TRAMA

Una famiglia di borghesi benestanti composta da marito, moglie, giovane figlio e cane si recano nella loro casa di vacanze sulla sponde di un lago. Alla porta si presentano due ragazzi eleganti e ben educati che apparentemente chiedono solo alcune uova a nome di una famiglia del vicinato. Presto le cose degenerano e i due uccidono il cane, rompono il ginocchio al marito con una mazza da golf, incaprettano il bambino e iniziano, in pratica, a giocare sadicamente con la famigliola e anche con lo spettatore.

 


FUNNY GAMES
titolo or.: Funny Games - Austria - 1997 - 103min - Colore

di Michael Haneke

GENERE
DRAMA - THRILLER - HORROR
IN BREVE
Violenza allo stato puro senza possiblità di salvezza, neppure per lo spettatore.
WEIRD
SESSO
VIOLENZA
SANGUE
PAURA

 

LA FRASE dal film: "Perché non ci uccidete subito?" "Non dimentichi il valore dell'intrattenimento, così nessuno di noi si divertirebbe più"

Il genere cinematografico delle "home-invasion", dopo film come Arancia Meccanica (1971), Cane di paglia (1971), Henry - pioggia di sangue (1990) e Panic Room (2002), solo per fare alcuni esempi, dà il benvenuto a questa brutale e crudele pellicola che non lascia nessun margine di speranza agli occhi dello spettatore. Il regista Haneke, che definisce i suoi film come "una forma di consapevole omissione del lato bello della vita", costruisce, almeno per un ora buona di film (prima dei 20 minuti bergmaneschi in cui i due coniugi sono lasciati liberi), uno dei migliori home-invasion mai visti, anzi, uno dei migliori e più cinicamente semplici horror mai girati. La crudeltà della coppia di giovani psicopatici è ingiustificata, gratuita, senza una motivazione psico-sociologica, senza un legame di causa effetto come in genere si percepisce in qualsiasi opera cinematografica. Paul e Peter sono quasi come una coppia di comici perversi (Laurel e Hardy dirà Alessandra Di Luzio) e la loro malvagità è in contrasto netto con i loro educatissimi modi di fare e soprattutto con i loro candidi vestiti che farebbero pensare piuttosto a degli angeli. Quello che più colpisce è la scelta di Haneke di togliere qualsisi elemento catartico, il tipico reel-up che alla fine del film fa giustizia del male e ripristina un oridine "di natura". Paul, il più "affascinante" dei due ragazzi sadici, ammicca alla telecamera, guarda lo spettatore, richiama la nostra attenzione non solo come complici voyeuristici ma anche come se, pia illusione, potessimo avere qualche potere reale di agire negli eventi narrati. Nulla di più falso. Nel brevissimo momento in cui la moglie cerca di ribellarsi ai due (l'unico momento in cui è possibile vedere una scena di sangue, le altre sono tutte fuori campo), Paul, tramite una specie di deus ex machina riavvolge il nastro dello staesso film al quale sta partecipando, in modo che tutto possa proseguire secondo i suoi piani e togliendo nello stesso tempo allo spettatore qualsiasi possibilità di tirare il fiato, di veder applicata una giustizia di tipo "hollywoodiano", di sottrarsi dal male. Reazione molto interessante quest'ultima, soprattutto da parte di un pubblico che troppe volte "chiede" cinicamente ed ottusamente un alto tasso di violenza nei film mainstream. Splendida, in definitiva, l'idiosincrasia che si crea fra la scelta del regista di palesare la dimensione filmica e quindi finta rispetto alle violenze (Paul che ammicca alla telecamera, il riavvolgimento del film) e contemporaneamente la sensazione percepita dallo spettatore di essere partecipe di una violenza disturbante che poco ha a che fare con la finzione. Lo score aggiunge un senso di straniamento, alternando musica classica al trah metal di John Zorn. Vi lascio con le parole dello stesso regista: "Mi rifiuto di rendere consumabile la violenza al cinema [...] Se ci si sente responsabili per il film come opera d'arte, questa è l'unica possibilità. Se, invece, il cinema è, per definizione, merce, allora è giustificato qualsiasi cinismo e tutto può essere rappresentato, tutto è legittimo e diventa solo una questione di bravura tecnica. Ma questa è una posizione con la quale non mi voglio neanche confrontare perché la trovo fatale." (in Sex and violence - percorsi nel cinema estremo, Curti, La Selva, Lindau, 2003, p.429). Un cinema del disagio che prende allo stomaco ma che merita una visione ed una discussione.

FORSE NON TUTTI SANNO CHE...

Haneke ridirigerà il film che, con il medesimo titolo, uscirà nelle sale nel 2007. La protagonista sarà Naomi Watts. Insomma fa un remake del suo stesso film.

La scena in cui Anna e Georg si riprendono nel momento in cui i loro aguzzini abbandonano la casa è un piano sequenza di oltre 10 minuti.

Peter dice che "Non abbiamo raggiunto ancora la lungezza media di un film" e lo dice esattamente al 90° minuto del film.