TRAMA

Due ragazze vengono rapite, seviziate e filmate dal serial killer William Allen Grone (Mike Marsh) e dal suo amico svitato. Il film ricostruisce il fatto.


THE GREAT AMERICAN SNUFF FILM
titolo or.: The Great American Snuff Film - USA - 2004 - 87' - Colore

di Sean Tretta

GENERE
HORROR
IN BREVE
Una certa cura realizzativa e l'attenzione alla dimensione psicologica del protagonista sono cosa gradita, ma gli attori non trasmettono bene le emozioni e ciò che rimane è il solito exploitation.
WEIRD
SESSO
VIOLENZA
SANGUE
PAURA

 

La Frase dal Film: "I read in a book once that the FBI spent two years investingating the possibility of snuff film been made in the United States. After looking an hundreds of film in videotapes their official declaration was that snuff film do not exist. That's why I knew that what I'm doing is special"*

Nel 1998 William Allen Grone fu accusato di 13 capi di imputazione, fra cui stupro, tortura e omicidio. Frugando in casa sua gli agenti trovarono un diario e un filmato di due minuti e mezzo girato in Super8 definito dallo stesso Grone "Il più grande snuff film americano". The Great American Snuff Film è la ricostruzione di ciò che il killer scrisse sul suo diario e, in specifico, di un'impresa compiuta con un complice. Alla fine della ricostruzione del film viene proposto il filmato di due minuti in cui il vero Grone uccide una ragazza, lo stesso filmato che fu mostrato alla giuria che condannò il killer alla pena capitale. Nonostante tutte le accortezze, attualmente sulla rete si possono trovare tre filmati snuff di quelli girati da Grone. Punto. Prima che qualcuno di voi si lanci alla malsana ricerca di quei filmati, nell'ancor più malsano tentativo di sperimentare l'"estrema esperienza cinematografica", è bene che sappia che è TUTTO FALSO. Non è mai esistito nessun killer con quel nome, nessuno è morto per mano sua, nessuna giuria ha condannato Grone, non è mai esistito nessun diario e non c'è nessun filmato reperibile in rete. Ovviamente anche il "vero" filmato snuff mostrato alla fine del film è falso, e la cosa la si capisce dal fatto che nel "vero filmato" viene mostrata una location riconoscibile anche nella scena finale del film. Oltretutto al termine dei credits compare la tranquillizzante scritta "i personaggi e i luoghi sono finti...". A parte le rassicurazioni scritte, va da sé che un film che trova distribuzione pubblica non può essere di certo un prodotto illegale come sarebbe invece uno snuff (leggi pagina dei generi per delucidazioni). D'altronde, prima di vedere questo film, non mi è passato per la testa neanche un secondo che si trattasse di un vero snuff, robaccia per malati di mente che non ho mai visto né ho la curiosità di vedere. Sta di fatto che il termine "snuff" è sempre di forte richiamo per alcuni registi e per il pubblico che vede e pensa al fenomeno con terrore e, a volte, con morbosa curiosità. Il regista Tretta, al primo lungometraggio, cavalca l'onda e costruisce un film che vorrebbe ingannare lo spettatore, come ai tempi fece Findlay con Snuff (1976), secondo lo stesso principio valido per The Blair Witch Project (1999) per cui ciò che viene spacciato per vero fa, ragionevolmente, più effetto. Ogni cosa viene costruita in modo da aumentare la dimensione drammatica e dare verosimiglianza al progetto, il tutto per poi giungere alla ciliegina sulla torta rappresentata dai due minuti finali, senza audio e con numero seriale come se fossero stati rubati da un depositio della polizia. Tolto il fattore "sarà vero?" ciò che rimane sono i pregi ed i difetti tecnico-artistici. Spiace quasi dirlo, ma quei quattro gatti randagi della ToeTag Picture, capitanati da Vogel (August Underground e seguiti), avevano recitato meglio rispetto agli attori di The Great American Snuff Film. Voglio dire, se occorre giudicare la mera resa orrorifica e la capacità recitativa in questo film di Tretta, le attrici (tutte irrealisticamente belle) non riescono a rendere l'orrore, la paura e la disperazione della loro condizione, e il socio di Grone, con tanto di protesi dentale per farlo apparire come il tipico zotico americano, sembra un elemento reciclato da film quali Non aprite quella porta (1974). A differenza dei film di Vogel, però, Tretta cerca di associare una dimensione narrativa all'affastellamento di situazioni iperviolente (ma non sanguinarie): del killer protagonista si mostrano alcune immagini dell'infanzia e la sua voce fuori campo narra di brutalità subite. Si cerca cioé, di dare una dimensione psicologica al protagonista, che vada al di là delle sevizie comunque ingiustificabili che compie. Questa è una cosa positiva per il film, anche se in pratica questo voler dare una storia alla storia non riesce ad arrivare un compimento, atterrata com'è dal peso visivo delle scene violente. Molta più riuscita l'atmosfera generale, resa bene dall'ambiente degradato e dallo score musicale inusuale che a tratti s'innesta alla perfezione ma a volte pare inappropriato. A parte le scritte a nero di stile documentaristico e qualche pretensione alla ricostruzione drammatica, The Great American Snuff Film rimane un prodotto decisamente exploitativo che inanella situazioni crude e ammiccamenti erotici, e lo fa per un'ora e mezza, cosa che per l'appassionato che di film di questo genere ne ha già visti equivale a dire "ridondante" e "noia". Per chi invece fosse alle prime con questo genere (chiamiamolo 'torture-porn', o 'pseudo-snuff'), il film è un bel pugno nello stomaco, di certo meglio realizzato e di maggior spessore rispetto alle prime stranote produzioni della ToeTag. Se siete in cerca di cinema estremo, The Great American Snuff Film è un altro tassello da aggiungere alla vostra collezione

* Trad: "Una volta lessi in un libro che l'FBI aveva passato due anni ad investigare sulla possibilità che negli Stati Uniti fossero girati degli snuff film. Dopo aver visto centinaia di film su nastro la loro dichiarazione ufficiale fu che i film snuff non esistono. Questo è il motivo per cui ciò che sto facendo è speciale"

FORSE NON TUTTI SANNO CHE...

Il film è stato girato a Buckeye e Phoenix, Arizona.

eXXagon fecit MMVIII