TRAMA

La Janice Starling Enterprises, casa produttrice di cosmetici non funziona più bene sul mercato e questo perché Janice (Susan Cabot) sta diventando vecchia e il suo volto non è più il miglior testimonial. Il Dott. Eric Zinthrop ha pero estratto un siero dalla pappa reale che, se iniettato, ringiovanisce gli esseri viventi. Janice se lo inietta senza senguire i con sigli del medico ed il risultato iniziale è una nuova e splendente giovinezza; l'effetto secondario è però quello di trasformarsi in una vespa assetata di sangue umano.


LA DONNA VESPA
titolo or.: The Wasp Woman - USA - 1959 - 73min - b/n

di Roger Corman e Jack Hill (non accreditato)

GENERE
HORROR - SCI-FI
IN BREVE
Grande simpatia per lo stile cormiano di fare cinema ma i risultati non sempre (anzi quasi mai) sono esaltanti.
WEIRD
SESSO
VIOLENZA
SANGUE
PAURA

 

La Frase dal Film: "Men! Every time you search for an answer, you always come up with women"*

Altro super B-movie cormiano, girato in gran velocità e grande economia (50.000 dollari); a distanza di anni assurto a piccolo culto, forse più per l'immagine della vespa con volto di donna nella locandina o per la donna con volto di vespa (e con collana!) del film che altro; uno dei tanti film di cui si parla più di quanto sia stato visto. The Wasp Woman nasce per capitalizzare il successo del più "ricco" L'esperimento del dottor. K (1958) ma le qualità di quest'ultimo non si possono rintracciare nel canonico horror fantascientifico di Corman che per quanto muova lo spettatore alla simpatia, non ha in effetti nessuna qualità specifica. Nonostante la brevità della pellicola, il film risulta lento e verboso ed il fatto che la stragrande maggioranza delle scene si svolgano in un ufficio aiuta non poco a dare vita a larghe sacche di noia. Il soggetto del film non rappresenta certo un lavoro di fino: il film s'intitola La Donna Vespa ma il siero che dà vita alla mutazione è sintetizzato dalla pappa reale delle api, oltre a questo la mostruosa donna-vespa ha la tendenza a succhiare il sangue umano, cosa che le vespe ovviamente non fanno; probabilmente un richiamo al vampiro come mostrum più popolare per gli spettatori del tempo. Da segnalare assolutamente l'aspetto trash del trucco al quale si è sottoposta la brava attrice Cabot: si tratta di una semplicissima maschera con cornini ed occhioni, una collana (!) e dei guantoni neri; quando si dice "andare al risparmio". Film assolutamente rutinario, non presenta guizzi neppure nei momenti finali nei quali la donna-vespa porta scompiglio nel solito laboratorio (da notare l'assurda musica del finale). Insomma, è più il titolo ad essere riuscito che il film stesso; molta simpatia per Corman ma a volte è davvero difficile difenderlo. Non sconsigliato, ma solo per appassionati di B anni '50.

Nel 1995 Corman produsse un remake di questo film, si tratta di The Wasp Woman diretto da Jim Wynorski, prodotto per la televisione via cavo.

* Trad: "Uomini! Ogni volta che cercate una risposta, la trovate sempre grazie ad una donna"

FORSE NON TUTTI SANNO CHE...

Nonostante il titolo, i credits iniziali sono sovrapposti ad un nido d'api.

I detectives cercano Mr. Zinthorp a Manhattan ma la loro macchina ha una targa californiana, come d'altronde è californiano il panorama visibile, le palme e la mancanza di grattacieli.

In una scena finale viene tirata una bottiglia di acido addosso alla donna-vespa: la reazione dell'attrice, che si portò le mani al volto, non fu simulata. Infatti il boccione, fatto in materiale facilmente frantumabile, era però pieno di acqua ed era quindi così pesante che ferì la Cabot. Oltre a questo, il fumo finto usato per simulare l'azione dell'acido quasi soffocò l'attrice; dopo essere caduta dalla finestra, impossibilitata a respirare, si strappò la maschera e con essa venne via anche un po' di pelle tanto da lasciarle una brutta macchia viola sul collo.

Questo fu l'ultimo filma della sfortuanata attrice Susan Cabbot. Nata nel 1927 la Cabot, orfana, fu affidata a ben otto famiglie differenti. La sua vita fu piagata da una fragilità emotiva e da una paranoia patologica. Fu nota la sua avventura sentimentale, nel 1959, con re Hussein di Giordania che però la scaricò quando venne a sapere delle sue origini ebraiche. Mise al mondo un figlio, Timothy Scott Roman, affetto da nanismo e al quale venne prescritto come cura l'ormone della crescita (GH); il problema è che a più riprese la donna assumeva lei stessa l'ormone, non facendo che peggiorare il suo stato psicologico. Il 10 dicembre 1986 il figlio Timothy (a 22 anni) la sorprese di notte a letto colpendola ripetutamente con un bilanciere per pesi, uccidendola; la difesa dell'uomo si basava sull'accusa verso la madre di anni di abusi fisici e psicologici. Timothy fu condannato a tre anni con la condizionale. La Cabot è seppellita all'Hillside Memorial Park (Culver City, Los Angeles).

L'attrice Barboura Morris, nel film nei panni di Mary Dannison, morì di cancro nel 1972, il giorno dopo il suo 43esimo compleanno.

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