riprese a mano documentando ciò che accade mentre i morti tornano alla vita. Il perché è presto detto. Romero è una vera e propria leggenda all'interno del genere zombi-horror che in pratica ha creato lui stesso e al quale ha offerto le migliori pellicole in tema. Tutti i film sugli zombie di Romero sono nati da una profonda osservazione della società, delle sue logiche e dei suoi costumi, nel momento in cui venivano realizzate le pellicole. Tramite La notte dei morti viventi (1968) il regista ha cambiato il volto dell'horror mondiale giocando e stravolgendo le precendenti convenzioni, oltre a questo il film è stato letto come una satira della guerra in Vietnam. Alla fine degli anni '70 il commento critico di Romero si spostò sulla società dei consumi: Zombi (1979), divenuto film cult come il predecessore, presenta dei morti viventi metafora delle abitudini quasi comiche del popolo dei consumatori di massa. Nel sottovalutato Il Giorno degli Zombi (1985) il regista recupera degli archetipi sfruttati parecchio tempo prima dal cinema (militari e dottori - uomini d'azione ed intellettuali) e li fa interagire in dinamiche tali per cui nessuno dei due gruppi può garantire la soluzione al problema zombies. Gli anni successivi all'Ottanta non rappresentarono un buon periodo né per Romero né per i suoi morti viventi. Solo dopo il 2000, grazie ad un rinnovato interesse per il genere, il regista newyorkese potrà rimettersi in gioco con La Terra dei Morti Viventi (2005) che non realizzò un incasso record ma che seppe comunque piazzare le sue sanguinose critiche alla politica estera di George W. Bush. Due anni dopo gli strali di Romero si spostano dalla politica in senso stretto alla società e alla massificazione dell'informazione derivata dall'ab-uso di internet: "Ogni pazzo la fuori può tirare su un blog ed ottenere milioni di seguaci. se Hitler fosse ancora in giro non avrebbe la necessità di andare in una piazza; tirerebbe su un blog"**. Parola di Romero, per il quale al giorno d'oggi tutti sono giornalisti, tutti sono una telecamera. Come dargli torto?! Questa l'osservazione del regista che dà vita a Diary of the Dead ed il motivo per cui nel film si fa largo uso di riprese a mano; quindi non un film che cavalca l'onda dell'horror che ultimamente fa uso ed abuso della handycam e della shakycam, bensì una sorta di critica a tale modello partendo dal falso documetario intitolato The Death of the death. Il problema è che in USA il film è uscito quasi in contemporanea con Cloverfield (2007), film che appartiene ad un diverso sottogenere (il monster-movie), ma che gioca con le stesse tecniche di ripresa; non migliore in essenza ma sicuramente di maggior intrattenimento, Cloverfield è stato equiparato al lavoro di Romero e lo ha eclissato. Peccato perché Diary of the Dead, è un prodotto di qualità il cui approccio diluisce la tensione ma tenta una strada differente dal solito, senza che Romero rinunci al suo stile intelligente di fare cinema. In maniera lucidamente sarcastica il regista utilizza lo splatter per metter in scacco la YouTube generation, e senza cadere nella facile trappola di proporre uno zombie-horror troppo simile a La Notte dei Morti Viventi, mantiene gli zombi al loro stato originario: sconosciuta l'origine, lenti, si abbattono con la distruzione del cervello. Alla faccia dei mortacci inglesi che corrono e sbraitano. Lo stile di Romero che combina zombies old style con uno splatter mai troppo compiaciuto (in opposizione al torture porn imperversante a partire da Hostel, 2005) e critica sociale ben stesa fra media e inefficienze governative (uragano Katrina docet) forse non esalterà coloro che cercano nel genere zombi un profluvio di sangue, budella e poche chiacchiere ma sta di fatto che si tratta di un modo decoroso di gestire e diffondere l'horror. Decoro che non tutti gli altri zombi-movie possono vantare. La sequenza finale con la donna appesa per i capelli alla quale viene staccata la testa con un colpo di fucile mentre la parte che rimane appesa muove ancora gli occhi è un'immagine potente tanto quanto lo zombie al centro commerciale con il machete ficcato in testa visto nel 1978. Forse i tempi sono cambiati e la gente, disincantata, non reagisce allo stesso modo ai medesimi stimoli ma Romero non ha perso colpi in 40 anni di carriera. Vorrei tanto poter dire lo stesso di Argento. Il succo è che Diary of the Dead non diverrà un cult come i precedenti film dello stesso regista ma non importa, i patiti dell'horror hanno un nuovo appuntamento a cui non possono mancare, un appuntamento di quelli per cui val la pena tirare fuori il vestito buono.
Questo film è preceduto da: La notte dei morti viventi (1968), Zombi (1978), Il Giorno degli Zombi (1985), La Terra dei Morti Viventi (2005) e sarà seguito da Diary of the Dead Sequel (2009) che è il titolo provvisorio del film in lavorazione.
* Trad: "Jason una volta disse che pensava di poter essere d'aiuto, forse salvare pure qualche vita. Questa è l'ultima cosa che ha scaricato prima di morire: una coppia di cittadini di Joes che escono per sparare a dei bersagli. Ma quel giorno usarono delle persone. Persone morte. Sapete cosa vuol dire "solo per divertirsi"? C'era un bersaglio che era differente dagli altri. Una donna... legata per i capelli ad un ramo di un albero. I ragazzi l'avevano messa così solo per colpirla. Tirarono fuori la loro doppietta preferita e... Ci meritiamo di essere salvati? Ditemelo."
FORSE NON TUTTI SANNO CHE...
Il film, girato fra il 16 ottobre 2006 e il 17 novembre dello stesso anno a Toronto (Canada), è costato circa 2 milioni di dollari.
Romero compare nel film nei panni di un officiale di polizia che svela, ad una conferenza stampa, l'insabbiamento della notizia della diffucione dei morti viventi.
Il documentario che si vede nel film si intitola "The Death of Death" che è anche il nome della miniserie a fumetti curata da Romero per la DC Comics.