La Frase dal Film:
"Siete folle, Victor Frankenstein da Ginevra. Come potevate immaginare quello che avreste liberato? Come l'avete messo insieme? Con pezzi di ladri, pezzi di assassini? Il male, cucito al male, cucito al male, cucito al male. Credete veramente che questa cosa vi sarà grata per la sua mostruosa nascita? Il male avrà la sua vendetta! Possa Iddio aiutare coloro che amate"
Il Frankenstein mainstream per eccellenza, per ora. O comunque il Frankenstein per eccellenza degli anni '90. L'idea produttiva venne a Francis Ford Coppola, che aveva intenzione di farne un degno compagno del suo Dracula di Bram Stoker (1992); Coppola tuttavia cedette la regia a Branagh relegando il proprio ruolo a quello di produttore, scelta che si rivelò infelice almeno per Coppola, in quanto i due litigarono non poco, a partire da un taglio della mezz'ora iniziale di girato che Coppola pretendeva e che Branagh non volle concedere. Anche produttivamente la scelta di Branagh non si rivelò felicissima: il film non guadagnò le cifre sperate, e questo probabilmente per lo stile "teatrale". Branagh sceglie una rappresentazione fedele al romanzo di riferimento scritto nel 1816 da Mary Shelley Wollstonecraft, riportando il racconto alla sua dimensione gotica e romantica. Branagh, inoltre, capisce che al centro della storia di Frankenstein c'è (sempre) stato il mostro, cosciente della propria natura disumana e in una dinamica di amore-odio verso il suo creatore. La scelta di De Niro è pregevolissima; ma quando non si hanno ottimi risultati con De Niro davanti ad una macchina da presa?! Il solenne afflato di Branagh, il suo anelito culturale di riportare il racconto alla sua origine letteraria, il suo "vizio" alla shakespearianità però affossano il film, in parte immeritatamente in quanto la sua cifra è ben diversa da quella del pubblico mainstream, in parte giustamente, in quanto l'inglese fa di Frankenstein un gioco roboante e narrativamente ridondante. Ad esempio l'incipit e la chiusa appesantiscono la narrazione (Coppola aveva ragione) in cerca di lezioni morali non necessarie in quanto ovvie. Ovvia è anche la formazione di Victor Frankenstein che viene nartrata come dovesse portare a esisti sconosciuti, non tenendo conto della familiarità che il pubblico ha con il racconto. Meglio la seconda parte, che mette al centro il mostro e, differentemente da quanto hanno fatto altri, la sua coscienza, la sua volontà di conoscere, di cercare calore umano e di esprimere umanità. Nell'enfatizzare la solitudine della Creatura, Branagh recupera pienamente la relazione fra il Mostro e il suo creatore che è suo padre e anche il suo unico e possibile amico. Il meglio si ha nel finale, con la creazione della compagna del mostro, importando elementi da La Moglie di Frankenstein (1935). La disperazione che nella Creatura maschile è di tipo riflessivo con un'aggressività eterodiretta (anche se questo psicologicamente è un po' un controsenso), diventa distruttivamente autodiretta per la Elizabeth rianimata che chiude il dramma fra le fiamme. E di dramma infatti si tratta, con Branagh che struttura il suo film con la stessa enfasi drammatica di un'opera shakespeariana, dove i protagonisti cadono ad uno ad uno sul palcoscenico fino a che il telo della morte non cala su tutti gli interpreti. Fra questo e quell'atto, tuoni e fulmini che polverizzano alberi, che fiammeggiano da dietro le finestre, innalzando i toni del film a livelli forse eccessivamente iperbolici. A metà fra la seriosa riduzione teatrale, con una scenografia che richiama chiaramente gli allestimenti teatrali (vedi salone di casa Frankenstein, stilizzazione di quanto visto nell'omonimo del 1931) e intrattenimento da popcorn-cinema (esaltato dallo score di Patrick Doyle), il Frankenstein di Branagh perde pezzi d'anima qua e là con il rischio di non convincere del tutto. A tratti si rimane incantati, come quando si vede Victor trasportare il corpo morto di Elizabeth sulla scalinata con il lungo drappo rosso a strascico, o nelle riprese che esaltano la geometria dell'aula cilindrica universitaria, altrove ci si interroga, come quando la Creatura zompa fra i ghiacci con un salto alla Bruce Lee. Quando vidi il film ai tempi ne rimasi positivamente colpito per ogni sua parte, anche perché ho amato il romanzo e vedere De Niro in una sua riduzione mi esaltò non poco; a rivederlo adesso, a cavallo di tanti film horror prodotti prima e dopo, ci si accorge delle magagne. O magari sono io che sono diventato troppo rompiballe. Frankenstein di Mary Shelley rimane una più che dignitosa riduzione cinematografica di uno splendido romanzo, un film con un cast assolutamente preparato (si parla sempre di De Niro ma che dire della Carter e di Ian Holm), produttivamente ricco e di sicuro intrattenimento. Eppure Coppola aveva ragione ad incazzarsi; di fatto il pubblico che non ha tutti gli strumenti tecnici di comprensione ma sente con il cuore, ha amato più il suo Dracula e di esso ha maggiore memoria, mentre il Frankenstein di Branagh lentamanete ed inesorabilmente scivola nel dimenticatoio.
FORSE NON TUTTI SANNO CHE...
Il film, girato fra il 21 ottobre 1993 e il 25 febbraio del 1994, costò circa 45 milioni di dollari e ne incassò 112 milioni, l'80% dei quali nei botteghini non USA.
Il film ha parecchi rimandi a precendenti pellicole che hanno raccontato i fattacci dello scienziato Frankenstein: 1) La Creatura prende vita in una vasca metallica come il Frankenstein (1910) di Edison. 2) Victor prende un impiccato e usa il cadavere per i suoi esperimenti come nel Frankenstein del 1931. Dallo stesso film si prende l'idea che la Creatura sia rianimata con l'elettricità (cosa mai detta nel libro) e la frase "E' vivo!" esclamata da Frankenstein. 3) La prima parola pronunciata dalla Creatura è "amico" che è anche la parola più utilizzata dalla Creatura descritta ne La Moglie di Frankenstein (1935). 4) Victor usa il cervello del suo mentore e brillante scienziato per la Creatura, così come si vede ne La Maschera di Frankenstein (1957): anche in quest'ultimo film il ruolo di Justine è ampliato e la si fa innamorare di Frankenstein. 5) Il mentore di Victor Frankenstein che lo introduce agli esperimenti di rianimazione, mostra i suoi risultati animando un braccio morto, come nel film per la tv Frankenstein: The True Story (1973). 6) La Creatura si nasconde nel porcilaio al fianco del cottage di una famiglia povera; nel libro si trattava della casa di rifugiati stranieri. La variazione era già stata utilizzata in Victor Frankenstein (1977) di Calcin Floyd. 6) Lo scontro finale fra Frankenstein, la Creatura e la povera Elizabeth era già stato rappresentato in Frankenstein oltre le frontiere del tempo (1990) di Corman. 7) Il colera decima le persone di Ingolstadt e Victor spera che la Creatura muoia per la malattia. Nel libro non si parla di colera, mentre di epidemia di colera si tratta nel film tv Frankenstein (1993) di David Wickes.
Robert De Niro studiò il linguaggio delle persone che erano state colpite da ictus cerebrale al fine di apprendere la prosodia di chi impara di nuovo a far emergere il linguaggio.
Per il ruolo della creatura furono presi in considerazione Gérard Depardieu ed Andy Garcia.
Kenneth Branagh bandì dal set il termine "mostro".
Christopher Lambert era stato ingaggiato per il ruolo di Hery Clerval ma fu sostituito all'ultimo minuto da Tom Hulce.
Si chiese a Sean Connery se volesse interpretare il professor Waldman, ma questi rifiutò.
Il liquido amniotico in cui viene fatta rivivere la creatura era gel riscaldato. Nella scena in cui il mostro e Victor provano a mettersi in piedi e scivolano di continuo in quanto particamente immersi nel liquido, la tuta vestita da De Niro (tuta che gli dava l'aspetto nudo) si lacerò in un punto sicché le riprese dovettero essere compiute solo da un'angolatura.
Benché non sia stato accreditato alla sceneggiatura, Branagh scrisse di suo pugno la scena in cui l'Elizabeth rianimata si dà fuoco.
Inizialmente Branagh voleva Emma Thompson per il ruolo di Elizabeth ma l'attrice rifiutò la proposta per lavorare nel film Carrington (1995) e il ruolo andò alla Carter. Male, perché Branagh e la Thompson ai tempi erano sposati ma il regista s'innamorò della Carter sul set e lasciò la moglie.
Kate Winslet fu provinata per il ruolo di Elizabeth, ruolo poi preso dalla Carter. Tuttavia Branagh fu così impressionato dalle capacità della Winslet che la chiamò per il ruolo di Ofelia nel film Amleto (1996), ruolo che per coincidenza era stato coperto dalla Carter nel omonimo film di Zeffirelli del 1990.
Kenneth Barnagh, John Cleese e Robert Hardy, presenti in questo film, lavoreranno ancora insieme in Harry Potter e la Camera dei Segreti (2002). Hardy tornerà anche nei seguenti film della serie; in Harry Potter e l'Ordine della Fenice (2007) partecipò anche Helena Bonham Carter.