TRAMA

Il dottor Valenti (Gianni Garko) causa la morte della propria ragazza spingendola su una pianta di metallo. Farà sparire il cadavere, ma Evelyn (Caroll Baker) la sorellastra dell'uccisa, ha dei sospetti sul dottore. Il dottore però era sposato e dietro c'è un intrigo misterioso.


IL FIORE DAI PETALI D'ACCIAIO
Italia/Spagna - 1973 - 89' - Colore

di Gianfranco Piccioli

GENERE
THRILLER - MYSTERY
IN BREVE
Belle donne, storia decente ma confusa e lenta. Finale pessimo.
WEIRD
SESSO
VIOLENZA
SANGUE
PAURA

 

La Frase dal Film: “Ah, finalmente professore... Mi faccia la cortesia, glielo dica lei all'infermiera: ma come glielo devo di' che io le supposte non le reggo più! Le rigetto!..." "Stai tranquillo, ho detto che le faremo fare delle iniezioni..." "E già, sempre nel culo me la devo prendere io!" [...] "Ma che cosa fa? Fuma adesso? Ma lo sa che in ospedale è proibito fumare?" "Una spippatina ogni tanto... Manda via i cattivi pensieri" "Va bene, va bene io le faccio fare una bella cura di robidol, così potrà ancora funzionare con sua moglie!" "No, no, con mi moglie no, manco si me paga. Ecché so scemo! Meglio la pipa, dottò, gliel'assicuro io!"

Titolone argentiano, trama lenziana. Cast di tutto rispetto, rispetto al cinema bis, con una Caroll Baker in disarmo ma ancora MILFissima (qui al suo ultimo giallo), una Paola Senatore che fa vedere il cespuglietto sopra e sott'acqua (sub-softcore!) e una super-superlativa Pilar Velazquez che stuzzica fra le corsie d'ospedale. Tra loro Gianni Garko che se le spupazza tutte. Spazio anche ad un Ivano Staccioli in forma, nei panni del ispettore di turno. Piccioli però, produttore più che regista (solo altri due film all'attivo Un doppio a metà, 1972; Puttana galera, 1976) non sembra sapere come dare ritmo ad una faccenda che di per sé potrebbe anche funzionare e dopo un inizio fra il lusco e il brusco, Il fiore dai petali d'acciaio si addormenta, e con lui lo spettatore. Così la storia galleggia fino ad un finale che non sta affatto in piedi ma che si fa perdonare (parzialmente) giusto per un bacio fra la Senatore e la Velazquez. La confusa conclusione forse si spiega per il fatto che il film è sceneggiato da Gianni Martucci, il regista dell'incasinatissimo Trhauma (1979). Martucci, per desiderio di costruire una storia complessa e di difficile soluzione, risolve la faccenda in un modo che priva qualsiasi spettatore della possibilità di azzeccare gli esiti. Lo stile lenziano della faccenda si arricchisce però di situazioni lugubri con cadaveri, smembramenti (non troppo espliciti) e bambole ghignanti. L'effetto tuttavia non si avvicina per nulla a quello dei prodotti di Argento. Vedibile ma solo parzialmente godibile. Lo salvo per Pilar Velazquez che, in questo film, sta davanti alla mdp parecchio tempo, e non solo vestita.

Noto all'estero come: La flor de petalos de acero (Spagna), The Flower with the Deadly Sting (USA), To diestrammeno trigono tou eglimatos (Grecia).

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