LA FRASE dal film:
"Perché non ci uccidete subito?"
"Non dimentichi il valore dell'intrattenimento,
così nessuno di noi si divertirebbe più"
Il genere cinematografico delle "home-invasion",
dopo film come Arancia Meccanica (1971), Cane
di paglia (1971), Henry
- pioggia di sangue (1990) e Panic Room
(2002), solo per fare alcuni esempi, dà il benvenuto
a questa brutale e crudele pellicola che non lascia
nessun margine di speranza agli occhi dello spettatore.
Il regista Haneke, che definisce i suoi film come "una
forma di consapevole omissione del lato bello della
vita", costruisce, almeno per un ora buona
di film (prima dei 20 minuti bergmaneschi in cui i due
coniugi sono lasciati liberi), uno dei migliori home-invasion
mai visti, anzi, uno dei migliori e più cinicamente
semplici horror mai girati. La crudeltà della
coppia di giovani psicopatici è ingiustificata,
gratuita, senza una motivazione psico-sociologica, senza
un legame di causa effetto come in genere si percepisce
in qualsiasi opera cinematografica. Paul e Peter sono
quasi come una coppia di comici perversi (Laurel e Hardy
dirà Alessandra Di Luzio) e la loro malvagità
è in contrasto netto con i loro educatissimi
modi di fare e soprattutto con i loro candidi vestiti
che farebbero pensare piuttosto a degli angeli. Quello
che più colpisce è la scelta di Haneke
di togliere qualsisi elemento catartico, il tipico reel-up
che alla fine del film fa giustizia del male e ripristina
un oridine "di natura". Paul, il più
"affascinante" dei due ragazzi sadici, ammicca
alla telecamera, guarda lo spettatore, richiama la nostra
attenzione non solo come complici voyeuristici ma anche
come se, pia illusione, potessimo avere qualche potere
reale di agire negli eventi narrati. Nulla di più
falso. Nel brevissimo momento in cui la moglie cerca
di ribellarsi ai due (l'unico momento in cui è
possibile vedere una scena di sangue, le altre sono
tutte fuori campo), Paul, tramite una specie di deus
ex machina riavvolge il nastro dello staesso film al
quale sta partecipando, in modo che tutto possa proseguire
secondo i suoi piani e togliendo nello stesso tempo
allo spettatore qualsiasi possibilità di tirare
il fiato, di veder applicata una giustizia di tipo "hollywoodiano",
di sottrarsi dal male. Reazione molto interessante quest'ultima,
soprattutto da parte di un pubblico che troppe volte
"chiede" cinicamente ed ottusamente un alto
tasso di violenza nei film mainstream. Splendida, in
definitiva, l'idiosincrasia che si crea fra la scelta
del regista di palesare la dimensione filmica e quindi
finta rispetto alle violenze (Paul che ammicca alla
telecamera, il riavvolgimento del film) e contemporaneamente
la sensazione percepita dallo spettatore di essere partecipe
di una violenza disturbante che poco ha a che fare con
la finzione. Lo score aggiunge un senso di straniamento,
alternando musica classica al trah metal di John Zorn.
Vi lascio con le parole dello stesso regista: "Mi
rifiuto di rendere consumabile la violenza al cinema
[...] Se ci si sente responsabili per il film come
opera d'arte, questa è l'unica possibilità.
Se, invece, il cinema è, per definizione, merce,
allora è giustificato qualsiasi cinismo e tutto
può essere rappresentato, tutto è legittimo
e diventa solo una questione di bravura tecnica. Ma
questa è una posizione con la quale non mi voglio
neanche confrontare perché la trovo fatale."
(in Sex and violence - percorsi nel cinema estremo,
Curti, La Selva, Lindau, 2003, p.429). Un cinema del
disagio che prende allo stomaco ma che merita una visione
ed una discussione.
FORSE NON TUTTI SANNO CHE...
Haneke ridirigerà il film che, con
il medesimo titolo, uscirà nelle sale nel 2007. La
protagonista sarà Naomi Watts. Insomma fa un remake
del suo stesso film.
La scena in cui Anna e Georg si riprendono
nel momento in cui i loro aguzzini abbandonano la casa è
un piano sequenza di oltre 10 minuti.
Peter dice che "Non abbiamo
raggiunto ancora la lungezza media di un film"
e lo dice esattamente al 90° minuto del film.