
La frase dal film: "Dovete cercare di capire. Questa non è Lucy, la sorella che amavate. E' un involucro posseduto e corrotto dal contagio di Dracula. Per liberarne l'anima e darle eterno riposo dobbiamo distruggere per sempre l'involucro. Credetemi, non esiste altro mezzo"
Pietra angolare dell'horror e soprattutto del successo della casa di produzione inglese Hammer, che aveva già fatto il botto ai botteghini con La Maschera di Frankenstein (1957) ma che con Dracula il Vampiro cementa definitivamente il proprio nome nella storia del cinema, influenzando per decenni le successive produzioni filmiche e dominando per più di un decennio la scena horror mondiale. In tutto questo trionfo, Christopher Lee, Peter Cushing e Terence Fisher finiscono sul podio, ognuno nei propri ruoli. La Hammer, con una mossa evolutiva decisiva, abbandona i vecchi manierismi tecnici, la lentezza narrativa, la melodrammaticità. Si discosta nettamente dal modello vampiresco magnetico ma asettico del Lugosi della Universal che aveva imperversato negli anni '30 e '40. Dracula il Vampiro è, finalmente, un mostro legato al sangue, sangue visibile in technicolor; adesso pare poca cosa ma al tempo si trattò di un vero shock per il pubblico. Fisher abbandona l'impostazione teatrale statica che aveva contraddistito il Dracula della Universal, optando per una regia dinamica e per una narrazione senza momenti morti. Fisher non pare dare troppo peso alle sottigliezze romantiche del racconto, ma piuttosto crea delle situazioni adrenaliniche (si tenga conto dei tempi!) in cui Dracula salta sui tavoli, sibila con i denti aguzzi, gli occhi iniettati di sangue o si contra violentemente con Van Helsing. Dracula il vampiro, inoltre, abbandona l'adattamento teatrale per tornare all'origine, ovvero il romanzo scritto da Stoker; Jimmy Sangster adatta la novella sacrificando qua e là pesantemente (vedi il personaggio di Renfield, l'incipit al castello, il viaggio sul Demeter e l'inseguimento finale). Anche Dracula stesso viene un po' sacrificato in quanto, a differenza di ciò che scrisse Stoker, esso non può mutarsi in lupo o in pipistrello. Queste variazioni verranno poi abbandonate dagli altri film sullo stesso tema. Sangster però, nonostante i vari tagli e le varie modifiche, riesce a preservare l'essenza del racconto. Soprattutto, Dracula diventa (cioé torna ad essere secondo i dettami di Stoker) un predatore sessuale, irresistibile e mortifero. La sessualità entra a far parte in maniera manifesta nell'universo del vampiro cinematografico, con donne che prestano volontariamente il loro collo ai canini aguzzi del non-morto (sottile metafora) e con il sangue rossissimo che è essenza vitale e rimando alla carnalità. Dracula è l'incarnazione dell'istinto sessuale, di ciò che permane e permea la notte dell'incoscio, buttato fuori dalla porta ma invitato ad entrare attraverso la finestra. Non è un caso che il mito ebbe grande fortuna in UK, terra di reprimende vittoriane sul sesso e sui mali legati ad esso; non è un caso neppure che le vittime di Dracula siano soprattutto quelle di sesso femminile, individui che "dovrebbero" optare per una nevrotica censura delle pulsioni sessuali. Dracula, come tutti i peccati, del resto, non può nuocere se in qualche modo non viene invitato ad entrare, cioé se non s'instaura un concorso di colpa fra il Male e chi lo accetta/pratica. Il non-morto di Christopher Lee non è l'impomatato ipnotico ed asettico vampiro lugosiano, è piuttosto un vorace seduttore pronto a correre, saltare e scavare per le sue prede. Ad esso si oppone il bravissimo Peter Cushing nei panni del paradossale Van Helsing, l'uomo di scienza a metà fra tradizione religiosa ed illuminismo; Cushing gestisce la parte con la consueta autorità, edulcorata da un'accorata umanità nei confronti delle vittime del vampiro. Cushing sarà, anche nei successivi film, il migliore Van Helsing apparso sullo schermo. Non ci sono discussioni: questo Dracula il Vampiro rappresenta, insieme al Dracula del 1931 e al Dracula di Bram Stoker (1992) di Coppola, uno dei tre capisaldi del vampiro on-screen, mantenendo un'allure nettamente superiore a tante altre pellicole più moderne sullo stesso argomento. Da vedere e da acquistare.
Dracula il Vampiro diede vita ad una saga hammeriana sul non-morto della Transilvania: Le Spose di Dracula (1960), Dracula principe delle tenebre (1965), Le amanti di Dracula (1968), Una messa per Dracula (1969), Il Marchio di Dracula (1970), 1972: Dracula colpisce ancora (1972), I satanici riti di Dracula (1973), La leggenda dei 7 vampiri d'oro (1974).








