FOLLIE DI NOTTE
Italia - 1978 - 95min - Colore

di Joe D'Amato [Aristide Massaccesi]

GENERE
MONDO
IN BREVE
Fiacchissimo mondo fatto da Massaccesi che non era il migliore nel genere. E' un collage di roba già vista. Molto trash.
WEIRD
SESSO
VIOLENZA
SANGUE
PAURA

 

La Frase dal Film: "A Tokyo, quella città a transistòr, c'è un sacco di locali, a transistòr, dove un pubblico, a transistòr, sta guardando tutte le notti uno spettacolo, a transistòr... Questo locale si chiama Gamoko, che vorrebbe dire: transistòr! Sayonara!"

Mondo movie erotico girato da Massaccesi, che cura anche la fotografia, e presentato da Amanda Lear, alla quale vengono affidate frasi abborracciate tipo: "Nelle notti di follie ci sono tante follie". Non ci leggo molto impegno. La Lear gira per il mondo solo metaforicamente visto che lo pseudodocumentario è composto per lo più dalle solite scenette girate nei dintorni romani. Dal macero si salva solo la musica del bravo Piero Umiliani. Ma vediamo più in dettaglio cosa ha da offrire questo film che, già dalle prime, getta inquietanti ombre trash. Il tutto si apre con la (lunghissima) canzone "Follow Me" interpretata da Amanda alla quale in questo inizio e alla fine viene data la dovuta occasione di pubblicizzare i suoi singoli musicali. Prima tappa: Las Vegas, recuperata da un girato utilizzato in un tot di altri documentari erotici (Le Notti Porno nel Mondo, 1977, ad esempio); qui una ragazza in due pezzi fa una strana caccia al tesoro. Poca roba. Ci si desta invece con il filmato seguente che vede una setta che nei sotterranei cittadini compie un rito porno-satanico; il top è che la cosa si svolge al grido di "Choo Choo Sacrifice" (come dire "Ciuf, ciuf, sacrificio") ed infatti i membri della setta s'inchiappettano in colonna in un improbabile trenino dell'amore. Anche troppo idiota per essere definito trash. Quindi in un locale giapponese, dove non ci sono giapponesi, un uomo ed una donna con le mani legate si strappano dei quotidiani di dosso fino a trovarsi nudi. Voto: zero. A Rio De Janeiro una donna vestita da selvaggia fa uno strip scalmanato. A Parigi due ballerini mixano Il Lago dei Cigni con la discomusic e danzano eroticamente (?). Quindi arriva la sequenza del mago che scambia i genitali agli assistenti: lei si becca il pene e lui lo perde. Molto trash. Una giornalista amica della Lear si è infiltrata in un bordello di Berlino dove i più crudi gusti sessuali possono trovare soddisfazione: si tratta dello stesso finto luogo visto in Le Notti Porno nel Mondo n.2 (1978). C'è chi si fa frustare, c'è un vecchio che si fa piantare un chiodo nel pene (e si esalta), c'è chi simula di essere morto per stimolare le fantasie necrofile del partner. C'è anche chi si annoia: lo spettatore. Segue intervista a "i forzati del sesso", due attori porno che mostrano le loro prodezze; qui ci si può godere un pompino performato dalla Hedman, ex Frajese, ex Lothar. Il pezzo è hard e non è malaccio. E si ripiomba nel sonno con la maga di Beirut che fa levitare i cazzi; vorrei dire "vedere per credere" ma non ne vale la pena. Viene poi il turno del solito balletto afro e quindi di un mago nano che estrae roba prima dal ben noto cilindro e poi dalla capiente vagina della assistente. Tutto fintissimo, naturalmente. L'ultimo filmato riguarda due donne vestite in abiti seicenteschi (o giù di lì) che si spogliano e fanno qualcosina. Fiacchissimo. Chiude il baraccone Amanda Lear entrando in moto in discoteca e cantando "Enigma", una canzone della quale giustamente nessuno preserva memoria. Follie di Notte è una vera follia di mondo movie, scarsissimo puzzle composto da filmati girati qua e la e qua e là utilizzati, la Lear cerca di confermare il suo personaggio trasgressivo ma ci guadagna solo una misera finestra pubblicitaria. Joe D'Amato non è certo Jacopetti né Prosperi, i suoi mondos in genere erano scadenti e Follie di Notte conferma la scarsa attitudine. Già nel 1978 la pellicola puzzava di muffa; meglio lasciarla nel dimenticatoio.

Noto all'estero come: Amanda Lear - Follow me (Germania).

FORSE NON TUTTI SANNO CHE...

Nonostante si sia vociferato per anni che Amanda Lear fosse un uomo, un transessuale operato o meno, la cosa non è assolutamente vera; nonostante ciò queste voci persitono, in una certa misura, ancora adesso. Fu Salvador Dalì, mentore della Lear, a consigliarle di fingere di essere un uomo ed infatti la donna giocò con l'equivoco per tutto il tempo della sua carriera e la cosa si rivelò un valido escamotage pubblicitario.

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