TRAMA

Francis racconta la storia di un sinistro mesmerista (ipnotista) che tiene in una cassa un giovane uomo chiamato Cesare e lo utilizza esponendolo alle fiere di paese, mentre quello predice il futuro agli spettatori. Oltre a questo, l'ipnotizzatore, ovvero il doc Caligari, utilizza Cesare per compiere degli omicidi, e si viene a sapere che Caligari è il direttore di un manicomio che, impazzito, crede di essere divenuto il tale dottor Caligari che prima di lui aveva utilizzato il mesmerismo per dominare la coscienza. La verità che scaturirà solo nel finale (scusate lo spoiling ma per questo film penso di poterlo fare) ribalterà gli assunti: Francis è un matto rinchiuso in un manicomio che ha proiettato in modo paranoide il male sul direttore dell'asilo mentale e che, come ne Il mago di Oz, ha immaginato una storia che incorpora elementi della realtà.

 

 

 


IL GABINETTO DEL DOTTOR CALIGARI
titolo or.: Das Cabinett des Dr. Caligari - Germania - 1920 - 78' - b/n colorizzato - Muto

di Robert Wiene

GENERE
HORROR
IN BREVE
Il primo film horror di valore. Opera d'arte di grande influenza cinematografica.
WEIRD
SESSO
VIOLENZA
SANGUE
PAURA

 

La Frase dal film: "Du Mußt Caligari werden"*

Considerato dalla maggior parte dei critici come il primo film horror, Il Gabinetto del dottor Caligari è l'opera espressionista per eccelenza, nonché pellicola seminale di grande influenza per molti lavori successivi. Wiene, meno innovativo di molti dei suoi contemporanei, fece un uso relativo di tecniche cinematografiche particolari, con eccezione del flashback nel flashback in cui si vede lo smarrimento del dottore con le parole che compaiono sullo schermo per indicare la sua caduta nella pazzia, e decise per un'impostazione più teatrale. La telecamera è per lo più fissa e centrata sui protagonisti e sulle loro espressioni come mezzo di trasmissione delle emozioni. Quello che certamente colpisce di più è la scenografia (di Hermann Warm, Walter Roehrig e Walter Reimann) costruita da pezzi di cartone colorato e dipinto con righe sghembe, il tutto immerso in un mondo "al limite del mondo", in una realtà anfibia immersa in colori blu, seppia e verdi (attenti che la versione originale è quella con i tre colori e non quella in B&N). Ogni singola scena è proiettata in questo mondo distorto (così come anche i dialoghi scritti mantengono lo stile della scenografia) in modo che, quasi anticipando il concetto base del cinema gotico, l'ambiente trasmetta e partecipi della paura e della distorsione mentale dei protagonisti. Ed è da questo semplice indizio che lo spettatore dovrebbe già capire di trovarsi in un mondo oneiroide e allucinato e non nella "vera" realtà. Eppure proprio su questo punto si incentra la vera controversia del film: dal momento che il finale (è tutto il sogno di un pazzo ed il medico è sano) è stato imposto per non attentare allo status quo dell'autorità, il fatto di non attribuire la pazzia ad un'autorità e di farla ricadere su una persona semplice elimina il valore di critica socio-politica del film (siamo nella Repubblica del Weimar) e da ciò si deriva che la visione espressionista sia quella di una folle, ovvero l'arte moderna non ha senso ed è pura pazzia. In effetti applicare la visione espressionista ad un'autorità sarebbe stato un bel colpo e nell'intento degli autori c'era proprio la volontà di colpire l'autoritarismo prussiano che tendeva a trasformare gli uomini in automi, ma anche Fritz Lang, inizialmente interessato all'operazione, espresse delle perplessità rispetto allo stile di questo film, stile che sarebbe potuto risultare eccessivo per l'audience media se non si fossero offerte "spiegazioni" supplementari. Comunque il risultato, anche così come lo conosciamo, è notevole ed il colpo di scena finale che riporta tutto ad una realtà schizofrenica non è affatto male, saranno moltissimi i film che si rifaranno a questo modello (Identità, 2003, per citarne il primo che mi viene in mente). Caligari è quindi la pietra angolare dell'horror ed introduce il genere, le immagini, i temi ed i personaggi che saranno subito dopo ripresi dalla Universal e dai suoi "mostri" e dunque, per estensione del concetto, da tutte le pellicole horror a venire. In conclusione: eccellente opera d'arte, non poi così lenta nello svolgimento come ci si aspetterebbe da un film degli anni '20, ipnotica per le trovate scenografiche, per l'uso delle luci e per l'interpretazione magnetica, isterica e barocca degli attori. Ovviamente da vedere.

Molte delle copie che circolano sono "rovinate" da una riga scura nella parte alta dello schermo (vedi la seconda immagine a sx); se siete dei puristi e cercate il meglio sappiate che l'edizione DVD della Kino Video ha risolto il problema.

* Trad: "Devi diventare Caligari"

FORSE TUTTI NON SANNO CHE...

Il produttore Erich Pommer voleva Fritz Lang alla regia e quest'ultimo era interessato all'operazione ma poi decise di lavorare ad un altro film.

Lo scrittore Hans Janowitz scrisse il ruolo femminile su misura per la sua fidanzata Gilda Langer, un'attrice del Residenz-Theatre di Berlino. Sfortunatamente la ragazza morì poco dopo l'inizio delle riprese e così il suo ruolo fu preso da Lil Dagover.

La prima scena e l'ultima furono aggiunte dopo che vennero esercitate pressioni politiche affinché "l'autorità" non fosse messa in discussione o non fosse rappresentata come pazza.

Il set era fatto di cartone e le ombre erano disegnate sulle pareti.

Lo scrittore Hans Janowitz disse di aver avuto l'idea per il film il giorno che andò a visitare una fiera. Egli vide uno strano tipo che si aggirava furtivo nell'ombra ed il giorno dopo venne a sapere che una ragazza era stata brutalmente assassinata. Hans andò al funerale e lì vide ancora lo strano tipo che si aggirava nei paraggi. Non ebbe mai le prove che quello fosse stato il colpevole ma da questi fatti trasse la storia del film.

Intitolato inizialmente Dott. Calligari (con 2 L) ottenne il nulla osta il 30-1-1924. Annullato dalla censura il 4-2, ripristinato il 4-9 e definitivamente vietato per decreto ministeriale il 14-12-1924.