La Frase dal Film:
"Quando stavo per rientrare ho intravisto qualcuno
uscire a precipizio dalla porta sul retro" "Chi
era?" "Mah, non lo so, è stato
tutto così rapido. Inoltre c'era poca luce. Quello
che ho visto era come un gatto rosso che mi passava davanti
e spariva tra gli alberi, ecco." "Gatti
rossi...già"
Ultimo giallo di Lenzi e il meno interessante.
Brutta storia se inizierete il vostro viaggio nell'italian
giallo proprio da questo titolo, dal momento che, anche
a rimanere sui lavori dello stesso regista, vi sarebbe potuta
andare meglio con pellicole quali Paranoia
(1970), Spasmo (1974) o anche Sette
orchidee macchiate di rosso (1972). Proprio con quest'ultimo
film, Gatti rossi in un labirinto di vetro fa da
perfetta accoppiata vista la sua abbondanza di morti e sospetti,
suggestioni lesbiche, recitazione e sguardi trash. Lenzi
disse "Il film è buono, anche se è
un po' povero, girato a Barcellona con una produzione che
aveva pochissimi mezzi e molte difficoltà: non avevo
quello che mi serviva" (da Amarcord in
Stracult, Giusti, 2004, p.337). Chissà di
cosa avrebbe avuto bisogno? Mah! Comunque do atto al fatto
che Lenzi non rinuncia ad un certo grado di violenza che
in un futuro prossimo lo renderà noto (Cannibal
Ferox, 1981). In questo film l'assassino cava occhi
con gusto (benché off-screen) e lascia che il cadavere
di una bella giovane venga sbranato dai maiali. Da Argento
media lo spunto del ricordo non chiaro nella mente che diviene
indizio determinante mano a mano che le indagini progrediscono.
Degni di nota, però, anche i tocchi trash che vanno
dalle solite marche di alcolici in bella vista (qui Cinzano,
Fernett Branca, J&B), ai siparietti comici ruspanti,
alle tette al vento, ai primi piani dei faccioni dei protagonisti,
a un colpo di scena conclusivo con movente delirante, al
finalone romantico. Da segnalare la monocorde recitazione
di John Richardson (Mark), la tonaca di Georges Rigaud (Rev.
Bronson) volto noto del giallo all'italiana (Perché
quelle strane gocce di sangue sul corpo di Jennifer?,
1972; Tutti i colori del
buio, 1972), ma soprattutto la presenza "stracult"
di Verónica Miriel, la Marisòl di Un Sacco
Bello (1980) di Verdone che qui è in versione
cicciotta (ma non male) e che dopo il film del Carlo nazionale
intraprenderà una carriera cinematografica all'insegna
dell'eros (ma non del porno...d'ho!). In conclusione, c'è
di peggio ma c'è anche di meglio e di Lenzi si può
guardare altro, comuque l'appassionato saprà trovarci
un certo fascino. Per quanto riguarda il titolo, esso è
formato da tre elementi presenti nel film: il primo è
presente nella frase sopra citata, il secondo in un altro
dialogo in cui si parla della situazione intrigata come
di un "labirinto", ed il terzo non ve lo rivelo
per non fare spoiling!
Noto all'estero come: Eyeball
(USA), The devil's eye o Wide eyed in the dark
o The secret killer (UK), El ojo en la oscuridad
(Spagna), Labyrinth des Schreckens (Germania),
L'occhio sbarrato nel buio (titolo citato da anglofoni
come semplice traduzione di Wide eyed in the dark; mai
comparso in Italia).