TRAMA

Il castello dei Menliff viene scosso dal ritorno della pecora nera di famiglia, Kurt (Christopher Lee), un sadico il cui gusto per le frustate alle donne lo ha portato ad essere bandito da casa. Nel frattempo la sua ex Nevenka (Daliah Lavi) si è sposata col fratello bravo, Christiano (Luciano Stella). Nel castello, il padre (Gustavo De Nardo) e la cameriera Giorgia hanno più di un motivo per odiare Kurt. Il rapporto fra Nevenka e il sadico riprende a suon di frustate e la donna pare gradire, ma poco dopo Kurt viene ucciso. Altre morti avverranno nel castello quasi come se lo spirito di Kurt volesse portare sfacelo anche dall'Aldilà.


LA FRUSTA E IL CORPO
(ITALIA/FRANCIA - 1963 - 88min - Colore)

di John M. Old [Mario Bava]

GENERE
GOTICH HORROR - MYSTERY
IN BREVE
Bava stupisce con il suo "gotico cromatico". Ogni fotogramma è una piccola opera d'arte. Anche la storia è coraggiosa per il tempo.
WEIRD
SESSO
VIOLENZA
SANGUE
PAURA

 

La Frase dal Film: "Sèguita a dire che è stato Kurt a trascinarla via. Dice che l'ha frustata a sangue e che poi l'ha portata nella cripta e l'ha rinchiusa dentro la tomba"

Gotico romantico di Bava che anticipa alcune tematiche che diverranno piatto forte del giallo all'italiana. La Frusta e il Corpo beneficia di una trama solida, di un buon cast (che vede protagonisti il magnetico Christopher Lee e la bellissima Daliah Lavi), ma soprattutto stupisce per lo spettacolare uso delle luci e della fotografia (di Ubaldo Terzano) che rendono ogni fotogramma una piccola opera d'arte composta da colori vividi. Questo film di Bava è uno dei suoi più famosi, migliori e controversi. Ernesto Gastaldi, Luciano Martino e Ugo Guerra scrivono un soggetto (e la sceneggiatura) che sta a metà fra il poetico e l'eccesso sadico, quest'ultimo ai nostri giorni sembra cosa da poco ma ai tempi fece scalpore. Nonostante l'elemento sadomasochistico che pervade l'opera, questo non viene mai rappresentato in maniera esploitativa ma è veicolato dalle espressioni della Lavi, sguardi che mischiano lussuria, rabbia e delirio. Il fatto che il tema della perversione sia trattato con stile dal regista non vuol dire che sia trattato in maniera debole: Bava filma le scene di flagellazione ai danni di Nevenka dal punto di vista di Kurt, obbligando lo spettatore ad una forzata identificazione. Christopher Lee ci mette del proprio con la sua "imponenete" presenza, immerso nelle luci e ombre piazzate qua e là da Bava a dipingere il suo quadro d'orrore. La paura che il regista suggerisce è qualcosa di primitivo (come il sesso), è una mano che esce dal buio per uccidere o per strappare i vestiti. La tecnica che gioca con buio e luce genera una risonanza emotiva già di per sé stimolata dalle ambientazioni gotiche (cripte, castello, ...): c'è una poetica tragica, cerebrale e che ha a che fare con il dramma famigliare che rammenta le pellicole di Corman tratte da Edgar Allan Poe. Ogni personaggio trova un suo spazio e Bava non favorisce nessuno a discapito degli altri, al di là del fatto che non c'è un eroe positivo, mentre il personaggio Kurt diventa il pivot negativo presente e non presente (che sia morto davvero o che ci sia il fantasma sarà rivelato solo alla fine) attorno al quale ruota tutta la faccenda. La Frusta e Il Corpo non è il solito gotico incentrato sul fantasma di qualcuno, o meglio non è solamente questo: Bava lo trasforma in un mystery in cui ognuno potrebbe essere l'esecutore degli omicidi che rimangono inspiegati fino al termine. La soluzione non è ciò che si definisce "qualcosa d'inaspettato" ma il tutto avviene in una cripta con al fianco dei protagonisti una bara scoperchiata con dentro un cadavere che brucia fra le fiamme; insomma, non succede tutti i giorni. Il compositore Carlo Rustichelli si prenede una pausa dai suoi soliti temi musicali lounge per comporre qualcosa più orientato al classico che possa entrare in tono con il romanticismo della pellicola. Benché non si tratti di uno dei film più crudi degli anni '60, La Frusta e il Corpo riesce a trascendere lo stesso genere da cui origina e diventa un film "al limite" dalle molteplici qualità artistiche e dal grande impatto visivo, pari o superiore al coetaneo I tre volti della paura (1963) sempre di Bava. Chi non conoscesse il genere gotico forse è meglio che si indirizzi prima verso qualcosa di più classico (magari La Maschera del demonio, 1960) ma per coloro che hanno già saggiato castelli, segrete, raganatele e pipistrelli in bianco e nero, questo "gotico cromatico" del maestro italiano rappresenterà davvero un'esperienza memorabile.

Noto all'estero come: The Whip and the Body (UK), Night Is the Phantom (UK versione doppiata), Le corps et le fouet (Francia), What (USA con credits iniziali differenti), Der Dämon und die Jungfrau (Germania).

FORSE NON TUTTI SANNO CHE...

Il film, girato fra il 3 luglio 1963 e il 21 luglio dello stesso anno a Tor Caldara (nel Lazio), costò circa 66.500 dollari.

La bella Daliah Lavi, interruppe la carriera di attrice agli inizi degli anni '70 e iniziò quella di cantante. Divenne, circa nello stesso periodo, una delle più popolari cantanti in Germania incidendo due grossi successi: "Oh, wann kommst Du?" (O, quando verrai?) e "Willst Du mit mir gehen?" (Vuoi venire con me?).

La pupilla di Bava, l'attrice Barbara Steele, non accettò la parte di Nevenka in questo film. Non è chiaro se lo fece per precedenti impegni lavorativi o perché offesa dalla materia sessuale trattata nel film.

Tutti nome stranieri per la crew, per vendere meglio: Bava diventa John M. Old, Ernesto Gastaldi si firma Julian Barry, Ugo Guerra si firma Robert Hugo, Luciano Martino si rinomina Martin Hardy, il co-direttore (con Bava) della fotografia Ubaldo terzano diventa David Hamilton, e il compositore Carlo Rustichelli prende nome Jim Murphy.

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