TRAMA

La meridionale Lea (Shelley Winters) emigra al nord dal marito che però rimane subito paralizzato. La donna manda avanti un botteghino del lotto e si fa aiutare in casa da una ritardata (Milena Vukotic). Per esorcizzare l'allontanamento del figlio Michele per mano della fidanzata (Laura Antonelli), Lea inizia ad uccidere le amiche seguendo un folle patto che dice di aver fatto con la Morte.


GRAN BOLLITO
Italia - 1977 - 115' - Colore

di Mauro Bolognini

GENERE
HORROR
IN BREVE
In bilico fra orrore di provincia e commedia. Grottesco e riuscito pezzo di cinema originale.
WEIRD
SESSO
VIOLENZA
SANGUE
PAURA

 

La Frase dal Film: “Le ho ammazzate, con queste mani le ho ammazzate, e guarda, non hanno sofferto. Io, prima le ho fatto bere prima una tisana bollente e poi le ho dato un bel colpo secco proprio qua, sul collo. E dopo averle staccato la testa le ho squartate e poi l'ag' fatte tutte a pezzetti, per metterle dintr'a pentola. Ma credi che sia stato un lavoro facile il mio?! Ah, sapessi che faticata segare i piedi, le mani, e mettere tutto a bollire e aspettare ch'a se scquaglia. E quanto ci metteva! E io dovevo aggiungere pacchi di soda caustica perché così il grasso si scioglieva prima, subito!

Favola nera che affonda le radici nel fattaccio di cronaca, ormai da libro di storia, della Saponificatrice di Correggio, quella Leonarda Cianciulli (1893-1970) che, disturbata quanto basta, fece in tempo di guerra ottimi biscottini con il corpo di alcune conoscenti. Qui la Cianciulli è Lea, una bravissima Shelly Winters doppiata splendidamente da Regina Bianchi, morbosamente legata all'unico figlio scampato ad una serie lunghissima d'aborti, in ciò il film si ricollega fortemente alla storia vera. Al fianco della Winters un vero e proprio stuolo di attori famosi: Alberto Lionello, Max Von Sydow, Renato Pozzetto, Laura Antonelli e la Liù Bosisio e la Milena Vukotic di fantozziana memoria. Pregevolissimo Von Sydow, nel doppio ruolo di travestito vittima di Lea e anche di commissario alle indagini. La bizzarra scelta di Bolognini di far impersonare le vittime da maschi en travesti, aggiunge un piglio grottesco ad una storia oscura che si alterna al comico. Il posto al Nord in cui si trasferisce la "terrona" Lea assomiglia ad un bislacco quadro dipinto dai Jeunet e Caro di Delicatessen (1990), al di là della coincidenza di tematica antropofaga. L'orrore rustico e quotidiano di avatiana memoria pervade il lavoro di Bolognini, così come un certo gusto felliniano spinge i personaggi verso il caricaturale, escogitando la trovata di trasformare le vittime travestite in successivi carnefici per l'assassina. Peccato il ritmo che in alcune situazioni Bolognini fa calare a livelli mal sopportabili con prevedibili conseguenze sulla tensione, tenuto anche conto della complessiva lunghezza del film. Ma quello che vince su tutto è l'atmosfera malsana di provincia e il trovato equilibrio fra orrore e grottesco. Bello il motivetto malinconico fischiettato ("Vita vita" cantata da Mina) e ben dosati i momenti di sangue, neppure troppo velati anche se non è il sangue il punto forte di questo horror. Il nudo integrale di Antonio Marsina (Michele, figlio di Lea) e soprattuto il nudo integrale della Vukotic sono di culto, tra l'altro il corpo della Vukotic non era neppure malaccio, ma la Vukotic non è nuova al desabillé, Verdone lo sa. Gran Bollito è una pellicola ingiustamente poco nota che andrebbe recuperata, affascinante sia per chi ama l'horror e il cinema italiano di genere, sia per il pubblico meno informato in vena di visioni non comuni.

Noto all'estero come: Black Journal (Internazionale), Húsdarab (Ungheria).

FORSE NON TUTTI SANNO CHE...

Il film è stato girato a Mantova e Bologna.

Le musiche e le canzoni del film sono composte da Enzo Jannacci.

eXXagon fecit MMXI