La Frase dal Film:
"Perdonatemi padre perché ho peccato" "Ma tu sei venuta qui anche ieri!" "Sì padre ma da allora io ho commesso un peccato di... un peccato di... mmm... oh, ma che peccato era?" "Se lo hai dimenticato tu probabilmente lo ha dimenticato anche Dio"
Il successo di film quali Il Grande Inquisitore (1968) portarono al fiorire di diverse pellicole che trattavano il tema dell'inquisizione e della caccia alle streghe; a parte rari casi si trattava di pellicole esploitative che puntavano tutto sullo spettacolo brutale della tortura. I Diavoli di Ken Russell, nato da quel filone, non solo è un'eccezione al trend exploitation tipico di tali pellicole ma è probabilmente il migliore e più colto di tutti i film di quel tipo. Basato sul pezzo teatrale "The Devils" scritto da John Whiting nel 1961 che a sua volta si basava sul libro "The Devils of Ludun" scritto da Aldous Huxley, a propria volta rifacentesi ad un fattaccio del XVII secolo, I Demoni viene rappresentato con sufficiente verosimiglianza da Russell ma nel 1961 la storia era già stata portata sullo schermo da Jerzy Kawalerowicz che però poneva diverse variazioni (Madre Giovanna degli angeli). L'importanza de I Diavoli travalicherà i suoi meriti come film in senso stretto, ovvero questa pellicola pone involontariamente le basi per il nunsploitation che germoglierà nei successivi anni, cioé l'exploitation da convento ben poco incline a spessori concettuali e a sottigliezze realizzative e ben più legato all'obliquo erotismo della suora e alla sua potenziale peccaminosità. L'orrore e l'erotismo espresso da Russell è di ben altra pasta, così come l'eleganza realizzativa e gli attori che adopera per disegnare il ritratto delirante delle distorsioni della politica, della religione e dell'amore. Nome emergente dopo una lunga serie di produzioni prettamente televisive, Russell riesce qui meglio che altrove ad "accatastare" elementi scioccanti ed iconosclasti, che riflettono a pieno lo spirito libero russelliano, senza però perdere di vista il racconto e soprattutto i dialoghi, per la maggior parte riscritti dallo stesso regista. A differenza del quasi coevo L'Esorcista (1973) che mantiene intatto il concetto di vera possessione e vera Chiesa redentrice, Russell parla della possessione come del risultato della repressione della sessualità e della Chiesa come di un'istituzione corrotta consapevole della natura psicopatologica della possessione ma indomita ad utilizzarla per i propri scopi secolari. L'orrore proposto dal regista non è dunque fatto principalmente da torture e sangue ma soprattutto dalla descrizione, a tratti magistralmente esasperata, di un evento storico che ben illustra la locuzione "eclisse della ragione". Surreale, iconoclasta e drammatico fino all'orrorifico, I Demoni è nondimeno esteticamente ricco, sia per alcune scene d'isteria di massa orchestrate in maniera matematicamente confusionaria, sia per la scengorafia astorica che dà l'idea di una Loudon persa in qualche crepa temporale imprecisata; mirabile l'aspetto quasi antisettico reso tramite le piastrelle bianche che trasformano alcune stanze della fortezza in qualcosa di simile ad un grosso bagno pubblico. Oliver Reed, che del film è il protagonista, reputava la sua performance nel ruolo di Grandier come quella migliore della sua carriera, e a buona ragione: oltretutto grazie a questo film l'attore uscirà da una catena di film di moderato successo (fece gavetta anche alla Hammer: L'implacabile condanna, 1961) e lo lancerà nello stardom. Non da meno Vanessa Redgrave che, peraltro, da quando è riuscita a commuovermi in soli 10 minuti d'interpretazione in Espiazione (2007), è diventata una mia "protetta". Il film ebbe un successo di pubblico notevole, dovuto principalmente al gran clamore suscitato da certe scene, mentre è probabile che il valore artistico della pellicola non sia stato colto da tutti, soprattutto da coloro che si sono fermati agli elementi pruriginosi. I Diavoli invece è uno dei migliori film che possiate trovare in giro relativamente alla caccia al Maligno, ai superstiziosi che credono possa esistere e a quelli che capitalizzano sull'uno e sugli altri. Consigliatissimo.
FORSE NON TUTTI SANNO CHE...
Girato principalmente al Bamburgh Castle (Bamburgh, Northumberland, UK).
Il 23 novembre 2004 fu proiettato al National Film Theatre di Londra l'unica versione esistente integrale del film nel quale sono state reintegrate due scene da sempre censurate e oltretutto credute perse da tempo. La prima scena vede un gruppo di suore "possedute" che violenta un Cristo in croce fino ad un orgasmo collettivo. La seconda scena vede Giovanna masturbarsi con l'osso semicarbonizzato di Grandier tiratole da Laubardemont.
Il film I Diavoli 2 (Blue Blood, 1973) non ha nulla a che fare con questo film ed è solo una furbata della distribuzione italiana per pubblicizzare un film in cui recita Oliver Reed.
Il film fu bandito dall'Italia per diverso tempo e sia Vanessa Redgrave che Oliver Reed furono minacciati di beccarsi tre anni di carcere se avessero messo piede nel nostro paese (che è anche un po' quello del Papa, no?!).
Il ruolo di Giovanna fu inizialmente offerto a Glenda Jackson che però rifiutò la parte perché era stanca di recitare in film di Russell nei panni di donne sessualmente nevrotiche.
Mentre ci si preparava a girare la scena finale di demolizione delle mura, un tecnico fraintese un gesto del regista ed innescò gli esplosivi prima che le mdp fossero pronte a girare. Si dovette ricostruire il blocco distrutto.
Le scenografie di Derek Jarman sono ispirate a quelle visibili in Metropolis (1927) di Lang. Il regista Russel infatti voleva evitare le solite scenografie dei film in costume e insistette perché fossero più futuristiche o quasi anacronistiche.
Attualmente [dato aprile 2009] la Waner Bross non si è ancora decisa a rilasciare il film in DVD, si pensa per il tema controverso. Esiste una petizione online per cercare di convincere la Warner.
Le cicatrici che si vedono sul volto di Oliver Reed non erano un effetto speciale ma l'effetto di una somma di 36 punti di sutura che l'attore si era guadagnato in una delle sue leggendarie scazzottate al pub.