TRAMA

Basato sulla vera storia di John (Joseph) Merrick, un uomo londinese del XIX secolo affetto da neurofibromatosi (o sinrome di Proteo) e quindi assai deforme. Il dottor Treves trova Merrick in un circo ambulante, mentre il padrone de "L'Uomo Elefante" pubblicizza alla folla il fenomeno da baraccone. Impietosito e scientificamente incuriosito, Treves porta Merrick in ospedale e l'essere che sembrava inizialmente ritardato oltre che deforme, si rivela, contro tutte le previsioni, un gentiluomo. Il problema è che la sua deformità è tale da rendergli impossibile una vita comune e anche per l'alta società londinese Merrick rimane essenzialmente un fenomeno da baraccone. Le cose vanno per il peggio quando il suo ex-padrone lo rapisce per riportarlo alla schiavitù della vita circense.

 

 

 


THE ELEPHANT MAN
titolo or.: The Elephant Man - USA - 1980 - 123min - b/n

di David Lynch

GENERE
DRAMMATICO
IN BREVE
Un'opera commovente e di grande stile tecnico. Da vedere e da acquistare.
WEIRD
SESSO
VIOLENZA
SANGUE
PAURA

 

Un film di una delicatezza e di una grandezza rara, particolare e imprevisto tanto più che segue ad un'opera imperscrutabile come Eraserhead (1977); a differenza di quest'ultimo, oggetto di culto solo per critici ed amanti del weird, The Elephant Man ha conquistato da sempre il cuore di tutti. Il cinema è pieno di "diversi" e diversi sono i film che vale la pena di guardare a proposito: L'enigma di Kasper Hauser (1974) di Herzog, oppure Dietro la maschera (1985) di Peter Bogdanovich. Rispetto ad altre storie, però, questo Uomo Elefante di Lynch sembra non mancare di nessun elemento, sembra essere composto alla perfezione: la storia, una grandissima fotografia, il tocco visionario e weird del regista, gli attori, il sentimento. Iniziamo a parlare di questo sfortunato essere umano che per la prima mezz'ora del film non viene mai mostrato, bensì viene mostrata la reazione della gente ed in questo modo non solo cresce il pathos ma ci si accorge che la vera novità di questo "mostro" non è tanto nella paura che suscita (come i soliti mostri del cinema) ma nella paura che Merrick stesso ha di far paura agli altri. L'uomo elefante non smette mai di essere "mostrum", cosa strana da guardare, sia che si trovi al circo sia che si trovi fra i nobili, anche in una delle ultime scene, quando tutto un teatro applaude in direzione di Merrick, il povero uomo non se la sente di alzarsi in piedi di fronte a tutti perché, ancora una volta, è oggetto verso il quale indirizzare lo sguardo (anche se in questo caso più benignamente), è l'attrazione della serata. La fotografia del film è sublime: ricca di contrasti, con luci tenui e sfondi cupi ed indefiniti; e c'è poco da stupirsi visto che è curata da Freddie Francis. il soggetto in questione è un londinese del 1917, direttore della fotografia fra i più raffinati: oscar due volte per Figli e amanti (Cardiff, 1960) e Glory - uomini di gloria (Zwick, 1989). Mentre alcune scene sono decisamente legate allo sperimentale background registico di Lynch, come l'icubo all'inizio e a metà del film ed il finale cosmico (che ritroveremo in Una Storia Vera del 1999 dello stesso Lynch), il resto della pellicola si concentra sulla storia e sulle interpretazioni degli attori cosa che rende The Elephant Man un'opera accessibile a tutti, anche a coloro che sono refrattari alle sperimentazioni artistiche Lynchiane. Grandissimi gli attori: superbo Hopkins, grandioso Hurt che riesce a trasmettere sentimento nonostante il pesante trucco al viso, dolcissime le interpretazioni femminili, sia quella della Bancroft che quella della Gordon, e bravissimo il crudele ed alcolizzato Freddie "Bytes" Jones, il padrone dell'uomo elefante. Il film è costato 250 volte di più rispetto ad Eraserhead, ed prodotto da Mel Brooks (proprio quello di Frankenstein Junior, lo stesso che ora è amicone di Ezio Greggio...vabbé...): da notare che la Bancroft è la moglie di Mel Brooks e le musiche del film sono curate da John Morris, musicista "di ruolo" per i film di Brooks...a proposito, notevolissima la scelta dell'adagio di Barber alla fine del film, molto prima che Platoon di Oliver Stone rendesse celebre il brano musicale. Il film ha ottenuto 8 nominations all'Oscar e non ne ha vinto nemmeno uno...mah!... Concludendo: inconcepibile non guardare questo film almeno una volta nella vita. Una pellicola che darà lustro alla vostra videoteca privata. Mi raccomando...preparate i fazzoletti.

Il DVD della Universal è un po' povero di extra, anzi non ne ha proprio. L'audio ed il video sono, però, ottimi. Il prezzo è basso: circa 12 euro (non mi ricordo con precisione).

FORSE NON TUTTI SANNO CHE...

Il regista Lynch all'inizio aveva provato a fare il makeup per la maschera dell'uomo elefante ma non ne è stato capace...ad ognuno il proprio lavoro!

La storia, che non ha nulla a che vedere con l'opera teatrale omonima, è tratta dalle memorie di sir Fredrick Treves e di Ashley Montagu. Va detto che Treves cambiò, nelle sue memorie, il nome di Merrick. Il vero nome dell'uomo elefante era Joseph e non John, questo lo si sa anche grazie a delle lettere che scrisse lo stesso Treves, il quale quindi conosceva il vero nome del soggetto. Non si è mai saputo perché, nelle sue memorie, avesse optato per cambiargli il nome. Comunque ecco i veri dati sull'uomo elefante: Joseph Carey Merrick, nato a Leicester, Inghilterra, 5 agosto 1862, morto al Royal London Hospital l'11 aprile del 1890 all'età di 27 anni.

Mel Brooks, come già detto, produsse il film. Pretese anche di non far comparire il suo nome nei credits (si legge solo Brooksfilms), perché temeva che la gente, conoscendo i suoi lavori comici, fraintendesse il tono del film.

Dopo la morte del vero Merrick, alcune parti del suo corpo furono prese e conservate. Alcuni organi interni, calchi della testa, un braccio, un piede. Tutti gli organi e gli rti furono distrutti nei bombradamenti tedeschi della Seconda Guerra Mondiale, i calchi "sopravvissero" e sono custoditi al London Hospital. Il Makeup per John Hurt fu modellato proprio grazie a quei calchi.

Ci volevano parecchie ore per applicare il makeup: c'è chi dice 7 e chi dice 12 (esosi).

Dopo il primo giorno di riprese, dopo che John Hurt si è dovuto tenere sulla testa lo scomodissimo makeup, l'attore ha telefonato alla moglie e ha detto: "Penso che alla fine siano riusciti a farmi odiare il lavoro di attore".

Incredibile la scena in cui Treves/Hopkins vede per la prima volta Merrik. Gli cade una lacrima, verissima. L'attore ha pensato al proprio padre malato per aiutarsi a commuoversi.