La Frase dal Film:
"Sicuro, signore e signori, è molto più di uno spettacolo, è una vera panacea, insomma un tonico. Lo ripeto, signore e signori, è una medicina per i nervi scossi e il sangue ispessito. Non c'è niente di meglio che una buona paura per tonificare la circolazione"
La casa di produzione inglese Amicus aveva ottenuto un discreto successo con l'antologia horror Le cinque chiavi del terrore (1964) e così, riuniti di nuovo il regista Francis e l'attore Peter Cushing, iniziò a lavorare a questa seconda antologia. Fu chiamato nel ruolo che una volta era stato di Cushing, cioé quella del personaggio principale che tiene legati insieme e introduce gli episodi, il bravo Burgess Meredith (il Mickey di Rocky, 1976) che con sguardo torvo e mezza tuba pare proprio preconizzare uno dei suoi successivi personaggi di successo, ovvero il Penguin della campissima serie tv Batman [1966-1968] (Adam West: l'unico vero Batman con la pancia!). Per Il giardino delle torture fu ingaggiato come autore Robert Bloch, lo stesso scrittore che diede ispirazione a Psycho (1960) e che invece per questo film adattò alcune storielle scritte negli anni '50. La collaborazione fra Bloch e la Amicus non terminò qui, anche perché ai tempi l'antologia horror riscuoteva successo, così negli anni seguenti i "due" produssero, fra le altre cose, La casa che grondava sangue (1970) e Asylum - la morte dietro il cancello (1972). Il Giardino delle Torture è composto da quattro episodi più o meno accattivanti o riusciti. Il primo (Enoch) vede un nipote avido uccidere lo zio per l'eredità per poi trovarsi a fare i conti con un demone (Balthazar) che ha l'aspetto del solito gatto sinistro. Così così, ma c'è qualche corpo decapitato. Nel secondo episodio (Terror Over Hollywood) la bellissima attricetta Carla (Beverly Adams) è abbastanza arrivista da finire in un giro di star del cinema che ha scoperto un modo poco ortodosso per diventare immortale...sempre che esista un modo ortodosso. Per me l'episodio debole dell'insieme: più Ai confini della Realtà che horror. Il terzo episodio (Mr. Steinway) vede la dolce giornalista Dorothy (Barbara Ewing) innamorarsi ricambiata di un introverso pianista, senza aver fatto i conti con Euterpe, il gelosissimo pianoforte del musicista. Episodio originale con originali riprese come quelle che vedono la protagonista bloccata e "rincorsa" dal pianoforte. L'ultimo episodio (The Man Who Collected Poe), il più atteso visti i protagonisti, vede Ronald Wyatt (Jack Palance) collezionista accanito delle opere di Edgar Allan Poe, recarsi a casa di Lancelot Canning (Peter Cushing) un collezionista ancora più estremo del medesimo soggetto. La brama di possedere delle opere inedite spingeranno il primo ad uccidere il secondo e, incredibilmente, a trovarsi faccia a faccia con lo stesso Poe. Tirare a mano lo scrittore più noto di racconti horror (non me ne vogliano i fans di Lovecraft) pare più che altro un'escamotage per sfruttare l'onda lunga del successo generato dai film di Corman tratti da Poe. Il risultato però, grazie ai due attoroni che calzano la parte alla perfezione, è davvero gradevole e veder spuntare fuori il buon vecchio Edgar "in persona" dà dei brividi di piacere; per la cronaca Poe fu interpretato da un Hedger Wallace che non compare nei credits. La storia che unisce i quattro segmenti non è poi male e si regge tutta sul faccione di Meredith a cui il regista non risparmia primipiani a volte imbarazzanti (in uno di questi il Dr. Diablo fa la bavetta! Staccare e rifare la scena, no?!). Complessivamente Il Giardino delle torture rappresenta un discreto insieme di episodi horror di impostazione meno vecchiotta rispetto a La Casa che grondava sangue (1970) ma di livello inferiore in rapporto ai Racconti della Tomba (1972) o a La bottega che vendeva la morte (1973). A scanso di equivoci, nel film di "giardini" e di "torture" non se ne vedono!
FORSE NON TUTTI SANNO CHE...
Quando il film approdò nelle sale nel 1967, uno degli oggetti promozionali che venne dato ai proprietari delle sale, furono dei pacchettini contenenti dei semi del "Giardino delle Torture".
Nonostante il nome dell'attore Jack Palance comparisse in testa alle locandine dell'epoca, il personaggio che interpreta dice le prime parole solo al 75° minuto del film.