La Frase dal Film:
"O joyful, o delighted, o fortunate one! / Weep
no more, this departed son / Read these words, sound thy
voice / Revel and sing! Rejoice! Rejoice! / Life's for the
living, not the dead / Forget tomorrow, live now instead
/ This night you breath, while they cannot / So dance ye
soul on their resting spot"*
Non che sia molto probabile, ma se avete
appena letto i versi sovrastanti e siete dentro a un cimitero,
siete spacciati. E' anche vero che se uno va al cimitero
per connetersi a internet (e non so come) è già
mentalmente spacciato. Se invece avete letto i versi e siete
seduti comodi in casa vostra, magari siete spacciati, magari
no; non vi resta che attendere. Nel frattempo potrei intrattenervi
dicendovi che The Gravedancers pesca dalla tradizione
degli horror che narrano di qualche sventurato che viene
preso di mira dall'iracondo fantasma/entità di turno
dopo aver fatto o detto o letto qualcosa che non avrebbe
dovuto. Ce ne sono parecchi e dal momento che dovete perdere
qualche minuto nell'attesa di capire se siete spacciati
o meno, potreste provare a vedere se ne ricordate qualcuno
che non sia La Casa (1981); troppo
facile. Il regista Mike Mendez (The Convent, 2000)
con un budget ridotto crea un film a metà fra paura
e intrattenimento che ha tutte le carte in regola per tenere
lo spettatore incollato alla sedia. Dal momento che la pellicola
sta in scia agli haunted house movies e strizza l'occhio,
soprattutto nel finale, a Sospesi nel tempo (The
Frighteners, 1996) è difficile prendere troppo
sul serio il prodotto di Mendez, questo non toglie che il
regista sia riuscito a mettere insieme armonicamente diversi
registri. La cosa funziona in quanto The Gravedancers
inizia con un aspetto dismesso da film indipendente ma a
poco a poco che si procede si viene conquistati da alcuni
momenti davvero spaventosi fino a giungere ad un finale
sopra le righe che ricorda in parte il film del 1996 sopra
citato ma anche altre precedenti pellicole fra cui Poltergeist
(1982). Mendez dosa momenti più leggeri a momenti
più tipicamente horror ma mai legati al cliché
(leggi "gatti che saltano fuori dall'armadio"),
oltre a questo il film evita un eccessivo sperpero di sangue
quando sarebbe stato più semplice piazzare davanti
alla mdp qualche etto di frattaglie. No, The Gravedancers,
nonostante il plot non propriamente originale ed una sceneggiatura
non shakespeariana, è un film di paura che mette
paura. Guardatelo da soli e al buio (ma evitate il cimitero)
e vi garantisco più di un balzo sulla sedia. Gli
effetti speciali prostetici non sono al meglio (però
i volti dei fantasmi funzionano), mentre gli effetti digitali
visibili alla fine sono ottimi. In un'era in cui le produzioni
horror si giocano su due campi, quello del recupero del
exploitation anni '70/'80, splatter e iperviolento, e dall'altro
lato sul campo della sottigliezza psicologica che deve risultare
intelligente a tutti i costi (perché a tutti i costi
lo spettatore si vuole sentire intelligente), questo The
Gravedancers è un genuino horror di quelli che
funzionano benissimo anche nel salotto di casa, roba da
Notte Horror di quelle che poi si andava a letto soddisfatti
(e con un occhio aperto!). Al diavolo Sadako e compagne
ipertricotiche, dunque, e benvenuto al filmaccio horror
un po' easy che però assomiglia tanto alle pellicole
che ci hanno resi appassionati del genere. Per questo motivo
reputo che questo film possa piacere a coloro che hanno
una certa esperienza con l'horror soprattutto con quello
anni '80, deluderà i gore-seekers e contemporaneamente
quelli dal palato troppo raffinato. Il finale suggerisce
la possibilità di un sequel, e se c'è un genere
di pellicole horror per le quali il sequel non stona si
tratta proprio di questo. Se non siete fra gli spacciati
di cui sopra, non lasciatevi sfuggire questo The Gravedancers,
film che, anche se non espressamente consigliato, vi farà
passare una piacevole oretta e mezza.
* Trad: "O gioioso,
o lieto o fortunato! Non piangere più questo figlio
trapassato / Leggi queste parole, dillo a voce alta / Esulta!
Esulta! Festeggia e canta! / La vita è per il vivo
e non per il deposto / Dimentica il domani, vivi ora piuttosto
/ Questa notte tu respiri mentre loro non lo posson fare
/ quindi lascia danzare la tua anima sulle loro bare".
Ho cercato di mantenere le rime e quindi la traduzione risulta
un po' libera.
FORSE NON TUTTI SANNO CHE...
Il film fu girato fra il 22 febbraio e
il primo aprile 2005 a Greensboro, North Carolina (USA).
L'aspetto degli spettri di questo film
(specialmente la bocca) fu ispirato al regista da tre cose:
la visita che fece all'Haunted Masion a Disneyland (intendo
la giostra), l'aspetto della morta che si vede nell'episodio
La Goccia d'Acqua del film I
tre volti della paura (1963), e un incubo che aveva
avuto in passato. In tale incubo lui salive delle scale
e finiva per incontrare un mostro che, dall'alto, lo guardava
e gli sorrideva in modo orribile. Per il film pensò
che mettere in scena una forza malefica che è "veramente
contenta di vederti" e che quindi sorride in modo orribile
sarebbe stato meglio che piazzare il solito fantasma con
l'espressione truce.
L'uomo magro che parla con Kira al suo
risveglio è lo sceneggiatore del film Brad Keene.
Così fu realizzata la scena in cui
la mdp ruota a 360° mentre viene ripresa un'aula scolastica
che per transizione diventa la camera di tortura di Langer.
Inizialmente fu costruito il set dell'aula scolastica, la
mdp fu piazzata al centro e fissata saldamente al suolo.
Venne fatta la ripresa a 360° e quindi venne coperto
l'obiettivo. Il set venne totalmente modificato in modo
da farlo assomigliare ad una camera di tortura. Fu tolta
la copertura alla mdp e fu compiuta una nuova ripresa a
360°. In postproduzione le due riprese vennero sovrapposte
con un effetto di transizione da una all'altra e poi nella
scena venne inserita per ulteriore sovrapposizione l'attrice
Josie Maran.
Il direttore della fotografia David Armstrong
compare in uno dei flashback del film nei panni di uno dei
poliziotti che entra in casa di Emma e la trova al pianoforte.
La location usata per l'istituto di parapsicologia
era un edificio abbandonato da anni, non era più
raggiunto né da elettricità né da acqua.
Si dovettero portare dei potenti generatori per dare corrente
alla strumentazione.