La Frase dal Film: "Oddio che succede al mio braccio, ma... Dylan, che cos'è quasta cosa marrone, che roba è?" "Tranquillo, è provvisorio" "Provvisorio?" "Sì, avevano finito le braccia bianche della tua misura" "Avevano finito... Ma lo senti quello che stai dicendo?! Ho un braccio marrone! E poi, io non sono sposato..." “Marcus, tu sei uno zombi. Ascolta bene, l'ammoniaca è il tuo nuovo deodorante, lo smacchiatore rimpiazza il sapone, il pulivetro è contro l'ingiallimento del bulbo e la candegina è per i denti. E' la tua nuova cura di bellezza e non puoi saltare un giorno”
Conosco la materia in questione. Sono, o meglio, ero un lettore di Dylan Dog della prima ora, quando ancora si discuteva fra amici se il nome dell'indagatore dell'incubo si pronunciasse Dilan o Dailan. Iniziai ad acquistare il fumetto a partire dal numero 2 e proseguii per anni. Poi vendetti il tutto per fare un po' di soldi e, pentito, mi misi a riacquistare la collana nelle versioni ristampate. Del valore collezionistico non me ne importava nulla, mi interessavano le storie e tante, tantissime, almeno fino al numero 100 (dicono tutti così!), erano splendide. Poi vendetti ancora tutto non so neanche più perché. Dopo la gustosa grossolanità di fumetti italiani come "Mostri", "Blob", "Gore Scanner" e "Splatter", l'Indagatore dell'Incubo inventato da Tiziano Sclavi di Broni (paese d'origine della mia famiglia) portava l'orrore su un piano quasi aulico e spesso si trasformava in un fumetto citazionista che si rifaceva a vecchi film, e i lettori giù ad indovinare la fonte d'ispirazione. Tutti aspettarono per anni una riduzione cinematografica del loro anti-eroe e quindi venne Dellamorte Dellamore (1993) che non era proprio il Dylan Dog che si sperava ma c'era quasi; le tettone della Falchi facevano velocemente dimenticare le incongruenze. Sono ormai anni che ho preso le distanze dal prodotto bonelliano ed è successo così, senza una ragione particolare, ma i ricordi quelli rimangono sempre. Il mio lungo addio da Dylan Dog mi consente ora una certa serenità di giudizio nei confronti di questa riduzione operata dall'americana Platinum Studios ma sorrido amaramente immaginando torme di fans del fumetto, vecchi e nuovi, inorriditi da questo Dylan Dog statunitense distante dall'originale più di quanto lo fosse quello portato sullo schermo nel 1993; mai avrei pensato di rimpiangere Rupert Everet nei panni dell'Indagatore dell'Incubo. Non so cosa abbia spinto lo schivo Sclavi e il buon Bonelli a cedere i diritti di utilizzo del loro personaggio, i soldi immagino; ma immagino anche che deve essergli venuto un coccolone nel vedere il bel e longilineo Dylan interpretato dal nerboruto ex-Superman Brandon Routh con al fianco non Groucho Marx (il cui utilizzo d'immagine avrebbe implicato un esborso economico ingente) ma un petulante ragazzo zombi. Forse invece il coccolone sarà venuto dopo aver notato che Craven Road non si trovava più a Londra ma a New Orleans, dato che dopo l'uragano Katrina in Louisiana puoi girare un film giovandoti di un sacco di agevolazioni fiscali. Ma la cosa più triste è che, di centinaia di storie alle quali si sarebbe potuto attingere dai fumetti, magari, chessò, pensando anche ad un film ad episodi per farci stare più soggetti, agli sceneggiatori Donnelly e Oppenheimer viene in mente unicamente di costruire una storiella di lotta fra licantripi, vampiri e, ai margini, zombies, una storia che inizia con l'amore proibito fra una lican e un vampiro. Cioé come dire Twilight (2008), più Underworld (2003), più Buffy l'ammazzavampiri (1992) e pure la serie tv True Blood con un tocco di mafia-movie. Film per ragazzini americani che del fumetto ovviamente non sanno nulla e, con coerenza, alla regia viene messo Kevin Munroe, quello di TMNT (2007). Ma mentre da taratarughe adolescenti che mangiano la pizza è logico non attendersi nulla di particolarmente arguto, il cuore sperava che per Dylan Dog si potesse avere di più. Tanto più che anche scollegando il fumetto alla pellicola, cioé facendo finta che Dylan Dog il film non c'entri nulla con Dylan Dog il fumetto, il lavoro di Munroe è assai scarso. Il finale su tutto. Il demone Belial (e non "Belaial" all'inglese!), potentissimo, s'incarna e lancia qua e là il protagonista a colpi di arti marziali; un demone che dà calcioni come il Naxucao, già. Dylan, l'uomo che sistemava le faccende con un solo colpo di revolver, spara come un dannato ma la faccenda si risolve da sola con una ridda di lampi dal cielo come non se ne vedevano più dai film trash degli anni '80. A questo B-movie non serve citare Sclavi e Bonelli (nel film Borelli) come tributo, nè far dire a Dylan "Giuda ballerino" o "il mio quinto senso e mezzo" per dare un senso di coerenza con il fumetto perché già come film in sé funziona a bassi regimi. L'unico elemento originale della storia, ahimé, quel giovane aiutante zombie, paradossalmente veicola i momenti migliori del film: il centro commerciale di parti anatomiche e qua e là, sempre che Marcus non urli troppo, qualche battuta. Il resto è da dimenticare, prima cosa su tutte il terribile miscasting di Brandon Routh come Dylan Dog. Chi ama l'horror saprà perdonare, soprattutto perché di boiate ne ha viste altre e peggiori, però il lettore di fumetti non perdona e non deve; rimane semmai in attesa di un Indagatore dell'Incubo su pellicola che sappia riportare su celluloide almeno la metà delle emozioni stampate su carta. E che quell'old boy di Sclavi, per farsi perdonare, spedisca a casa di ogni singolo lettore una bottiglia di Bonarda. La Bonarda di una cantina di Broni, non quelle repliche piene di bisolfito che fanno all'estero, Sclavi!
FORSE NON TUTTI SANNO CHE...
Il film, girato a New Orleans e River Ridge fra il 26 febbraio e il 14 luglio 2009, è costato circa 20 milioni di dollari.