La Frase dal Film:
"I think we're gonna be okay, guys. Yeah, I think
we're gonna be alright. You know, this is just some leaky
barrel, radiation, toxic dump waste, enviro-crap, freak-beast
accident that crawled out of the sewer, man. That's all
this is"*
Spudoratamente derivativo, palesemente
ispirato a pellicole quali Splatters
- gli schizzacervelli (1992), La Casa (1981), La
notte dei morti viventi (1968) e Dal
tramonto all'alba (1995), questo Feast è
un vero banchetto di sangue che ha una ragione di essere
solo per l'appassionato di splatter. La storia è semplice
e tutti coloro che hanno un po' di dimestichezza con il
cinema horror potranno ritrovare molte cose viste altrove.
Da un punto di vista strettamente legato al genere, Feast
è un prodotto low-budget onesto che non promette
null'altro che splatter e qualche situazione comica, e questo
mantiene. Già a partire dall'inizio si comprende
di essere di fronte a un film che non si prende troppo sul
serio: i personaggi, che non hanno nome, vengono presentati
con un fermo immagine e con una breve scheda che ne illustra,
in modo irriverente, le caratteristiche salienti. Tutto
il resto sono scene horror fracassone e comicità
grossolana ma divertente, basti pensare a quando il pene
e i testicoli di uno dei mostri rimane chiuso nella porta
(quarta immagine a sx). Quindi Feast è un
horror slapstick, o splatterstick, e Gulager sembra abbastanza
portato per il genere nonostante il film rappresenti il
suo primo lavoro come regista. Ovviamente la pellicola ha
anche i suoi punti deboli: i dialoghi sono (volontariamente)
banali o stupidi, le luci sono troppo basse e l'utilizzo
della mdp da parte del regista nelle scene in cui sono presenti
i mostri o il sangue è troppo scattoso. Appare ovvio
che questi ultimi due elementi rientrino in quelle tecniche
mirate a nascondere o coprire difetti di location e di SFX
e contemporaneamente ad aumentare l'energia della pellicola
e la tensione nel pubblico. Da segnalare la presenza di
Henry Rollins, leggenda punk (frontman dei Black Flag),
che veste i panni del Motivatore e finirà ad affrontare
i mostri con una tutina rosa. In definitiva, Feast
è uno splatter, tenuto insieme da personaggi bidimensionali
e da dialoghi da cliché ma può anche essere
un horror piacevole da vedere, dipende quanto voi siete
disposti a scendere a compromessi con un film. Comunque
non è un prodotto trash, è semplicemente uno
di quei film per i quali, se per caso vi siete alzati per
rispondere al telefono perdendovene un pezzo, non vi siete
persi nulla. Non fatevi irretire dalle recensioni troppo
positive o troppo negative che si trovano in giro rispetto
a questo film: le prime si basano troppo sul fattore sangue
e le seconde pure, dimenticandosi che non esiste solo il
cinema d'orrore colto.
Seguito da Feast II: Sloppy Seconds (2008) e da Feast 3: The Happy Finish (2009).
* trad: "Penso
che ci andrà bene, ragazzi. Sì, penso che
andrà bene. Dai lo sapete, questo è solo uno
schifo di animale strisciato fuori dalla fogna nato da un
incidente con qualche barile che perde, roba di radiazioni,
rifiuti tossici, stronzate ambientali. Ecco cos'è"
FORSE NON TUTTI SANNO CHE...
Il film è costato circa 3.200.000
dollari, ed è stato girato al Lone Star Studios,
Sylmar (Los Angeles).
Clu Gulager, l'attore nei panni del barista,
è il padre del regista. Diane Goldner, che nel film
veste i panni della dura Harley Mama, è la moglie
del regista.
Il film è stato realizzato come
parte del "Project Greenlight 3", trasmissione
patrocinata, fra gli altri, da Matt Damon, Ben Affleck e
Wes Craven.
Il regista avrebbe voluto nella parte dei
fratelli i due suoi amici Vincent Gallo e Sage Stallone,
ma la produzione non gliel'hanno permesso.
Lo script originale prevedeva molti più
momenti comici ma i produttori, per non far lievitare i
costi, hanno imposto dei tagli.
Nel film i personaggi non hanno nome. Si
sa solo che il bambino si chiama Cody. Durante lo svolgimento,
comunque, "Bozo", parlando con la vecchia beona,
le dice "Not now, Flo" (Non adesso, Flo); è
l'unico momento in cui un altro personaggio del film, a
parte Cody, viene chiamato con il suo nome.