La Frase dal Film:
"In mezzo a tutto sto casino ho imparato questa
verità della vita: tu vieni qua e tu giù,
mettiti così e tu così, adesso amami, baciami,
amami, stringimi, girati, ..."
"Fritz the Cat" fu una creazione
di Robert Crumb, leggenda fra gli artisti underground negli
anni '60. Il gatto protagonista di avventure freak apparve
la prima volta nella rivista comica ZAP! e poi in molte
altre riviste che giravano in quegli anni a San Francisco.
Il regista Ralph Bakshi, con il produttore Robert Krantz,
sfruttò la notorietà di Fritz e ne fece il
primo cartoon vietato ai minori. Divertente il fatto che
un cartone della controcultura nacque come operazione commerciale
(leggi sotto). Fritz si spaccia per un diverso e per un
originale ma fondamentalmente rappresenta l'uomo qualunque,
la sua rabbia contro lo status quo è spesso incoerente
e fondamentalmente opportunistica, dal momento che Fritz
mira solamente ad una gratificazione personale. In effetti
Crumb usò la sua creazione anche per sbeffeggiare
una certa controcultura e l'ipocrisia che essa si trascinava
dietro. L'antropomorfismo degli animali è mirato
ad applicare agli umani delle qualità degli animali
che li ritraggono: su tutti i poliziotti dipinti come maiali
(non che gli altri se la passino meglio). La tecnica con
cui è realizzato il disegno va contro corrente rispetto
alle tecniche usate dalla Disney: gli sfondi sono spesso
minimalisti e l'uso dei colori richiama la dimensione psichedelica
propria del mondo in cui vive Fritz e, aggiungerei, del
popolo contestatore di quegli anni che decretò il
successo del film. Poi c'è tutto il discorso sul
sesso che pervade la pellicola, elemento che di certo ha
contribuito al divieto ai minori. Viste con gli occhi di
oggi le imprese sessuali di Fritz non sembrano neppur tanto
osé, e anche se ci è dato di vedere nudi frontali,
il sesso vero e proprio è più suggerito che
mostrato e di certo risulta più bizzarro e giocoso
che volgare. Innegabile, comunque, la forza di un cartone
animato disegnato per gli adulti, cosa che al tempo era
davvero originale. Fritz, oggi, va preso più che
altro come un documento storico, come una metafora (anche
un po' distorta) degli anni '60 dal momento che il suo potere
iconoclastico, con il passare del tempo ed i cambiamenti
della società, si è andato perdendo. Forse
per coloro che fanno tutt'oggi parte della controcultura
attivista questo film avrà da dire di più
di quello che ha significato per me. Ultima nota davvero
dolente: il doppiaggio italiano è orribile. Nonostante
i doppiatori siano validi, la scelta di dare ai personaggi
delle voci con inflessioni dialettali è stata pessima:
in testa Fritz stesso con parlata romanesca. L'adattamento
italiano e la parlata dialettale portano ovviamente a degli
stravolgimenti nei dialoghi. Che i puristi optino per la
versione originale.
Seguito da: Le nove vite di Fritz il
gatto (1974).
FORSE NON TUTTI SANNO CHE...
All'inizio Ralph Bakshi voleva dirigere
Heavy Traffic (1973) o Cool and the Crazy
(1994), lavori scritti alla fine del '60. Krantz apprezzava
questi lavori ma consigliò a Bakshi di fare prima
un film più commerciale, un adattamento di qualcosa
preesistente e solo dopo di girare un film originale. Dopo
aver considerato diversi progetti approdarono a Fritz il
Gatto poiché il lavoro di Crumb era simile a quello
di Bakshi.
Il film costò un milione di dollari
e ne incassò 90 in tutto il mondo.
Il creatore di Fritz, Robert Crumb, chiese
che il suo nome fosse tolto dai credits.
Fu il primo cartone animato a beccarsi
l'X rating.
Secondo quello che ha raccontato Robert
Crumb, il creatore di Fritz, quando Ralph Bakshi e Steve
Krantz lo contattarono per chiedergli il permesso di fare
il film, egli rifiutò e Bakshi e Krantz fecero comunque
il film senza il suo consenso. Ralph Bakshi racconta un'altra
versione: "Lui [Crumb] voleva prendersi
i meriti per l'intera operazione. Fortunatamente i film
non funzionano così". Quest'ultima versione
sembra più credibile visto il carattere di Crumb.
Successivamente Crumb eliminò Fritz in una storia
intitolata "Fritz il Gatto - Superstar", in cui
Fritz era una superstar sul viale del tramonto essendo stata
sfruttata da Krantz e Bakshi che gli avevano fatto firmare
per un sacco di seguiti. Fritz finiva per essere pugnalato
dietro la testa da uno struzzo femmina. Crumb pensava che
tutto questo avrebbe impedito di creare seguiti al film
del 1972. In effetti Ralph Bakshi, che aveva detto tutto
quello che aveva da dire con il primo film, si lanciò
in un nuovo progetto (Heavy Traffic, 1973), mentre
Krantz, che voleva fare ancora un po' di soldi col personaggio
animato, chiamò Robert Taylor per scrivere e dirigere
Le nove vite di Fritz il Gatto (1974).