TRAMA

Fritz è uno studente libertino e contestatore che per seguire la sua filosofia spicciola del sesso facile si trova prima in una casa di strafattoni, poi inseguito da due sbirri, quindi alle prese un tafferuglio fra forze di polizia e popolo. Alla fine Fritz si aggregherà suo malgrado ad un gruppo di veri rivoluzionari che stanno pianificando un attentato.


FRITZ IL GATTO
(titolo or.: Fritz the Cat - USA - 1972 - 80min - Colore)

di Ralph Bakshi

GENERE
ANIMATION - EROTIC - COMEDY
IN BREVE
Personaggio mito della controcultura sessantottina. Oggi non ha più la stessa presa. Pessimo il doppiaggio dialettale italiano.
WEIRD
SESSO
VIOLENZA
SANGUE
PAURA

 

La Frase dal Film: "In mezzo a tutto sto casino ho imparato questa verità della vita: tu vieni qua e tu giù, mettiti così e tu così, adesso amami, baciami, amami, stringimi, girati, ..."

"Fritz the Cat" fu una creazione di Robert Crumb, leggenda fra gli artisti underground negli anni '60. Il gatto protagonista di avventure freak apparve la prima volta nella rivista comica ZAP! e poi in molte altre riviste che giravano in quegli anni a San Francisco. Il regista Ralph Bakshi, con il produttore Robert Krantz, sfruttò la notorietà di Fritz e ne fece il primo cartoon vietato ai minori. Divertente il fatto che un cartone della controcultura nacque come operazione commerciale (leggi sotto). Fritz si spaccia per un diverso e per un originale ma fondamentalmente rappresenta l'uomo qualunque, la sua rabbia contro lo status quo è spesso incoerente e fondamentalmente opportunistica, dal momento che Fritz mira solamente ad una gratificazione personale. In effetti Crumb usò la sua creazione anche per sbeffeggiare una certa controcultura e l'ipocrisia che essa si trascinava dietro. L'antropomorfismo degli animali è mirato ad applicare agli umani delle qualità degli animali che li ritraggono: su tutti i poliziotti dipinti come maiali (non che gli altri se la passino meglio). La tecnica con cui è realizzato il disegno va contro corrente rispetto alle tecniche usate dalla Disney: gli sfondi sono spesso minimalisti e l'uso dei colori richiama la dimensione psichedelica propria del mondo in cui vive Fritz e, aggiungerei, del popolo contestatore di quegli anni che decretò il successo del film. Poi c'è tutto il discorso sul sesso che pervade la pellicola, elemento che di certo ha contribuito al divieto ai minori. Viste con gli occhi di oggi le imprese sessuali di Fritz non sembrano neppur tanto osé, e anche se ci è dato di vedere nudi frontali, il sesso vero e proprio è più suggerito che mostrato e di certo risulta più bizzarro e giocoso che volgare. Innegabile, comunque, la forza di un cartone animato disegnato per gli adulti, cosa che al tempo era davvero originale. Fritz, oggi, va preso più che altro come un documento storico, come una metafora (anche un po' distorta) degli anni '60 dal momento che il suo potere iconoclastico, con il passare del tempo ed i cambiamenti della società, si è andato perdendo. Forse per coloro che fanno tutt'oggi parte della controcultura attivista questo film avrà da dire di più di quello che ha significato per me. Ultima nota davvero dolente: il doppiaggio italiano è orribile. Nonostante i doppiatori siano validi, la scelta di dare ai personaggi delle voci con inflessioni dialettali è stata pessima: in testa Fritz stesso con parlata romanesca. L'adattamento italiano e la parlata dialettale portano ovviamente a degli stravolgimenti nei dialoghi. Che i puristi optino per la versione originale.

Seguito da: Le nove vite di Fritz il gatto (1974).

FORSE NON TUTTI SANNO CHE...

All'inizio Ralph Bakshi voleva dirigere Heavy Traffic (1973) o Cool and the Crazy (1994), lavori scritti alla fine del '60. Krantz apprezzava questi lavori ma consigliò a Bakshi di fare prima un film più commerciale, un adattamento di qualcosa preesistente e solo dopo di girare un film originale. Dopo aver considerato diversi progetti approdarono a Fritz il Gatto poiché il lavoro di Crumb era simile a quello di Bakshi.

Il film costò un milione di dollari e ne incassò 90 in tutto il mondo.

Il creatore di Fritz, Robert Crumb, chiese che il suo nome fosse tolto dai credits.

Fu il primo cartone animato a beccarsi l'X rating.

Secondo quello che ha raccontato Robert Crumb, il creatore di Fritz, quando Ralph Bakshi e Steve Krantz lo contattarono per chiedergli il permesso di fare il film, egli rifiutò e Bakshi e Krantz fecero comunque il film senza il suo consenso. Ralph Bakshi racconta un'altra versione: "Lui [Crumb] voleva prendersi i meriti per l'intera operazione. Fortunatamente i film non funzionano così". Quest'ultima versione sembra più credibile visto il carattere di Crumb. Successivamente Crumb eliminò Fritz in una storia intitolata "Fritz il Gatto - Superstar", in cui Fritz era una superstar sul viale del tramonto essendo stata sfruttata da Krantz e Bakshi che gli avevano fatto firmare per un sacco di seguiti. Fritz finiva per essere pugnalato dietro la testa da uno struzzo femmina. Crumb pensava che tutto questo avrebbe impedito di creare seguiti al film del 1972. In effetti Ralph Bakshi, che aveva detto tutto quello che aveva da dire con il primo film, si lanciò in un nuovo progetto (Heavy Traffic, 1973), mentre Krantz, che voleva fare ancora un po' di soldi col personaggio animato, chiamò Robert Taylor per scrivere e dirigere Le nove vite di Fritz il Gatto (1974).

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