La Frase dal Film:
"Can you write startling tales about these wax figures?"*
Il Gabinetto del dottor Caligari, che la critica considera il primo film horror nella storia del cinema, uscì nel 1920 per la regia di Robert Wiene ed in brevissimo tempo rivoluzionò, con le sue ambientazioni distorte e le sue suggestioni oniriche, una generazione di cineasti... che in pratica era la prima generazione! Lo stile espressionista, quel gusto così particolare per la scenografia e per l'ultilizzo delle forme, delle luci e dei giochi di sovrapposizione d'immagini si può trovare in pellicole quali Il Golem (1920), Nosferatu (1922) Metropolis (1927). Come molti dei primi film, immersi nella dimensione del fantastico, anche questo Il Gabinetto delle Figure di Cera diventa un'occasione per il talentuoso regista Leni, morto sfortunatamente in giovane età, di trasportare lo spettatore in una dimensione narrativa insolita anche se già nel 1924 il film ad episodi, o portmanteau, non era più un tipo di cinema originalissimo (si pensi a Destino, 1921; Intolerance, 1916 e Pagine dal libro di Satana, 1920). Di squisitamente espressionista ed originale c'è soprattutto il terzo episodio che tratta di Jack lo Squartatore, ricco com'è di trovate tecniche (distorsioni, ombre e doppie esposizioni): episodio che da molti, nonostante la brevità, è ritenuto il più significativo del trittico. Oltretutto se il film può essere definito horror, è più per questa terza sezione che per le precedenti, le quali ricadrebbero più agevolmente nella definizione di storico-fantastico. Va però rilevato che viene fatta una certa confusione fra il personaggio dello Squartatore e quello di Spring-Heeled Jack, altro mitico e fantomatico personaggio della tradizione inglese. I due primi episodi, narrati in maniera più lineare e formale, non mancano di affascinare per le soluzioni scenografiche (i tortuosi viottoli di Bagdad) e per le performances degli attori, soprattutto quella spiritata di Veidt nei panni di Invan il Terribile. Le storie non mancano di una certa ironia e di una quota d'irriverenza verso le figure che rappresentavano l'autorità. Naturalmente, come potete immaginare, si tratta sempre di un film muto degli anni '20 e quindi va da sé che chi non è abituato o non ha già una certa dimestichezza con tale genere di cinema rischia di annoiarsi solennemente già dopo pochi minuti. I cultori, invece, si rammaricheranno di sapere che il film avrebbe previsto anche un quarto episodio dedicato al mago Rinaldo Rinaldini, di cui nel film si vede di sfuggita la statua di cera. In ogni caso si tratta di cinema del fantastico di grande cura realizzativa e stilistica; che poi nel terzo millennio si faccia un po' di fatica ad entrare in empatia con opere realizzate nei primi anni del '900 è comprensibile. Mettetevi alla prova.
Noto anche con il titolo Tre amori fantastici.
* Trad: "Può scrivere dei racconti sorprendenti su questi personaggi di cera?"
FORSE NON TUTTI SANNO CHE...
Il film fu girato al May-Atelier (Weißensee, Berlin) fra il giugno 1923 e il settembre dello stesso anno.
Il primo episodio (Harun al Raschid) ispirò l'interpretazione di Douglas Fairbanks ne Il Ladro di Bagadad (1924).