La Frase dal Film:
"La linea che divide la gente perbene dagli assassini
è molto sottile. Siamo tutti corruttibili, tutti
noi possiamo uccidere"
Cavara, più noto per il suo Mondo
Cane (1962) girato al fianco di Jacopetti e Prosperi,
girò solo due gialli all'italiana: La
tarantola dal ventre nero (1971), pregevole giallo che
però non si discostava dai clichés del genere,
e questo film del 1976 che invece, coraggiosamente, propone
una soluzione finale complessa ed originale. In questa nuova
avventura, Cavara si affida alla penna di Bernardo Zapponi
che l'anno prima aveva firmato il soggetto di Profondo
Rosso (1975), la qual cosa, fatemi dire, non è
poco. Zapponi propone qui, come nel film di Argento, la
sua passione per il disegno che si concretizza non solo
nelle inquietanti carte di Pierino Porcospino ma anche in
un cartone animato pono-satirico disegnato da Gibba (Francesco
Guido) che non lesina in fantasie sadomaso. Comunque
E tanta paura, nonostante le molteplici e notevoli
scene di sesso (La Clery limona "duro" con Placido
e anche con una donna), non si può considerare un
film erotico in quanto il sesso non diventa mai elemento
preponderante (benché a tratti esploitativo). Il
film di Cavara si fa forte di un cast notevole che oltre
al sanguigno Placido e alla bella Clery, vede un sornione
Eli Wallach (I magnifici sette, 1960; Il buono,
il brutto e il cattivo, 1966; Il padrino - Parte
III, 1990) nei panni di un manipolativo grande fratello,
e il noto Tom Skerritt (Alien, 1979; Top Gun,
1986; Contact, 1997) nella particina del commissario
capo, a dire il vero un po' sotto tono (o forse mal sfruttato).
C'è anche John Steiner, futuro Cristiano Berti di
Tenebre (1982), nei panni del
ricco e spietato Hoffmann. Il film tende a sovvertire le
aspettative del pubblico rispetto al genere e questo a partire
dagli omicidi che non vedono i soliti omicidi all'arma bianca
ma che comunque sono abbastanza brutali (il sangue sullo
schermo è comunque ridotto). Il finale complesso,
che più di ogni altra cosa è anticonvenzionale,
si perde forse nella sua stessa complessità poiché
desidera inserire in un movente simil-filosofico parecchi
temi (presenti poi in tutta la narrazione: politica, società,
corruttibilità, ...) con il rischio di rimanere sulla
superficie di ogni problema trattato. In tutti i casi Cavara
dirige con stile, aiutato da una fotografia non banale e
a tratti citazionista come nella scena in cui Placido e
Wallach camminano insieme fra gli specchi (reminiscenza
de La Signora di Shangai, 1948). Forse è
più furbo che bello, questo film che mischia un'innegabile
cura stilistica ed un'impostazione originale a immagini
di sesso spiccio, un po' come Mondo Cane riuscì
a stregare il pubblico con riflessioni sociologiche ed esotiche
morbosità. Però viste le innumerevoli produzioni
gialle indegne, E tanta paura rimane una pellicola
certamente interessante anche se non una delle migliori
o delle più paradigmatiche in rapporto all'italian
giallo. Per coloro che amano il cinema di genere italiano
e sono in cerca di qualcosa di diverso.
Noto all'estero come: Too much fear
(USA), Plot of fear (UK), Magnum 45 - Eim Mann Jagt
Das Gesetz (Germania), Terror infinito (Spagna),
Bloody peanuts (Svezia).