La Frase dal Film: “I can't touch you, Susan. I can't touch you as a man could. But I can show you things that I alone have seen. I can't touch, but I can see. They've constructed eyes for me, to watch the show. And ears, so that I can listen in to the galactic dialogue”*
Tratto dal romanzo “Demon Seed” (1973) di Dean R. Koontz quando ancora lo scrittore non era famoso, tempo in cui l’acquisto dei diritti del libro potevano costare poco. La MGM s’accaparrava il soggetto e metteva in mano il progetto al duro e puro Donald Cammell, che dai tempi del suoi bizzarro Sadismo (Performance, 1970) si era distinto nell’ambiente per essere un artista senza compromessi, nel senso che non cedeva mai alle pressioni produttive che volevano piegare le sue visioni artistiche alle ragioni di botteghino. Atteggiamento eroico ma poco apprezzato dalle major che, per anni, gli tolsero da sotto il sedere la sedia da regista lasciando che la sua attività fosse relegata all’attività di soggettista e sceneggiatore. Generazione Proteus fu la nuova opportunità per Cammell che comunque non cambiò mai atteggiamento, motivo per cui ebbe solo altre due possibilità (L’Occhio del Terrore, 1987; Il Tocco del Diavolo, 1995) prima che il regista, il 24 aprile 1996, psicologicamente esaurito, decidesse di suicidarsi sparandosi**. Per Generazione Proteus la MGM rimontò parti del film “dietro le spalle” di Cammell, rendendo questa pellicola l’ennesima sgradevole esperienza registica per il povero Donald. Il problema sostanziale, indipendentemente da chi abbia messo mano alla sceneggiatura, è che evidentemente né Cammell né la produzione erano particolarmente versati in fantascienza dato che il soggetto di Koontz viene bellamente stravolto. In primo luogo il racconto creato dallo scrittore si svolge interamente nella casa della protagonista e i soggetti attivi sono solo due: la protagonista, appunto, e il computer. Il film invece crea un preambolo di presentazione con l’attivazione della macchina, la sua deriva mental-digitale e tutta una serie di personaggi satellite, ivi compreso il marito della protagonista, interpretato da Fritz Weaver. E le scene della ribellione della macchina rispetto al marito sono situazioni ben note a coloro che avessero già visto 2001: Odissea nello Spazio (1968) o Colossus: The Forbin Project (1970), più le visioni psichedelico-spaziali legate agli stati alterati di coscienza indotti da Proteus alla donna, visioni che richiamano troppo da vicino il sopra citato film del 1968. Poi, anche tenuto conto del tempo in cui fu realizzato il film e quindi dei limiti dell’immaginazione relativa ai progressi informatici, andrebbe spiegato come mai un computer avrebbe bisogno di monitor per esprimere visivamente delle operazioni di calcolo interne che non devono essere visualizzate dagli umani. Il film però come horror-sci-fi funziona perché se da una parte fallisce nella dimensione fantascientifica per superficialità o poca originalità, d’altronde la dimensione quasi polanskiana di fecondazione da “entità altra” sembra funzionare meglio, o almeno in risonanza con le pellicole di fine anni ’60 inizio ’70 che hanno a che vedere con occulto e satanismo. In qualche misura, quindi Generazione Proteus è un Rosemary’s Baby (1968) aggiornato all’era digitale con un Satana di circuiti stampati che vuole mettere al mondo il suo Anticristo, e questo presagio non pare troppo scorretto se si nota anche come lo score musicale richiami quello di The Omen (1976). Dato il tema della fecondazione e dello stupro è apprezzabile che il regista scelga di non imboccare vie troppo exploitative o grafiche, mantenendo il film su un più fine livello di narrazione. Almeno Proteus IV, fratello scopone di Hall9000, si dà la possibilità di portare a compimento il suo progetto, con tanto di nascita di un ibrido umano-meccanico alquanto bizzarro. La visione non canonica ma al contempo rigrosa di Cammell ha il suo perché ma non manca una certa ripetitività. Comunque da riscoprire.
* Trad: “Non posso toccarti, Susan. Non posso toccarti come potrebbe fare un uomo. Ma posso mostrarti cose che io solo ho visto. Non posso toccare ma posso vedere. Loro hanno costruito degli occhi per me, per guardare lo spettacolo. E orecchie, così che io possa ascoltare il dialogo galattico”
** Pare che siano state le interferenze della produzione durante la lavorazione de Il Tocco del Diavolo a portare all’esasperazione Cammell.
FORSE NON TUTTI SANNO CHE...
La voce di Proteus IV nella versione originale è quella di Robert Vaughn.
La futuristica automobile del dr. Harris è una Bricklin SV-1 non modificata. Costruita in Canada e pensata per il mercato USA, quella macchina era particolarmente apprezzata per la sua modernità e per gli innovativi sistemi di sicurezza. La macchina apparve sul mercato solo per 2 anni (’74-’76) e ne furono venduti 3000 esemplari.
Il ruolo del protagonista maschile fu offerto a Marlon Brando.
Circa al ventesimo minuto del film si vede il Dr. Harris mentre guarda la tv e mangia. Alla tv l’uomo sta guardando un adattamento del terzo capitolo della terza parte di “Victory: An Island Tale”, storia scritta da Joseph Conrad nel 1915. Il racconto di Conrad, presagio di ciò che accadrà nel film, narra le vicende dell’asceta Heyst che s’innamora di Lena. I due vanno su un’isola deserta per vivere insieme ma degli intrusi rovinano i loro piani.
Il film fu prodotto 10 anni prima che sul mercato fossero introdotti i dischetti da 3,5 ” e l’informazione introdotta nell’Enviromod Security System è inserita tramite un floppy disk da 8” (da 6 Mb).