TRAMA

Un romantico weekend sul lago diventa una terribile tragedia per Jenny (Kelly Reilly) e Steve (Michael Fassbender) quando entrano in contatto con una banda di giovani dai modi a dir poco maleducati.


EDEN LAKE
titolo or.: Eden Lake - UK - 2008 - 91min - Colore

di James Watkins

GENERE
HORROR - THRILLER
IN BREVE
Film valido e violento che interpreta un sentire divenuto comune... E finisce per esagerare.
WEIRD
SESSO
VIOLENZA
SANGUE
PAURA

 

La Frase dal Film: "Can you keep the noise down, please?"*

Il regista James Watkins, qui al suo primo lungometraggio ma già sceneggiatore di My Little Eye (2002), deve aver ritenuto che fosse possibile creare un survival horror che mescolasse Un tranquillo weekend di paura (1972), suggestioni letterarie provenienti da William Golding (Il Signore delle Mosche) e cinematografiche da Ma come si può uccidere un bambino? (1976) e spolverare il tutto con un pessimismo che ci si aspetterebbe giusto da Haneke (Benny's Video, 1992; Funny Games, 1997). Ha pensato che si potesse e c'è riuscito. A parte le prevedibili incongruenze ed illogicità tipiche dell'horror per le quali i protagonisti fanno sempre quella "mossa" che nessuno spettatore farebbe mai (cioé andarsi a cercare sistematicamente i Guai), Eden Lake, in una location limitata e con un manipolo di attori, si distingue come un horror intelligente, una riflessione sociologica e un violentissimo pugno nello stomaco. Di fatto Eden Lake è un film assolutamente sconsigliato a tutti coloro che da giovani si sono trovati a subire il bullismo da parte della solita compagnia d'inetti, poiché il film di Watkins è un film che vede la vittoria di una società fatta di bulli, antisociali ed assassini e quindi il racconto in questione non è affatto catartico per coloro che di vessazioni ne hanno patite e che, guardando le imprese degli antagonisti in questa pellicola, subiranno empaticamente per l'ennesima volta violenza, sentendo nel profondo nascere una rabbia cieca e dimostrando che la violenza chiama sempre violenza. C'è chi ha letto in Eden Lake l'ennesimo film UK che parla di un cruento confronto fra società borghese e classe operaia, confronto che molti vogliono (e hanno interesse) che sia sempre ed immancabilmente conflittuale; io ho visto piuttosto un recupero del incontro-scontro, classico nell'horror, fra cittadino e ambiente rurale ma, obiettivamente, in Eden Lake si va al di là: si tratta piuttosto del confronto fra generazioni separate non da un gap di tempo ma di educazione e di come la violenza, la noia, la maleducazione si trasmettano per via famigliare. E' impossibile non tracciare un trait d'union fra questo film e i recenti fatti di cronaca del Regno Unito che vedono protagonisti giovani balordi dal coltello facile; è altrettanto impossibile non pensare agli episodi di bullismo di casa nostra e alla cronaca proveniente dai quattro angoli del mondo che racconta di una nuova generazione così viziata ed annoiata da cercare nella sofferenza l'estremo svago. Per inciso e in difesa delle "nuove generazioni": è tipico del laudator temporis acti vedere nella propria generazione uno spessore valoriale maggiore rispetto alle successive generazioni sempre ed immancabilmente più stupide e maleducate; chiaramente non è così, ci sono soggetti e soggetti. D'altronde il cinema, come specchio del sentire comune, rimanda al pubblico una pellicola come Eden Lake che evidentemente interpreta il messaggio di una società adulta impaurita che è stata capace di tirare su una "generazione" di delinquenti (salvo poi lamentarsi e dire che sono delinquenti). All'arte, che ha la capacità di esagerare ogni percezione, è dato mandato di sprofonda il problema in un abisso di nichilismo sicché Eden Lake risulta, a mio parere, uno specchio artisticamente distorto di una situazione magari drammatica ma che in questo film assume i contorni di un vero e prorio inferno in cui il Diavolo compie le malefatte e, alla fine, si compiace davanti allo specchio. Preso per quello che è come film, Eden Lake è una pellicola molto ben realizzata e recitata, in cui la violenza, forse un poco eccessiva dato il soggetto, non penetra mai nella sfera del morboso; il film costruisce una tensione notevole e la partecipazione dello spettatore alla triste vicenda è assoluta. Diverse riprese aeree danno un senso di desolazione ed isolamento e, in contrasto, il montaggio frenetico e le riprese strette nella boscaglia aumentano il senso di claustrofobia. Un film che ha molte potenzialità per far parlare di sé, non tanto per il soggetto poi non così originale (a ben guardare siamo sempre nel genere 'backwood brutality'), ma per la capacità di aver interpretato un tipo di paura contemporanea. Peccato, mi ripeto, per il finale forzatamente nichilista che cerca di fare il paio con l'attuale tendenza del cinema, non solo horror, di ammantare il corso degli eventi di una catastrofica ineluttabilità; credo ci sia una via di mezzo fra il melenso lieto fine e lo sconfortante pessimismo, e questa potrebbe essere, se non la giustizia, almeno la verosimiglianza. O sarà che a me piace veder vincere i buoni.

* Trad: "Potete fare meno rumore, per favore?"

FORSE NON TUTTI SANNO CHE...

Il film è stato girato fra il 29 luglio 2007 e il 15 settembre dello stesso anno.

Le locations, tutte nel Buckinghamshire (UK) sono: Black Park (Iver Heath); Burnham Beeches; Farnham Common (interni e scene sulla strada); Pinewood Studios.

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