Un film di una delicatezza e di una grandezza
rara, particolare e imprevisto tanto più che segue
ad un'opera imperscrutabile come Eraserhead (1977);
a differenza di quest'ultimo, oggetto di culto solo per
critici ed amanti del weird, The Elephant Man ha
conquistato da sempre il cuore di tutti. Il cinema è
pieno di "diversi" e diversi sono i film che vale
la pena di guardare a proposito: L'enigma di Kasper
Hauser (1974) di Herzog, oppure Dietro la maschera
(1985) di Peter Bogdanovich. Rispetto ad altre storie, però,
questo Uomo Elefante di Lynch sembra non mancare di nessun
elemento, sembra essere composto alla perfezione: la storia,
una grandissima fotografia, il tocco visionario e weird
del regista, gli attori, il sentimento. Iniziamo a parlare
di questo sfortunato essere umano che per la prima mezz'ora
del film non viene mai mostrato, bensì viene mostrata
la reazione della gente ed in questo modo non solo cresce
il pathos ma ci si accorge che la vera novità di
questo "mostro" non è tanto nella paura
che suscita (come i soliti mostri del cinema) ma nella paura
che Merrick stesso ha di far paura agli altri. L'uomo elefante
non smette mai di essere "mostrum", cosa strana
da guardare, sia che si trovi al circo sia che si trovi
fra i nobili, anche in una delle ultime scene, quando tutto
un teatro applaude in direzione di Merrick, il povero uomo
non se la sente di alzarsi in piedi di fronte a tutti perché,
ancora una volta, è oggetto verso il quale indirizzare
lo sguardo (anche se in questo caso più benignamente),
è l'attrazione della serata. La fotografia del film
è sublime: ricca di contrasti, con luci tenui e sfondi
cupi ed indefiniti; e c'è poco da stupirsi visto
che è curata da Freddie Francis. il soggetto in questione
è un londinese del 1917, direttore della fotografia
fra i più raffinati: oscar due volte per Figli
e amanti (Cardiff, 1960) e Glory - uomini di gloria
(Zwick, 1989). Mentre alcune scene sono decisamente legate
allo sperimentale background registico di Lynch, come l'icubo
all'inizio e a metà del film ed il finale cosmico
(che ritroveremo in Una Storia Vera del 1999 dello
stesso Lynch), il resto della pellicola si concentra sulla
storia e sulle interpretazioni degli attori cosa che rende
The Elephant Man un'opera accessibile a tutti,
anche a coloro che sono refrattari alle sperimentazioni
artistiche Lynchiane. Grandissimi gli attori: superbo Hopkins,
grandioso Hurt che riesce a trasmettere sentimento nonostante
il pesante trucco al viso, dolcissime le interpretazioni
femminili, sia quella della Bancroft che quella della Gordon,
e bravissimo il crudele ed alcolizzato Freddie "Bytes"
Jones, il padrone dell'uomo elefante. Il film è costato
250 volte di più rispetto ad Eraserhead, ed
prodotto da Mel Brooks (proprio quello di Frankenstein
Junior, lo stesso che ora è amicone di Ezio Greggio...vabbé...):
da notare che la Bancroft è la moglie di Mel Brooks
e le musiche del film sono curate da John Morris, musicista
"di ruolo" per i film di Brooks...a proposito,
notevolissima la scelta dell'adagio di Barber alla fine
del film, molto prima che Platoon di Oliver Stone
rendesse celebre il brano musicale. Il film ha ottenuto
8 nominations all'Oscar e non ne ha vinto nemmeno uno...mah!...
Concludendo: inconcepibile non guardare questo film almeno
una volta nella vita. Una pellicola che darà lustro
alla vostra videoteca privata. Mi raccomando...preparate
i fazzoletti.
Il DVD della Universal è un po'
povero di extra, anzi non ne ha proprio. L'audio ed il video
sono, però, ottimi. Il prezzo è basso: circa
12 euro (non mi ricordo con precisione).
FORSE NON TUTTI SANNO CHE...
Il regista Lynch all'inizio aveva provato
a fare il makeup per la maschera dell'uomo elefante ma non
ne è stato capace...ad ognuno il proprio lavoro!
La storia, che non ha nulla a che vedere
con l'opera teatrale omonima, è tratta dalle memorie
di sir Fredrick Treves e di Ashley Montagu. Va detto che
Treves cambiò, nelle sue memorie, il nome di Merrick.
Il vero nome dell'uomo elefante era Joseph e non John, questo
lo si sa anche grazie a delle lettere che scrisse lo stesso
Treves, il quale quindi conosceva il vero nome del soggetto.
Non si è mai saputo perché, nelle sue memorie,
avesse optato per cambiargli il nome. Comunque ecco i veri
dati sull'uomo elefante: Joseph Carey Merrick, nato a Leicester,
Inghilterra, 5 agosto 1862, morto al Royal London Hospital
l'11 aprile del 1890 all'età di 27 anni.
Mel Brooks, come già detto, produsse
il film. Pretese anche di non far comparire il suo nome
nei credits (si legge solo Brooksfilms), perché temeva
che la gente, conoscendo i suoi lavori comici, fraintendesse
il tono del film.
Dopo la morte del vero Merrick, alcune
parti del suo corpo furono prese e conservate. Alcuni organi
interni, calchi della testa, un braccio, un piede. Tutti
gli organi e gli rti furono distrutti nei bombradamenti
tedeschi della Seconda Guerra Mondiale, i calchi "sopravvissero"
e sono custoditi al London Hospital. Il Makeup per John
Hurt fu modellato proprio grazie a quei calchi.
Ci volevano parecchie ore per applicare
il makeup: c'è chi dice 7 e chi dice 12 (esosi).
Dopo il primo giorno di riprese, dopo che
John Hurt si è dovuto tenere sulla testa lo scomodissimo
makeup, l'attore ha telefonato alla moglie e ha detto: "Penso
che alla fine siano riusciti a farmi odiare il lavoro di
attore".
Incredibile la scena in cui Treves/Hopkins
vede per la prima volta Merrik. Gli cade una lacrima, verissima.
L'attore ha pensato al proprio padre malato per aiutarsi
a commuoversi.