La Frase dal Film:
"And there, ladies and gentlemen, on the other side of the lake we have the famous Villa Diodati where Lord Byron, greatest living English poet, resides in exile. Romantic, scholar, duelist, best-selling author of Childe Harold, he was forced to leave his native land after many scandals including incest and adultery with Lady Caroline Lamb. "Mad, bad and dangerous to know" she called him"*
Eccessivo film del visionario Russell, dove l'aggettivo "eccessivo" riassume in un unico concetto pregi e difetti della pellicola. L'idea di base è interessante: ricostruire il duello letterario che portò alla creazione del romanzo 'Frankenstein' di Mary Shelley e de "Il Vampiro" di Polidori, due colonne nella letteratura horror con immani influenze sul cinema di ogni tempo e paese. Tutto immerso in un'atmosfera gotica squassata dalla tempesta e l'impeto del romanticismo più iconografico. L'eccesso negativo è legato al fatto che Russell appesantisce il discorso, già di per sé non troppo chiaro, con chilate di visionarietà surrealiste tipiche del XX secolo e virtuosismi barocchi che rimando al XIX e all'arte ad essa associata. Il risultato è tutto fuorché banale, e pare altresì interessante lo scavo psicologico dentro le paure dei protagonisti: il dolore di Mary per la perdita del figlio, l'antireligiosità di Shelley, l'omosessualità repressa di Polidori nei confronti di Byron, etc. e di come queste trovino sinistra concretizzazione all'interno di villa Diodati. L'eleganza del tema, del tempo e della scenografia farebbe pensare ad una bel pezzo teatrale. Russell, qui più scatenato che altrove (si veda piuttosto il bellissimo I Diavoli, 1971), incarta tutto in un'ottica eccessivamente surrealista, con tette con gli occhi, bevande al sangue mestruale, ed altre trovate d'effetto ma che vanno ad accrescere la confusione del tutto. L'impostazione fortemente arty del film, per quanto possa catturare per la sua eccentricità, alla lunga stanca e indispone, lasciando allo spettatore uno sgradevole senso d'incompiutezza. In Gothic c'è arte e tecnica ma manca forse un po' di cuore e questo si trasferisce facilmente nelle dinamiche emotive fra i personaggi i quali, ognuno per sé, si separano a comporre un loro privato quadro drammatico. Poi, secondo una leggittima questione di gusti soggettivi, il pubblico si spacca in due fazioni: coloro che rimangono incantati dalla magmatica visionarietà di Russell, e chi invece avrebbe preferito meno feti morti a vantaggio di una sceneggiatura un po' più controllata. Russell comunque si avvantaggia di un cast di valore che risponde perfettamente al suo disegno: Julian Sand da qui in poi compirà un percorso nel cinema del bizzarro che lo porterà in contatto con veri artisti (Il Pasto Nudo, 1991) e veri flop (Warlock: The Armageddon, 1993). Sempre affascinante Gabriel Byrne, mentre ho trovato troppo glam la Richardon nei panni di Mary, soprattutto se penso al volto dipinto della vera creatrice di Frankenstein. Non il film che porterei con me sull'isola deserta ma di certo non privo di un suo peculiare fascino. Vedete voi da che parte stare.
* Trad.: "E là, signore e signori, dall'altra parte del lago, abbiamo la famosa villa Diodati, dove Lord Byron, il più grande poeta inglese vivente, risiede in esilio. Romantico, erudito, duellante, autore di successo di Childe Harold, fu obbligato ad abbandonare la terra nativa dopo una serie di scandali incluso l'incesto e l'adulterio con Lady Caroline Lamb. 'Matto, cattivo e pericoloso da conoscere' lo definì lei'"
FORSE NON TUTTI SANNO CHE...
La scena in cui Byron tocca con un bastone la mano staccata di Polidori, è molto simile ad una scena di Un Chien Andalou (1929).
Alla fine del film il regista Russell compare con la propria famiglia in una scena che vede dei turisti in un giro in barca.
Il dipinto che Mary Shelley vede appeso al muro e che poi prende vita nel suo sogno (e viene anche usato per il poster del film) è "L'Incubo" di Johann Heinrich Fuessli.
Gabriel Byrne usa il bastone perché in effetti Lord Byron era zoppo.
La frase detta da Polidori: "Il sonno è il balsamo della natura" viene da una poesia di Keats, amico di Shelley e Byron.
Dopo che Shelley scende dal tetto e racconta della sua passione per i lampi, Byron lo soprannomina "Shelley, il moderno Prometeo". Quando in effetti nel 1818 fu pubblicato il romanzo di Mary Shelley, esso aveva titolo "Frankenstein, o il moderno Prometeo".
Qualche dubbio sul valore storico del racconto. Non fu Percy a visitare Byron, semmai il contrario. Inoltre Shelley e Byron non furono affatto scrittori gotici, se con gotico s'intende una corrente letteraria legata alla dimensione metafisica, superstiziosa e antirazionalista. I due furono dei razionalisti affini a Nietzsche nel preconizzare una società composta da uomini che fossero Dio di loro stessi.