La Frase dal Film:
"In Heaven, everything is fine. In Heaven, everything
is fine. You've got your good things. And I've got mine"*
Un film culto per la stragrande maggioranza
degli amanti del cinema non mainstream, una pellicola che
incarna alla perfezione il concetto di weird e, per quanto
non si tratti dell'opera più arcana su celluloide,
il titolo più citato dai cinefili quando fanno a
gara per mostrarsi conoscitori di stranezze underground.
Diciamo, prima di tutto che, per quanto astruso e singolare,
in Eraserhead si possono ritrovare dei punti di
riferimento cinematografici. Il bianco e nero immerso in
un paesaggio industriale fumoso ed oscuro ricorda da vicino
le atmosfere che si potranno ritrovare in The
Elephant Man (1980), film dello stesso regista, ma è
innegabile che lo stesso bianco e nero e gli ambienti richiamano
il cinema espressionista (Lang, Wiene, ad esempio). Sopra
ogni cosa, poi, le immagini e l'assetto weird (con tutta
l'inintelleggibilità che comporta) richiama il cinema
surrealista con il rimando maggiore alle opere di Buñuel
(Un Chien Andalou, 1928).
Mentre però il cinema surrealista di Buñuel
è legato ad un certo simbolismo di matrice psicanalitica
(in quanto il surrealismo esaltava l'espressione dell'inconscio)
e a certe correnti politiche anti reazionarie, Eraserhead
è, a detta di Lynch stesso, solamente "un
sogno di cose oscure e inquietanti" che non si
prefigge nessun ruolo eversivo, nessun significato nascosto.
Sono immagini, situazioni, suoni, atmosfere che elicitano
ribrezzo, inquietudine, curiosità, in-comprensione.
E' ovviamente possibile rintracciare un certo simbolismo
o una certa evocatività (concedetemi il termine)
nelle immagini ma è l'atmosfera nel suo complesso
a farla da padrona e non il particolare. Il regista, che
ha sempre negato di essere stato influenzato dal cinema
buñuelliano, si è anche sempre rifiutato di
discutere pubblicamente questo film in quanto riteneva che
gli spettatori dovessero farsi una propria personale idea
di quello che stavano vedendo. In tutti i casi, al di là
dell'estrema stranezza della pellicola, Lynch non scardina
completamente le regole base del cinema e non interrompe
il processo empatico (e quindi di comprensione) fra l'opera
e lo spettatore; cosa che invece, aimé, accade in
un film come Begotten (1991).
Eraserhead è un film narrativo, con un plot
abbastanza lineare, dei personaggi più o meno definiti,
dei dialoghi, e nonostante "la stranezza del tutto"
possa sfumare più o meno i confini di questi elementi,
lo spettatore ha sempre una percezione "precisa"
di ciò a cui sta assistendo. Difficile poi assegnare
un genere specifico a questo film: vi sono elementi comici,
altri horror e altri, per lo più drammatici; in tutti
i casi, e qualsiasi siano i vosti gusti cinematografici,
è impossibile per uno spettatore che abbia avuto
l'ardire di guardare Eraserhead, dimenticarne alcune
sequenze: dal bimbo deforme, al pollo sanguinante, alla
cantante con le guance grosse...ognuno avrà il suo
ricordo! Per coloro che amano il cinema di Lynch non sarà
un problema ritrovare in questo film elementi già
amati in altre sue pellicole meno arcane: il momento della
canzone "In Heaven" ricorda Velluto
Blu (1986) con la sua "In Dreams" di Roy Orbison,
le scene cosmiche ricordano The
Elephant Man (1980), Una Storia vera (1999)
e anche Dune (1984), i suoni industriali e metallici
alla base dello score di Eraserhead rammentano le sperimentazioni
musicali di Strade Perdute (1996). In conclusione,
questo film d'avanguardia così poco conosciuto dai
mainstreamers ma così seminale a livello cinematografico
(Brazil 1985, per dirne uno, ma
anche i lavori di Jeunet e Caro) non è una di quelle
pellicole che può avvincere lo spettatore, ma certo
lo può affascinare, conquistare, gli può permettere
di sfidare un'idea di cinema (e di realtà) alla quale
è convenzionalmente abituato. Cosa che, in fondo,
è la finalità di tutto il panorama weird.
Eraserhead, fra tante pellicole "strane"
più o meno belle, rimane quella che mi sentirei più
di consigliare ad un novello transfuga del mainstream e
per la maestria e lo sile con cui è realizzato è
di certo uno dei migliori film weird al mondo.
* Trad: "In Paradiso tutto va bene. In Paradiso, tutto va bene. Tu hai le tue belle cose e io ho le mie"
FORSE TUTTI NON SANNO CHE...
La creazione del film durò 5 anni
fra riprese e postproduzione. Alcuni set furono ricostruiti
dopo che erano stati smontati per fare spazio ad altri lavori.
Le riprese erano così "intermittenti" che
in una scena in cui si vede "Henry" aprire la
porta di casa sua, erano passati 18 mesi dall'ultima volta
che aveva fatto la stessa cosa.
Jack Nance (Henry) si tenne quell'acconciatura
per tutta la durata delle riprese, cioé per 5 anni!
Il film fu finanziato dall'AFI (American
Film Institute) ma non totalmente, anche perché lo
script era di sole 20 pagine e per questo era difficile
convincere quelli dell'AFI a credere ciecamente in tale
operazione. Lynch si fece aiutare dalla famiglia e dagli
amici.
Il bambino mutante è apparentemente
derivato dal feto imbalsamato di un vitello ma questo non
è mai stato confermato da Lynch, il quale non ha
mai detto come lo ha realizzato. Lynch ha tenuto nascosta
la cosa anche alla maggior parte della crew.
Il soundtrack del film è stato dedicato
a "The Man In the Planet's Sister" che altri non
è se non Jack Fisk, il fratello della allora moglie
di Lynch, Mary Fisk.
Eraserhead era uno dei film preferiti
di Stanley Kubrick.
Il direttore della fotografia Herb Cardwell
morì improvvisamente 9 mesi dopo l'inizio delle riprese
e fu sostituito da Fred Elmes. Lynch disse che il corpo
di Cardwell venne trovato nella camera d'albergo e nonostante
due autopsie non si riuscì mai a determinare la causa
della morte.
Nel film ci doveva essere anche una scena
di una donna legata al letto ma Lynch eliminò questo
pezzo perché lo riteneva troppo disturbante.
Terrence Malick (il futuro regista del
bellissimo La Sottile linea rossa, 1998), provò
a raccimolare dei soldi per il film proiettandolo privatamente
al suo sponsor finanziario. Quest'ultimo se ne andò,
definendo Eraserhead "una stronzata".