La Frase dal Film:
"Tu spari per trovarti, io lo faccio per sparire.
La perfezione è perdersi e per perdersi bisogna amare.
Tu non ami. Tu distruggi, uccidi e nessuno ti ama. Perché
quando credi di dare, in realtà stai prendendo"
Considerata una pellicola culto dalla schiera
dei weird seekers, attenti spettatori della fascia del "midnight
movie", El Topo è il primo western
surrealista. Immaginate un mix composto di elementi Buñueliani,
di eco provenienti dallo spaghetti western di Leone, il
tutto intriso di spiritualismo New Age, riletture cristologiche
e accenti politici. E' molto pericoloso (e forse dannoso)
forzare la lettura dei simboli proposti da Jodorowsky, dal
momento che la personalissima sensibilità artistica
del regista rimane per lo più ermetica. Si può
tentare di dare spiegazioni e si rischia di forzarne i contenuti.
Ad esempio in una parte del film, il protagonista e Mara,
fiaccati dalla sete mentre percorrono il deserto, riescono
ad abbeverarsi perché El Topo prega e spara ad una
pietra che inizia a zampillare acqua. Bene, Jodorowsky disse
che sapeva a priori che la pietra avrebbe emesso acqua in
quanto assomigliava al suo pene. E' chiaro che tali spiegazioni
sono di un'eccentricità tale che ogni tentativo di
rilettura dei simboli è impossibile in quanto nascosta
nella mente del regista. In più, per dirne un'altra,
sembra che Jodorowsky, durante le riprese, indossasse delle
mutande che gli lasciavano scoperto l'ano e parte del pene,
in modo che questo ampliasse la sua visione creativa. Quello
che lo spettatore può fare di più saggio,
quindi, è immergersi in questo realtà onirica
fatta di simboli e concetti sovente inafferrabili. D'altra
parte è impossibile non pensare che la vita di questo
eccentrico artista non sia stata influenzata da un'infanzia
peculiare fatta di precoci esperienze sessuali (a partire
dai quattro anni!). In tutti i casi El Topo mantiene
una linearità narrativa superiore a La
Montagna Sacra (1973) ma meno solida di Santa
Sangre (1989). Il film presenta tutto il circo visivo
e tematico del regista: violenza, feticismo, sangue e personaggi
deformi con la positiva sensazione che anche le cose più
forti non siano rappresentate con mero intento esploitativo
ma rimandino a qualcosa di più "alto".
Il pericolo della sopravvalutazione è comunque dietro
l'angolo nel momento in cui lo spettatore viene bombardato
da immagini e situazioni non-comprese e, per paura di sembrare
stupido, dà un valore aggiunto all'opera artistica.
El Topo mette in campo talmente tante suggestioni
filosofico-sociali al punto da confonderle e ciò
che rimane di davvero mirabile è il significante
e meno il significato, un significante che poi risulta chiaro
solo nell'immaginario mentale del regista. Un po' supponente
la frase detta da Jodorowsky rispetto a questo film: "Se
siete illuminati, El Topo sarà per voi un grande
film. Se non lo capirete è perché siete degli
stronzi limitati". Ci sto, però rimane
il fatto che El Topo, più che un'esperienza
mistica è un esperienza cinematografica che con i
suoi non-sense di gusto surreale disorienta. Che poi il
disorientamento e l'iconoclasi siano momento di crescita
spirituale può anche essere. Quello che mi sento
di consigliare a coloro che si avvicinano alle opere di
Jodorowsky è, prima di tutto di non farsi irretire
dalla schiera di spocchiosi dell'essai che esaltano il regista
cileno solo perché nel cognome ha quattro lettere
esotiche (in Italia siamo pieni di questa feccia), secondo
di crearsi un piccolo percorso che comprenda anche le altre
due pellicole ('73 - '89) in modo da avere una visione quanto
più integrale della sua poetica. Terzo rimarcare
la valenza sociale di questi lavori che supera di gran lunga
sia il significato che il significante. Effettivamente,
insieme a film quali 2001: Odissea nello spazio
(1968), Pink Flamingos (1972),
The Rocky Horror Picture Show (1975) ed Eraserhead
(1977), tanto per dirne alcuni, i lavori di Jodorowsky con
la loro eccentricità ed originalità si ponevano
in una posizione di rottura nei confronti del mainstream
e della cultura di massa. Una volta appurate queste cose
come dati di fatto innegabili (come innegabile è
che Jodorowsky sa come muoversi tecnicamente sul set: mdp,
fotografia, etc...), rimane comunque valida l'idiosincrasia
fra il film e lo spettatore. Per quanto mi riguarda,
El Topo è un bel film, ma lungo e a volte noioso
e sconclusionato, inadatto ad un pubblico mainstream anche
se è proprio a quel pubblico che avrebbe più
cose da dire. Troppo sovente questo genere di cinema viene
fatto e visto sempre dalle solite persone, creando un circolo
che si reputa virtuoso ma che in definitiva, nella sua triste
e viziosa autoreferenzialità, se la canta e se la
suona. Ah, dimenticavo, "El Topo" vuole dire "La
Talpa".
Da anni si parla di un seguito (Il
Figlio di El Topo), ma fino ad ora non se n'è
fatto nulla.
FORSE NON TUTTI SANNO CHE...
Il film fu girato in Messico fra il 4 agosto
1969 e il 17 settembre 1969, e costò circa 400.000
dollari. In molte fonti El Topo è datato
1971 ma questo è errato dal momento che la prima
volta che approdò agli schermi fu il 18 dicembre
1970 in una premiere a New York mentre nel 1971 fu distribuito
nel resto del mondo.
Sembrerebbe che Jodorowsky, nella scena
in cui violenta Mara, l'abbia fatto davvero. Si dice che
abbia allontanato la crew ed abbia lasciato accese le telecamere,
quindi le abbia usato violenza. La cosa è poco credibile.
Attualmente negli USA non esiste un DVD
legale di questo film a causa della disputa fra la ABKCO
(distributore) e Jodorowsky.
Il film usò i set appena usati da
L'ultimo colpo in canna (1968).
Distribuito inizialmente come film underground,
fu grazie a John Lennon che la pellicola ebbe una distribuzione
a livello globale. Il musicista era rimasto così
impressionato da questo film che convinse un suo amico a
comprarne i diritti e a farsi carico della distribuzione.
Il titolo del film e i nomi dei personaggi
principali sono metafora del cinema underground degli anni
'60. La talpa scava buchi per poi emergere in superficie.
Questo accadeva ad alcuni film low-budget che erano giunti
ad ottenere anche l'attenzione del mainstream.