TRAMA
Mentre sta facendo una
passeggiata con la nipotina Lori, Franco (Malden) ex giornalista cieco,
ascolta di sfuggita una conversazione riguardo un ricatto. Seguendo le indagini
su un furto avvenuto nella prestigiosa clinica Terzi, un istituto
dove si studia genetica, il giornalista cieco e Carlo (Franciscus), un
giornalista, si trovano impegolati in una storia pericolosa. Un uomo viene buttato sotto un treno, un
fotografo strangolato e le morti non sembrano fermarsi.
Carlo riesce a stringere un rapporto d'affetto con Anna (Spaak),
la figlia del capo dell'istituto. Intanto
l'assassino continua ad uccidere per coprire tutte le prove che
possano portare i due giornalisti a scoprire la sua identità.




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IL
GATTO A NOVE CODE |
(ITALIA/FRANCIA/RFT
- 1971 - 112min - Colore) |
di Dario
Argento |
| GENERE |
MYSTERY - THRILLER |
| IN BREVE |
Decisamente non
un horror ma comunque uno spaghetti thriller di buona
fattura |
| WEIRD |
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| SESSO |
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| VIOLENZA |
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| SANGUE |
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| PAURA |
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Dopo il grande successo del suo primo
film L'uccello
dalle piume di cristallo, Argento ci riprova subito
espandendo il concetto di un killer psicopatico e quindi
del fortunato filone del giallo all'italiana. Sfortunatamente,
o sarebbe meglio dire giustamente, il film perde la
scommessa al botteghino e con la critica (aimé
soprattutto nei confronti dei fans) a causa della chiara
volontà di contravvenire agli elementi che avevano
fatto il successo del primo film. Le aspettative rispetto
alla violenza, al mistero e al sangue vengono deluse
da un Argento tutto concentrato a sviluppare una storia
non sempre congruente. Il film si frammenta in siparietti,
alcuni comici (e mai divertenti, come al solito avviene
nei prodotti argentiani), altri d'azione in puro stile
poliziottesco (vedi l'inseguimento in macchina), altri
ancora dai toni ambigui (il club omosex). Il risultato
finale è un po' asettico e poco accattivante,
anche se il maestro non dimentica alcuni dei suoi manierismi:
uno su tuttiil primissimo piano della pupilla dell'assassino
che vede là dove coloro che indagano non riescono
a fare luce. Interessante l'uso di inserti quasi subliminali,
ovvero pochi fotogrammi che anticipano l'azione; la
cosa sarà ripresa sia in 4
mosche di velluto grigio (la memorabile scena finale),
sia, in modo più compiuto, in Profondo
Rosso. In definitiva questo Gatto a nove code mantiene
la firma di Argento, sia per quanto riguarda lo stile
che le tematiche (la falsa pista, il particolare sfuggito,
la polizia incompetente, ...) ma manca di quella forza
espressiva che ha fatto grandi la sua prima e soprattutto
le sue successive opere. Rimane comunque un godibilissimo
film, basato sullo schema classico di un thriller. Splendida
la situazione al cimitero, meno splendide le performances
degli attori a parte Malden che con la carriera che
ha alle spalle potrebbe recitare anche a occhi chiusi
(e in pratica lo fa). Tristissima la scelta della Spaak,
non ancora lanciatasi nel giornalismo televisivo, che
viene usata come specchietto per le allodole (ai tempi
era un nome di richiamo cinematografico); tristissima
scelta tanto più che la storia prevedeva una
scena di nudo. Poche volte ho visto un seno così
brutto al cinema. Le musiche sono curate da Morricone
che sembra lavorare su due piani: un tema centrale romantico
che in genere sottolinea la presenza in scena di Malden
e della bimba, tema molto melenso ma inserto tipico
del cinema italiano di quegli anni, e suoni "liberi"
di stile jazzistico nei maggiori momenti di pathos.
Sempre presente il factotum Mingozzi, comparsa porta
fortuna dei film di Argento. Con il suo film seguente
( 4 mosche di velluto grigio) Argento tornerà
ad uno stile più simile a quello del primo film,
e dopo la "stranezza" de Le cinque giornate
(1974), il buon vecchio Dario infilerà uno di
seguito all'altro i suoi due più grandi capolavori:
Profondo Rosso e
Suspiria.
Conociuto all'estero come The Cat O'Nine Tails
(USA e UK), Die neunschwaenzige Katze (Germania),
Le chat à neuf queues (Francia).
FORSE TUTTI NON SANNO CHE...
Una piccola nota di genetica. Mereghetti e altri (Castoldi),
recensendo il film parlano dell'anomalia XXY...e sbagliano.
A parte che nel film si parla di una trisomia XYY, la cosa
è anche logica, ancor più logica probabilmente
a chi ha qualche base di genetica . L'Y è il gene
sessuale maschile, è ovvio che un doppio Y porterà
il soggetto ad avere caratteristiche comportamentali maschili
abnormi tipo antisocialità e violenza. Un XXY avrà
piuttosto caratteristiche femminili. Comunque la sindrome
XYY fu descritta la prima volta nel 1965 da P. Jacobs. L'incidenza
è di 1 su 1000 maschi, i soggetti sono alti, con
un'acne accentuata nell'adolescenza ed in effetti l'alta
percentuale di testosterone può portare i soggetti
ad essere violenti e ad avere problemi di apprendimento.
Come detto nel film, un vecchio studio suggerisce che fra
i carcerati ci sia un gran numero si soggetti XYY, ma questo
studio è stato più volte smentito e alla fine
accantonato. Dal momento che non ci sono decisive caratteristiche
fenotipiche date dalla sindrome, questa condizione viene
scoperta occasionalmente durante un esame genetico (e chi
li fa?). I soggetti XYY di solito sono sterili.
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