La Frase dal Film:
"Non c'è nessuno, tranne noi mostri"
Molto prima che Enrico Ghezzi e Marco Giusti
rendessero popolare in Italia il nome "Blob",
termine che ora nel Bel Paese è indistricabilmente
associato alla trasmissione tv, c'era questo B movie che,
in sé, riassumeva tutto lo stile e le tematiche dei
low-budget fantascientifici degli anni '50. Sì, perché
il Fluido Mortale è la quinta essenza della
minaccia "aliena", che in quegli anni era metafora
dell'URSS o di qualunque altra cosa attentasse allo status
quo degli States. Così, straripando sugli USA della
Middle Class, il Blob divorava l'ordine sociale, degno rappresentante
di mutanti radioattivi & Co. Ma in Fluido Mortale
la minaccia si gioca su due fronti: da una parte c'è
l'informe "minaccia rossa" e dall'altra c'è
la rock generation che mette nero su bianco il gap fra giovani
e adulti: entrambi sono alieni gli uni per gli altri. La
superiore minaccia rappresentata dal Blob, in tutti i casi,
coalizza le due generazioni con il messaggio sottostante
che forse i giovani, per quanto persi in corse automobilistiche
e amenità varie, abbiano qualcosa da dire se solo
ascoltati. Il ribelle Steve McQueen ben riassume il concetto,
benché la sua recitazione rimanga nella media. Il
ribaltone sociale viene rappresentato dal direttore della
scuola che, negli attimi più concitati, per aprire
la porta dell'istituto, sfonda un vetro con una pietra (rock!).
A ben vedere questo film è più interessante
per i sottesi sociali che per la dimensione drammatica e/o
orrorifica. Realizzato in maniera abbastanza primitiva soprattutto
rispetto agli standard odierni, il film soffre per alcuni
momenti tediosi (soprattutto a causa dei soporiferi dialoghi
nella stazione di polizia) e, per quanto strano, risulta
più misterioso e accattivante nella prima parte che
in quella più "spettacolare" rappresentata
nella seconda. Il "piccolo Blob" che si attacca
alla mano del vecchio e poi ne scioglie il corpo sotto il
lenzuolo è certamente più inquietante della
mega-massa gelatinosa che invade il cinema facendone scappare
gli avventori superstiti (i quali, se notate, se la ridono
di brutto davanti alla telecamera). In ogni caso, seppur
non originale nella scelta di un'entità informe proveniente
dallo spazio, Fluido Mortale risulta più
riuscito di altri horror-sci-fi, a partire dai campissimi
titoli iniziali fino a giungere al quadro sociale rappresentato
dai ragazzi e i genitori alla Happy Days. Da riscoprire,
in double bill con il remake molto più gore del 1988.
Seguito dal brutto Beware!
The Blob (1971) e remeccato con decenza nel 1988 da
Chuck Russell con Il Fluido
che uccide.
FORSE NON TUTTI SANNO CHE...
Il film costò circa 240.000 dollari,
o almeno così disse il produttore Harris, ma Yeaworth
riferì che in effetti il costò fu di molto
inferiore: circa 120.000 dollari. Incassò oltre 4
milioni di dollari.
Fu girato a Chester Springs (Pennsylvania),
Valley Forge (Pennsylvania), a Royersford (Pennsylvania),
per la scena alla tavola calda a Downingtown (Pennsylvania),
per la scena del cinema a Phoenixville (Pennsylvania).
A Steve McQueen furono offerti 2.500 dollari
o il 10% degli incassi. McQueen scelse i 2.500 dollari perché
non pensava che il film sarebbe stato un successo, così
finì per incassare 200 volte meno di quello che avrebbe
ottenuto accettando la percentuale.
Il Blob fu creato modificando un grosso
gavettone (per le scene iniziali) e per le sequenze in cui
è più grosso fu usato del silicone colorato.
Questa produzione indipendente fu inizialmente
associata dalla Paramount in double bill con il loro film
Ho sposato un mostro venuto dallo spazio (1958),
supponendo che, dei due, The Blob fosse quello
meno importante e che avrebbe incassato meno. Gli screening
tests e i primi incassi, invece, fecero notare ai capoccioni
della Paramount che era proprio The Blob ad avere
più successo fra i due e così, mantenuto il
double bill, il film di Yeaworth Jr. divenne il principale
e furono investiti molti più soldi per la promozione.
La canzone iniziale (scritta da Burt Bacharach
e Hal David) fu accreditata ad un gruppo: "The Five
Blobs". La verità è che il cantante era
solo uno, Bernie Knee, che registrò tutte le tracce
vocali.
Steve McQueen fu ingaggiato dai produttori
con un contratto mirato alla realizzazione di tre film di
cui The Blob sarebbe dovuto essere il primo. Fu
così difficoltoso lavorare con McQueen che i produttori
sciolsero il contratto e non lo fecero lavorare nelle altre
due pellicole.
Il titolo originale sarebbe dovuto essere
"The Glob" ma si scoprì che il cartoonista
Walt Kelly aveva già usato quel titolo.
Il vecchio che per primo scopre il meteorite
e che diventa la prima vittima del Blob, fu interpretato
dal veterano del cinema Olin Howland. Questo sarebbe stato
il suo ultimo film in una carriera che comprende almeno
200 pellicole a partire dai tempi del muto.
Quando Steve e Jane entrano nella stazione
di polizia per riferire della morte del Dottor Hallen, si
vede un calendario alla pagina del Luglio 1957.
La versione doppiata in spagnolo ha sostituito
la canzone iniziale (nei titoli) con una strumentale in
tono con il film.
Quando il film finisce e compare la scritta
THE END, quest'ultima si modifica ed assume la forma di
un punto interrogativo.
Questo è l'ultimo film in cui Steve
McQueen compare nei credits come "Steven".
Nello script il Blob veniva indicato con
il termine "The Mass".
Il cinema da cui tutti scappano è
il Colonial Theater di Phoenixville (Pennsylvania).
Il film che viene mostrato al cinema è
Daughter of Horror, ai tempi distribuito come Dementia
(1955).
Nella sequenza al cinema si vede il poster
di un film intitolato The Vampire and the Robot. benché
questo fosse uno dei titoli proposti per il film Mother
Riley Meets the Vampire (1952), il poster non rappresenta
nessun vero film. In pratica sarebbe una modifica apportata
alla locandina del film Il Pianeta proibito (Forbidden
Planet, 1956).