TRAMA

Christine (Alison Lohman), dipendente in una filiale bancaria in corsa per una posizione lavorativa più prestigiosa, pensa sia buona cosa farsi bella con il capo mostrandosi irremovibile circa la concessione di una proroga di sfratto alla zingara Sylvia Ganush (Lorna Raver). La Ganush, umiliata, scaglia una maledizione su Christine: entro tre giorni una lamia porterà la giovane all'inferno, non prima di averla tormentata un po'. Il fidanzato di Christine, Clay (Justin Long), non crede a tali superstizioni ma in effetti la vita della sua compagna si trasforma progressivamente in un incubo. Christine si affiderà all'aiuto del sensitivo Rham Jas (Dileep Rao) che conosce la medium esperta Shaun San Dena (Adriana Barraza) che ha già avuto a che fare con una lamia.

 

 


DRAG ME TO HELL
titolo or.: Drag Me to Hell - USA - 2009 - 99' - Colore

di Sam Raimi

GENERE
HORROR - THRILLER
IN BREVE
Raimi non ha perso il suo smalto e graffia con il suo solito pregevole horror-toon senza dimenticare spunti sociali.
WEIRD
SESSO
VIOLENZA
SANGUE
PAURA

 

La Frase dal Film: "Beh, a quanto pare le abbiamo già concesso due proroghe. Lei sa che in questo tipo di espropri ci riprendiamo l'immobile bloccato e la banca guadagna delle grosse cifre con le commissioni" "Ma dovremo buttarla fuori di casa!" "Sì, è una scelta difficile... decida lei"

Un Sam Raimi che piace a più livelli. In primis, ritorno all'horror dopo le aracnofilie della Spider Man saga che diverte e paga, ma che ha il gusto di un omogeneizzato predigerito rispetto alle ruvide crudezze de La Casa (1981) e seguiti; chi mi legge lo sa, non è la solita postilla snob di chi ama il cinema solo se è indipendente e scassato. Secondo: Drag Me to Hell, elegante fin dal titolo, sa, in maniera rara, dare un giusto equilibrio ad elementi orrorifici, paure semplici quanto funzionali e divertiti e divertenti spunti comico-fumettistici. Questa commistione fra generi, o meglio questa mescolanza fra orrore genuino e richiami al cartone animato è una cifra stilistica tipica di Raimi, palesata ne La Casa 2 (1987) e ne L'Armata delle Tenebre (1992); se sfugge questo concetto allora non si capirà il senso dell'incudine sulla testa e degli occhi che schizzano dalle orbite, il rischio di fraintendere radicalmente il film e inficiare il giudizio su di esso è dietro la porta. Drag Me to Hell sa quindi essere un film dal ritmo acceso e moderno, capace di intrattenere le nuove generazioni in platea, consentendo al contempo a Raimi di mantenere una coerenza con i suoi vecchi lavori horror; il film cioé gli consente di non svendere completamente la sua poetica per l'incasso, ciò che poteva essere detto per Spider Man. Terzo punto a favore. In tanto spasso e in tanto orrore, che evita la truculenza a favore di un disgusto grottesco, Raimi riesce ad inserire una lettura sociologica attuale legata al periodo di recessione economica che ha colpito duramente gli USA. Il film non è politically correct. La protagonista non è una borghese, è una campagnola "self made" che, con impegno e dedizione, è riuscita ad ottenere un dignitoso ruolo lavorativo; rimane tuttavia una campagnola malvista dalla famiglia borghese del suo fidanzato. Operosa e determinata, amorale quanto basta per far prevalere le ragioni del successo e del guadagno sulla sensibilità umana (figlia delle banche che hanno portato gli States alla recessione), Christine viene punita in maniera abnorme per i suoi peccati, punita per di più da una zingara che non si configura come un'anima bianca ma che è una grottesca incarnazione dell'intolleranza verso quell'etnia e al contempo specchio dei guasti dell'età. Non è facile schierarsi, non è facile identificarsi. Merita Christine ciò che le è accaduto? Merita la zingara Ganush di essere vendicata a quel modo? Meritano stima i medium del film che aiutano ma al prezzo di 20.000 a seduta? Noi che avremmo fatto? Avremmo aiutato la zingara che va inbanca cercando clemenza e intanto si fotte le caramelle dalla nostra scrivania? Quel che è certo è che Raimi evita sottigliezze e ambiguità lewtoniane (vedi Il Bacio della Pantera, 1942), che avrebbero fatto della lamia persecutrice una proiezione del senso di colpa di Christine, e mette nero su bianco lo scontro fra una vecchia strega e la verginale fanciulla, ex bambina cicciona di provincia che viene stritolata dai cinici meccanismi della city: il bello è che sta volta il drago non rimarrà a stomaco vuoto. Non esattamente originalissimo in ciò che propone (si vada a vedere L'occhio del male, 1996, e La notte del demonio, 1957), Drag Me to Hell sa, senza leziosi ricami in scenggiatura, dire qualcosa di sostanzioso inserendo le riflessioni in un circo di azione, spaventi e apparizioni spettrali; da un lato quasi "vintage" nel proporre le semplici alchimie dell'horror direct-to-video anni '80, ma al contempo moderno nel saper trattare con problemi attuali e tecnologie effettistiche digitali. Il Raimi-horror non ha perso il suo smalto e Drag Me to Hell è un film d'orrore che ha saputo farsi apprezzare da coloro ai quali l'horror piace... e si sa, quelli sono tutti dei puntigliosi rombiballe come l'uomo dei fumetti dei Simpson.

FORSE NON TUTTI SANNO CHE...

Il film è costato circa 30 milioni di $ e ne ha incassati 86.739.600.

La scena finale è stata filmata alla Union Station: 800 N. Alameda Street, Downtown, (Los Angeles, California).

Nella mitologia, Lamia era una regina libica che fu sedotta da Zeus e che lo rese padre di diversi figli. Era, la moglie di Zeus, come al solito gelosissima (questo lo dovete sapere perché l’avete studiato o perché non l’avete fatto per guardare Pollon!), uccise tutti i figli di Lamia. Quest’ultima, impazzita per la perdita della prole, iniziò a mangiare i figlie delle altre donne e a sedurre gli uomini per succhiarne il sangue. Lamia era rappresentata come una donna bellissima dalla vita in su, sotto invece aveva la struttura di un’aspide.

La parte della protagonista doveva andare ad Ellen Page, ma l’attrice aveva altri impegni.

Il soggetto del film e parte della sceneggiatura, scritti da Sam e Ivan Raimi, erano già pronti nel 1992, quando furono completate le riprese de L’Armata delle Tenebre. Sam Raimi si dedicò ad altri progetti prima di recuperare Drag me to hell.

La censura statunitense è stata clemente con il film (PG-13) ma Raimi ha confermato che ciò che si è visto al cinema è essenzialmente ciò che aveva in testa. Tuttavia nel Blu-Ray sono presenti due versioni, quella cinematografica e la Unrated Director’s Cut. Quest’ultima dura di meno della versione vista al cinema e presenta queste variazioni: 1) La scena in cui Christine perde sangue dal naso è allungata, la ragazza perde anche parecchio sangue dalla bocca. E’ per bloccare il flusso ematico che esce dalla bocca che segue la fontana di sangue dal naso. 2) La scena in cui Christine cerca il gattino per ucciderlo è più lunga e più cruda: si vede la ragazza che mena fendenti con conseguenti schizzi di sangue. Si vede anche meglio il cadavere del gattino prima che venga seppellito. 3) Quando l’incudine colpisce la testa della zingara, schizzano occhi e sangue: nella versione cinematografica il sangue è molto scuro mentre nel director’s cur è rosso vivido.

L’amicone di Raimi, Bruce Campbell, sempre presente nei film del regista, non ha potuto comparire nel film in questione perché impegnato con il suo show televisivo “Burn Notice”.

Il collega rivale di Christine, interpretato da Justin Long, usa diversi prodotti della Apple. Nella realtà Long è un volto noto che fa pubblicità per la Apple Inc.

Nei credits finali si sente in background la “Exorcist Symphony” di Lalo Schifrin. Questo pezzo musicale non fu mai usato per il film L’Esorcista (1973) a parte uno dei trailer della pellicola.

Il nome del medium Ram Jas, è simile a Ram Dass, il nome assunto dallo psicologo Richard Alpert quando scelse di diventare un guru spirituale della new-age.

Il film inizia con il logo della Universal usato negli anni ’80, cioè quando Raimi iniziò a lavorare come regista al genere horror. Alla fine dei credits compare anche un vecchio avviso che consiglia di visitare gli Univarsal Studios se si passa per Hollywood; l’avviso veniva usato in alcuni film anni ’70 della Universal.

Il regista appare nel film come fantasma durante la seduta spiritica.

Il nome del personaggio interpretato da David Paymer è stato scelto da Raimi pensando al produttore suo amico di lunga data James Jacks.

Nel film compare un’automobile alla quale Raimi è da sempre molto affezionato, si tratta della Oldsmobile Delta 88 del 1973, la stessa usata nei film della serie Evil dead (La Casa). E’ la macchina della zingara Ganush. La targa dell’auto è 99951, che al contrario diventa IS666 (è il diavolo).

Ted Raimi, il fratello di Sam, nel film fa il dottore, ma off-screen. Un altro fratello, Ivan, cosceneggiatore di questo e altri film di Sam, è davvero un medico osteopata.

La medium esperta Shaun Dan Dena (Adriana Barraza) menziona il suo defunto marito: Sander. E’ un riferimento a Sander Raimi, il fratello di Sam morto a 15 anni in un incidente: annegò in piscina durante un viaggio ad Israele. Sander fa anche riferimento al maggiore dei nipoti di Sam, ovvero Sander Rubin.
Nella casa di Christine c’è la foto di una nave che assomiglia a quella del logo della Anchor Bay; quest’ultima compagnia ha distribuito diverse edizioni speciali della trilogia de La Casa (1981).

Quando Clay Dalton parla del viaggio al cottage dei genitori, con ciò si fa un implicito riferimento a La Casa (1981) e La Casa 2 (1987).

Nello scontro fisico fra la protagonista e la zingara che avviene in auto, la seconda maledice Christine in ungherese dicendo: “Az ördög szálljon beléd!" ("Che il Diavolo voli dentro di te").

Scott Spiegel, sceneggiatore de La Casa 2 (1987) appare nei panni di uno zingaro alla veglia funebre.

Dopo che Christine si chiude in macchina, la zingara usa un mattone per spaccare il finestrino ed acchiapparla, esattamente come lo zombi del cimitero ne La Notte dei Morti Viventi (1968).

Nella scena dello scontro fisico in auto fra le due donne, per permettere le riprese, l’auto fu tagliata in sezioni.

Come in El dia de la bestia (1995) si vedono delle zampe di capro dietro la porta.

Nella scena in cui gli impiegati della banca stanno mangiando nell’area breakfast, si può sentire molto flebilmente che il pezzo musicale in filodiffusione è il tema de L’Uccello dalle piume di cristallo (1970).

Il Milos posseduto aleggia in aria come la posseduta Cheryl de La Casa (1981).

Verso la fine del film, Christine si trova intrappolata in una fossa di fango con un cadavere che pare volerla trattenere, esattamente come si vede in Poltergeist (1982).

Come nel film La Notte del Demonio (1957) la maledizione del demone dura tre giorni.

eXXagon fecit MMX