TRAMA

Gioia (Grandi) è una modella nonché editrice di una rivista di foto erotiche. Il suo lavoro e quello dei suoi collaboratori viene sconvolto nel momento in cui una delle modelle della rivista viene barbaramente uccisa. Sembra che il killer abbia una vera ossessione nei confronti di Gioia tanto che perseguita la donna spedendole foto dei cadaveri piazzati davanti a delle sue gigantografie. Tutti, per un motivo o per un altro, potrebbero essere i colpevoli.


LE FOTO DI GIOIA
(ITALIA - 1987 - 94min - Colore)

di Lamberto Bava

GENERE
ITALIAN GIALLO - EROTIC
IN BREVE
L'horror, in tutto questo exploitation, rimane schiacciato sotto chili di natiche e di tette
WEIRD
SESSO
VIOLENZA
SANGUE
PAURA

 

La Frase dal Film: "Dai, su, non te la prendere. Sapessi a quanti uomini capita" "Se lo dici tu che sei esperta!"

Frase da tenere a mente nel caso voleste finire veramente male ciò che già a aveva preso una brutta piega. Non divaghiamo. Le Foto di Gioia rientra perfettamente nella corrente dell'horror che pesca stili e "moventi" dal cinema italiano anni '70 per far approdare il tutto in una dimensione più balorda od assurda. Bava figlio aveva già accennato qualcosa con l'eccentrico Body Buzzle (1982) ma è con quest'ultimo film che, in un anelito exploitation diretto a lenire i pruriti del grande pubblico, farà spirare il killer "visionario" fra le morbide tettone della Grandi. Iniziamo col dire che tutto nel film è strutturato in modo da far risaltare il giunonico corpo della Serena nazionale: paradigmatica è la scena in cui "l'attrice" esce dalla villa perché ha sentito dei rumori e, mettendosi casualmente a piovere, finisce bagnata dalla testa ai piedi con il vestito reso trasparente dall'acqua. Il reggiseno, a quanto pare, non era stato ancora inventato nel 1987 (ma le spalline sì). Stessa sorte esploitativa tocca a Trine Mechelsen (Spettri, 1987), nel film Kim, che si fa maneggiare le tette da due modelle di colore. Pure Sabrina Salerno, al tempo "primo sale", si spoglia nuda e ci mostra un seno da dieci e lode. Va da sé che l'horror, in tutto questo exploitation, rimane schiacciato sotto chili di natiche e di tette. Nessuno sembra resistere al fascino provinciale della Grandi e sia uomini che donne si dichiarano innamorati di lei: è l'apoteosi del grossolano. Nonostante il guizzo weird che ci consente di vedere con gli occhi del killer i volti trasformati delle vittime (la donna occhio e quella ape), Bava pare dimenticare il sadismo genuinamente inquietante di Argento nel momento in cui, comunque, da lui media l'idea di un particolare visto ma difficile da riportare alla memoria. Non che Le Foto di Gioia sia un film noioso o che le trovate dell'assassino siano banali (ottime le api), però il tutto si arena sull'inettitudine degli uni e sull'inverosimiglianza degli altri. La Grandi sarà bella ma non sa recitare, né tantomeno doppiarsi. La Nicolodi sembra un po' fuori posto ed il suo modo di recitare sempre nervoso od isterico alla lunga, per chi di pellicole con lei ne ha viste tante, stanca e risulta stucchevole. Gradevole vedere George Eastman (Montefiori) stropicciare la Grandi ma il suo ruolo nel film è più assimilabile ad un cammeo che ad una vera e propria parte. La parte di Mark interpretata da Zinny non solo non ha molto senso ma pare proprio un brutto tributo a La finestra sul cortile (1954) di Hitchcock. Non trash, insomma, ma discretamente risibile, questo Le Foto di Gioia rimane un divertente intermezzo che val la pena gustarsi solo se, per caso, vi trovaste davanti alla tv.

Noto all'estero come: The photos of Joy, Delirium (UK), Delirium: Photo of Gioia (USA), Gioia's Photograph, Photo of Gioia.

FORSE NON TUTTI SANNO CHE...

Gioia nelle versioni anglosassoni diventa Gloria.

Karl Zinny, che nel film è Mark, è il figliastro di Remo Girone nonché figlio di Victoria Zinny (Fantasma d'amore, 1981) e fratello di Veronica Zinny (Macabro, 1980), la quale, quest'ultima, è sorella minore di Urbano Barberini (Demoni, 1985; Opera, 1987). Tutto in famiglia!

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