La Frase dal Film:
"Qui si gioca d'azzardo, le scommesse sono alte. Quello che dirige il gioco fissa le poste durante tutto il giorno e tutta la notte. Ogni tanto lascia che gli altri vincano ma se uno gioca troppo a lungo allora perde. E se si perde non si può tornare indietro, in nessun modo"
I film antimilitaristi in genere hanno un effettio strano sul pubblico: scatenano una dannata voglia di fare la guerra ai guerrafondai, il che, mi si consenta, non rappresenta un grosso passo avanti. Si prenda ad esempio Rambo (1982), il primo naturalmente, nato come denuncia per lo stato di alienzazione provato da tanti veterani tornati dal Vietnam ad abitare una nazione che li schifava e nella quale non si riconoscevano più. Rambo è un figlio della guerra e con una tale madre ovviamente nasce orfano e disadattato. La denuncia c'è ma si perde nell'intreccio delle vene dei bicipiti del nerboruto Sly. Rambo non è che un fulgido e noto esempio di una ridda di film che giocano contro la guerra giocando alla guerra e, in definitiva, confondono il pubblico che, alla finde della visione, si trova a sventolare la bandiera della pace con un pugnale stretto fra i denti. Non è così per E Johnny prese il fucile, primo e unico film del 66enne Dalton Trumbo che scrisse l'omonimo libro negli anni '30 e trovò i soldi e gli appoggi solo decenni più tardi a causa della caccia alle streghe che lo aveva estromesso dall'ambiente cinematografico e culturale*. Il film fu un successo minore e fu praticamente dimenticato finché nel 1989 i Metallica scrissero lo strepitoso pezzo "One" che s'ispirava a questo film e, nel produrre il video della canzone, utilizzarono alcune sequenze del film. Da quel momento il film è divenuto un piccolo culto underground che difficilmente potrà però godere di un recupero del più ampio pubblico, sia per la materia trattata ma soprattutto per come la materia è trattata. Nonostante la storia narrata dal film abbia una localizzazione temporale molto specifica, la Prima Guerra Mondiale, quando il film uscì nelle sale imperversava la guerra in Vietnam e comunque il messaggio antimilitarista di Trumbo suonava e suona come senza tempo. Il messaggio provocatorio di Trumbo, un violentissimo j'accuse scagliato contro l'ambiente militare, quello politico, quello religioso e, in senso lato, contro tutta la società che accetta come un dato di fatto la follia della guerra, viene però limitato dalla sua poca esperienza come regista e dalla volontà di inserire nel racconto troppi spunti di riflessione ed alcune metafore visive troppo ricercate o comunque superflue che appesantiscono il racconto rendendolo forzatamente arty. E' innegabile che le parti del film in bianco e nero che vedono il povero soldato nel letto, senza un nome, senza un volto, senza gli arti, hanno un impatto tremendo sullo spettatore. Trumbo, piuttosto che fare un film di guerra contro la guerra, percorso semplice e infilato da molti registi, tiene la storia ad un basilare livello umano che nelle scene ospedaliere diviene un livello subumano o sensoriale, con il povero militare senza nome che scopre quali parti del suo corpo sono rimaste integre in base agli stimoli che riceve dall'esterno. S'intrecciano su questo piano del, diciamo così brutalmente, "morto vivente", i flashback del soldato che ripercorre la sua storia ripescando lontani episodi dell'infanzia fino ai primi giorni precedenti alla partenza per il campo di battaglia. Non tutti i flashback sono riuscitissimi. Vi sono alcuni di un incredibile lirismo, come quello in cui il giovane dorme a letto con la sua amata. Altri, come quelli con Sutherland-Cristo (scene scritte da Luis Buñuel) o altri con situazioni circensi di impronta neo-felliniana, appaiono forzati o forzatamente arty. Rimane tuttavia l'impatto incredibile di diverse scene, il messaggio della guerra come rovinosa avventura che non fa eroi (il protagonista è colpito mentre tenta di nascondersi) e che toglie la voce alla fede: persino Cristo non sa più che dire per consolare il mutilato. Dolcissima e passibile di profonde riflessioni psicologiche la figura della pietosa infermiera che regala al militare l'ultimo orgasmo e poi, se avesse potuto, la morte. Un'avventura quella della guerra, pare dirci Trumbo, che non nobilita nessuno dei partecipanti. La parte finale del film, con vari membri della società al capezzale del "fenomeno da baraccone" ad interrograsi sul dafarsi, così come la sequenza finale dell'SOS ripetuto nel buio mentre la mdp si allontana dal corpo del malato, sono inequivocabilmente dei pezzi di grande cinema. Quindi E Johnny prese il fucile, così anticinematografico nel suo modo di raccontare la guerra, va ad essere, insieme a pellicole "una tantum" come Freaks (1932), uno di quegli esempi di cinema che si può fare una volta sola, che non può più essere ripetuto, almeno così per com'è stato espresso la prima volta. Ne consegue che, al di là dei meriti squisitamente tecnici, fra i pro e i contro, questo primo e unico film di Trumbo, Gran Premio della Giuria a Cannes del 1971, è una pellicola unica nel suo genere, difficilmente paragonabile e assolutamente imperdibile da tutti coloro che amano cimentarsi con i messaggi artistici più complessi e destabilizzanti.
Il film è stato rifatto nel 2008 con lo stesso titolo da Rowan Joseph. Si tratta in vero della riduzione del libro più che di un remake del film e l'impostazione del lavoro di Rowan e teatrale.
* La caccia alle streghe inaugurata dal senatore repubblicano McCarthy portò ad un'ondata di delazioni mirate a puntare il dito contro persone accusate di essere comuniste. Nell'ambiente cinematografico, il regista Elia Kazan (che nel 1952 rivelò di essere stato membro del partito comunista) fu il primo a collaborare con McCarthy e le sue spiate portarono alla distruzione della carriera di molte persone. Una di queste fu Trumbo. Per il suo comportamento delatorio, quando a Kazan fu consegnato l'Oscar alla carriera (1999), molti personaggi noti fra il pubblico (Steven Spielberg, Ed Harris, Nick Nolte) non si alzarono né lo applaudirono.
FORSE NON TUTTI SANNO CHE...
La citazione latina che compare alla fine del film, cioé "Dulce et decorum est pro patria mori" è traducibile come "E' dolce e onorevole morire per la patria". E' di Orazio, tratta dalle Odi (III, 2.13).
Problemi di salute impedirono a Trumbo di dirigere un altro film. L'artista morirà d'infarto il 10 settembre 1976.