TRAMA
Quattro
amici, Ugo il cuoco, Philippe il giudice, Michel il produttore
e Marcello il pilota d'aerei, decidono di riunirsi in una villa
fuori Parigi per fare un "seminario gastronomico". In
verità i quattro hanno deciso di suicidarsi con un delirio
di cibo e sesso, portando all'estremo il piacere dei piaceri:
quello del mangiare. In questo viaggio nell'eccesso si faranno
accompagnare da alcune prostitute e da una "maestrina"
elementare.
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LA
GRANDE ABBUFFATA |
(titolo
or.: La Grande Bouffe
- Francia/Italia - 1973 - 127min - Colore) |
di Marco Ferreri |
| GENERE |
DRAMA - EROTIC |
| IN BREVE |
Da guardare lontano
dai pasti. |
| WEIRD |
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| SESSO |
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| VIOLENZA |
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| SANGUE |
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| PAURA |
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La Frase dal Film: "Io alzo il mio bicchiere. Non so a che cosa, ma alzo il mio bicchiere"
Per questo film degli eccessi alimentari, inizialmente intitolato I Masticanti, che influenzerà più di un lavoro di Peter Greenaway (Lo Zoo di Venere, 1985, per dirne uno e Il Cuoco, Il Ladro, sua Moglie e l'Amante , 1989, per dirne un altro), Ferreri strizza l'occhio a De Sade, con il soggetto dei quattro libertini chiusi in una casa a celebrare i piaceri della carne. Questa pellicola, definita dallo stesso regista "un'opera fisiologica", influenzerà anche Pasolini che però, con il suo Salò (1975), moltiplicherà a livello esponenziale il tema della violenza e della perversione. E' palese che il film sia una critica agli eccessi della società moderna e che sia un film sul noto legame eros e morte. Un'allegoria della società che sia affoga autonomamente nei propri eccessi e nelle proprie evacuazioni. I rumorosissimi peti che si ascoltano durante alcune secuenze diventano parte della colonna sonora del film e, nella scena della morte di Michel, si sovrappongono pure al tema musicale portante, quasi a significare che quel suono è l'unico producibile da questa società. La società dipinta da Ferreri è barocca e opulenta, tutte le inquadrature sono stracolme di oggetti dorati, luccicanti, pacchiani e "in questo accumulo di beni di consumo fondamentali e pleonastici, che promettono la vita e conducono alla morte, sta il senso più profondo del film". I protagonisti, nel loro delirio, rispecchiano la nostra società festaiola che deve celebrare anche senza un motivo preciso; la frase sopra citata, enunciata da Tognazzi, riassume il film stesso e tutta la società verso cui Ferreri muove la critica. Ma l'eccesso dei quattro, che disgusta anche le prostitute (ovvero coloro che dovrebbero essere l'incarnazione dell'eccesso per la società bene), non può che concludersi in tragedia. Nonostante Marcello cerchi di sfuggire, pentito, alla sorte che si era preparato (ma soltanto per andare a praticare un altro eccesso: il sesso), scoprirà che ormai ha raggiunto un punto di non ritorno che non gli permetterà di sfuggire dalla villa dei piaceri. Tutti i sacerdoti dell'eccesso moriranno "imboccati" dalla Ferréol, la maestrina elementare (o alimentare? - ma non so se questo gioco di parole reggerebbe in altre lingue) che sopravviverà. Bravissima la Ferréol, attrice di teatro, che con questo film ha esordito al cinema. Parteciperà anche al film di Greenaway del 1985. Questo film presenta delle particolarità: prima di tutti i protagonisti del film mantengono i loro veri nomi, come potete leggere nella scheda degli interpreti. Questo anche perché, in qualche modo fra gli interpreti ed i loro personaggi esiste qualche similitudine. Ad esempio Tognazzi era un noto buongustaio, pare persino che Ferreri abbia preso ispirazione dagli eccessivi pranzi preparati dall'attore e che lo stesso Ferreri, alla fine di quei pranzi esclamasse: "Ci stiamo suicidando". Il film, poi, è ricco di momenti improvvisati (cosa che portò Pasolini a ritenere La Grande Abbuffata un'opera di "neorealismo fenomenico"); uno di questi è l'imitazione del Padrino compiuta sempre da Tognazzi. Indefinitiva un film sconcertante, nauseante (ma in un'accezione curiosamente positiva), con alcuni momenti divertenti e mai noioso. Fischiatissimo al festival di Cannes del 1973 e materia di scandalo, il film ebbe un grande successo in cassetta. Consigliatissimo, anche se non tutti potrebbero apprezzare questo eccessivo banchetto cinematografico. Comunque per un pubblico adulto.
Il film è stato editato anche con il titolo Blow-Out (nei paesi anglosassoni).
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