La Frase dal Film:
"Dai, su, non te la prendere. Sapessi a quanti
uomini capita" "Se lo dici tu
che sei esperta!"
Frase da tenere a mente nel caso voleste
finire veramente male ciò che già a aveva
preso una brutta piega. Non divaghiamo. Le Foto di Gioia
rientra perfettamente nella corrente dell'horror che pesca
stili e "moventi" dal cinema italiano anni '70
per far approdare il tutto in una dimensione più
balorda od assurda. Bava figlio aveva già accennato
qualcosa con l'eccentrico Body Buzzle (1982) ma
è con quest'ultimo film che, in un anelito exploitation
diretto a lenire i pruriti del grande pubblico, farà
spirare il killer "visionario" fra le morbide
tettone della Grandi. Iniziamo col dire che tutto nel film
è strutturato in modo da far risaltare il giunonico
corpo della Serena nazionale: paradigmatica è la
scena in cui "l'attrice" esce dalla villa perché
ha sentito dei rumori e, mettendosi casualmente a piovere,
finisce bagnata dalla testa ai piedi con il vestito reso
trasparente dall'acqua. Il reggiseno, a quanto pare, non
era stato ancora inventato nel 1987 (ma le spalline sì).
Stessa sorte esploitativa tocca a Trine Mechelsen (Spettri,
1987), nel film Kim, che si fa maneggiare le tette da due
modelle di colore. Pure Sabrina Salerno, al tempo "primo
sale", si spoglia nuda e ci mostra un seno da dieci
e lode. Va da sé che l'horror, in tutto questo exploitation,
rimane schiacciato sotto chili di natiche e di tette. Nessuno
sembra resistere al fascino provinciale della Grandi e sia
uomini che donne si dichiarano innamorati di lei: è
l'apoteosi del grossolano. Nonostante il guizzo weird che
ci consente di vedere con gli occhi del killer i volti trasformati
delle vittime (la donna occhio e quella ape), Bava pare
dimenticare il sadismo genuinamente inquietante di Argento
nel momento in cui, comunque, da lui media l'idea di un
particolare visto ma difficile da riportare alla memoria.
Non che Le Foto di Gioia sia un film noioso o che
le trovate dell'assassino siano banali (ottime le api),
però il tutto si arena sull'inettitudine degli uni
e sull'inverosimiglianza degli altri. La Grandi sarà
bella ma non sa recitare, né tantomeno doppiarsi.
La Nicolodi sembra un po' fuori posto ed il suo modo di
recitare sempre nervoso od isterico alla lunga, per chi
di pellicole con lei ne ha viste tante, stanca e risulta
stucchevole. Gradevole vedere George Eastman (Montefiori)
stropicciare la Grandi ma il suo ruolo nel film è
più assimilabile ad un cammeo che ad una vera e propria
parte. La parte di Mark interpretata da Zinny non solo non
ha molto senso ma pare proprio un brutto tributo a La
finestra sul cortile (1954) di Hitchcock. Non trash,
insomma, ma discretamente risibile, questo Le Foto di
Gioia rimane un divertente intermezzo che val la pena
gustarsi solo se, per caso, vi trovaste davanti alla tv.
Noto all'estero come: The photos of
Joy, Delirium (UK), Delirium: Photo of
Gioia (USA), Gioia's Photograph, Photo
of Gioia.
FORSE NON TUTTI SANNO CHE...
Gioia nelle versioni anglosassoni diventa
Gloria.
Karl Zinny, che nel film è Mark,
è il figliastro di Remo Girone nonché figlio
di Victoria Zinny (Fantasma
d'amore, 1981) e fratello di Veronica Zinny (Macabro,
1980), la quale, quest'ultima, è sorella minore di
Urbano Barberini (Demoni, 1985;
Opera, 1987). Tutto in famiglia!