TRAMA

Il ricco Rudolf Deutsch (Roland Culver) vuole sapere se c'è vita dopo la morte. Offre molti soldi ad un gruppo di scienziati e medium per investigare la cosa nella villa di Belasco, villa che si è guadagnata il gaio nome di Villa Inferno. Il team di studiosi è capeggiato da Mr. Barrett (Clive Revill), al seguito sua moglie Ann (Gayle Hunnicutt), la medium Florence (Pamela Franklin) e Benjamin Fischer (Roddy McDowall), l'unico sopravvissuto alla precedente spedizione. Entrati nella casa di Belasco, questa sembra iniziare a fare leva sulle debolezze dei membri del gruppo.


DOPO LA VITA
titolo or.: The Legend of Hell House - UK - 1973 - 95' - Colore

di John Hough

GENERE
HORROR - THRILLER
IN BREVE
Horror psicologico che gioca con la psicologia più che con il sangue e aggiunge modernismi (che furono).
WEIRD
SESSO
VIOLENZA
SANGUE
PAURA

 

La Frase dal Film: “Che faceva per rendere questa casa così tristemente famosa?” "Tossicomania, alcolismo, sadismo, brutalità, follia omicida, vampirismo, necrofilia, cannibalismo, per non parlare poi di tutta una serie di deviazioni sessuali... ma, devo continuare?!" "E com'è finita?" "Se fosse finita noi non ci troveremmo qui, signora"

Impossibile non notare le analogie tra Dopo la Vita e Gli Invasati (1963), così come è impossibile non notare la differenza fra il titolo originale del film e il titolo del libro di Shirley Jackson "The Haunting of Hill House" (1959) da cui fu tratto il film del 1963. Per entrambi i film, poi, non si può non dire che non abbiano come riferimento letterario, ancor prima che cinematografico, al bel libro di Henry James (The Turn of the Screw, 1989) da cui la pellicola Suspense (1961), magistrale pezzo di horror per sottrazione, senza catene e spiritacci, ma con tanto di fattore psicologico, della serie, "se insisti a guardare nel buio alla fine vedrai qualcosa". Anche per Dopo la Vita, come fu per Gli Invasati, i protagonisti sono parapsicologi e medium che cercano di dipanare il mistero che si cela all'interno di una casa che si dice stregata. Alla sceneggiatura il grande Richard Matheson il cui stesso libro, "Hell House" (1971), è all'origine del soggetto; lo scrittore, prono alle necessità cineproduttive, edulcora i toni del libro che, se trasposti direttamente nel film avrebbero fatto apparire Dopo la Vita come molto simile a L'Esorcista (1973) uscito fra l'altro sei mesi dopo nelle sale. Autocensure a parte, Dopo la Vita riescì ad avere un impatto più forte di quanto ebbe Gli Invasati; ciò è dovuto non solo all'intrinseca differenza fra film a colori e film in bianco e nero, ma anche alle moderne tecniche di investigazione paranormale. Dopo la Vita infatti, quasi a non voler sembrare troppo gotico (ma in fondo lo è!), gioca la carta di un modernismo scientifico che non si rileva solo nello svolgimento bensì dalla prima battuta, con l'incipit scritto dal medium britannico Tom Corbett il quale minaccia una frase tipo "Il film non è una storia vera ma ciò che descrive risiede nel confine del possibile". Aiuto. Il regista Hough che aveva girato il miglior film fra quelli del trittico Hammer sul dottor Karnstein (Le Figlie di Dracula, 1972), è qui particolarmente ispirato e, con Dopo la Vita, realizza la sua pellicola più riuscita: molte le scene sinistre e i momenti di tensione con l'aggiunta di qualche cessione in ambito shock a buon mercato ma mai troppo grossolano. Memorabile la sequenza dell'ectoplasma che esce dalle dita della medium e la lasciva possessione della moglie dello scienziato che legge i bollori della consorte col cuore e non con la testa e s'incazza non poco: bella dissonanza fra scienza e cuore. Molto bella anche la fotografia di Alan Hume e le scenografie gotiche che, sempre per dissonanza, cozzano con il macchinario parascientifico posto al centro della casa. In definitiva, elegante e suggestivo film di genere, che suggerisce al posto di asserire: personalmente ritengo Gli Invasati più inquietante ma qui si tratta di un film uscito 10 anni dopo diretto ad un altro pubblico e con un'altra sensibilità, tale per cui Dopo la Vita riesce ad essere più accattivante e moderno. Da recuperare.

FORSE NON TUTTI SANNO CHE...

Il film è stato girato a Blenheim Palace (Woodstock, Oxfordshire, nella scena iniziale dell'incontro fra Deutsch e Barrett). Gli interni sono stati ricostruiti agli Elstree Studios (Borehamwood, Hertfordshire). Gli esterni della villa Belasco sono quelli di Wykehurst Place (Bolney, West Sussex).

Nei credits iniziali si rileva un errore di battitura, la nota di copyright infatti riporta: 20th Century Fox Film Corpoation.

Il film era in sviluppo all'AIP (American International Pictures), quando fu ceduto a James H. Nicholson nel momento in cui se ne andò dalla AIP per dedicarsi alla produzione indipendente. Fu l'unico film prodotto da Nicholson poiché morì nel dicembre del 1972 per le conseguenze di un tumore al cervello. Il film originale (così come in effetti si legge nel romanzo) si sarebbe svolto in New England con un team di ricercatori americani.

I vecchi libri d'argomento sessuale che Ann Barrett trova in camera da letto sono, in ordine da sinistra a destra: Obsessive Acts And Religious Practices (Sigmund Freud), The Worship of Priapus (Richard Payne Knight), The Psychology of Sex (H. H. Elliot), Sin And Sex, Conation Volition, Sex And Celibacy (T. Long), The Anatomy of Abuses (Phillip Stubs), Phallic Worship and Auto Erotic Phenomena In Adolescence (K. Menzies).

Il personaggio di Belasco e la sua vita peccaminosa è vagamente ispirata al satanista Aleister Crowley.

Alla sua uscita, in UK, il film si prese inspiegabilmente l'X rating.

Matheson voleva che i personaggi principali fossero interpretati da Richard Burton ed Elizabeth Taylor.

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