Dopo il successone dello mondo-quasi-shockumentary
Mondo Cane (1962), il team Jacopetti
& Prosperi ci riprova con questo documentario sulla
condizione della donna "moderna" nel mondo. Una
carrellata di umanità tutta al femminile. Quello
che vediamo sono: donne dell'esercito israeliano, donne
che servono la messa, uomini delle isole di Papua che si
truccano da donne, le piangitrici a pagamento del sud di
casa nostra, le starlettes a Cannes, l'educazione sessuale
nelle scuole giapponesi, quartieri a luci rosse con battone
indecenti, missionarie in Africa, una tecnica fintissima
di lifting-peeling per rifarsi giovani, e tanto altro ancora,
per poi finire con una carrellata delle mamme che hanno
portato i figli malati alla Madonna di Lourdes per chiederle
la grazia. "
Queste donne che danno danno danno e non
chiedono mai!" e via così... Molto più
innocuo a livello di violenza rispetto alla media dei mondo-movies
(al successivo
Africa Addio (1966) dello stesso
team),
La donna nel mondo è essenzialmente
una fiera di banalità, di scoop costruiti a tavolino
e di immagini voyeuristicamente rubate per sollazzare la
morbosità dello spettatore, così, se
la supposta finalità è quella di intonare
un peana al genere femminile, il vero fine si dimostra quello
di ridurre il sesso debole al solito ruolo di oggetto da
spiare mentre si toglie gli slip; ma dopo tutto il genere
mondo ci piace così! La pellicola è comunque
godibile sia per il pubblico maschile che per quello femminile
e, data anche l'età che ha sulle spalle, il tutto
diviene un documento (più che un documentario) di
un tempo ormai passato. Le immagini sono condite dalle musiche
di Riz Ortolani che sovente sottolineano beffarde le sequenze
e la voce fuori campo è quella di Sibaldi. Nella
versione che possiedo, la versione inglese, la voce è
quella del noto Peter Ustinov.