La Frase dal Film:
"Bisogna lavorare per vivere, anche per avere due soldi. L'unica via d'uscita è il suicidio, fuggire da questa vita. Io volevo suicidarmi, cioé, c'ho provato ma non ce l'ho fatta. Dicono che ero depresso ma non è vero, credo cioé... Non ci capisco più un cazzo. Non so più che cosa fare, chiaro"
Opera prima dell'enfant terrible Harmony Korine, che a 19 anni aveva attirato l'attenzione su di sé per aver scritto l'acclamato e criticato Kids (1995). A 23 anni Korine mette nero su bianco la propria esperienza di vita a Nashville, trasportandola nel fantomatico, ma esistente, paesino rurale dell'Ohio, Xenia. Gummo è uno sguardo che vorrebbe essere freddo e distaccato verso la nichilista gioventù della Middle America, ma lo stile alienato, frammentario e iperrealista di Korine risulta ancor più nichilista dei personaggi che vorrebbe ritrarre. La struttura non lineare dell'opera e la programmatica sgradevolezza del tutto, tradiscono il potenziale di "verité" che Korine vorrebbe iniettare in Gummo. Il risultato finale è imprescindibile dal fatto che ai tempi delle riprese il regista avesse 23 anni e quindi la sensibilità con la quale viene affrontato il film sembrano riflettere tutta l'erraticità e l'indeterminatezza di quell'età, così come il modo di captare tematiche, rigirarsele fra le mani per pochi minuti e lasciarle in giro in disordine. Lo stesso regista avrà modo di dire: "I never cared so much about making perfect sense. I wanted to make perfect nonsense. I wanted to tell jokes, but I didn't give a fuck about the punch line (Non mi è mai interessato molto il fatto di dire cose che avessero un senso perfetto. Ho voluto fare dei nonsensi perfetti. Ho voluto esprimere dei giochi di parole, ma non me ne frega un cazzo delle frasi ficcanti)". Filosofia di vita direttamente riscontrabile in Gummo che è zeppo di sproloqui alienati e di scene frammentarie che, quello sì, trasmettono in pieno la frammentazione sociale e psicologica di una generazione colpita da un tornado (evento metereologico che diventa metafora) che pare essergli rimasto dentro. Nonostante l'indubbio potere visivo delle immagini di Gummo, ne traspare una certa immaturità artistica, di sicuro di forte presa per buona parte del pubblico adolescenziale in cerca di roba forte e "contro", ma il mix provocatorio di Korine non riesce ad approdare ad uno stile narrativo davvero di senso. Sicuramente notevole come lavoro primo, Gummo presenta però molte insicurezze che vanno ben al di là della volontà di rappresentare le insicurezze dei suoi protagonisti, sicché pare che il regista sia in cerca (o debba cercare) di un modo migliore per comunicare col suo pubblico. Il cinico sguardo di Korine, uno sguardo assolutamente parziale e in ricerca programmatica di stranezze tanto posticce quanto appunto volutamente programmate, va a costruire un quadro nichilista che difficilmente si digerisce per 90 minuti e, a meno che non si sia affascinati dallo "strano" fine a sé stesso, non è improbabile avvertire il sorgere di una certa noia. Quindi il film shock Gummo sarebbe risultato davvero scioccante se non avesse voluto così pervicacemente tentare di scioccare. Certo che a Korine si deve riconoscere un bel coraggio artistico nell'aver saputo dipingere la volgarità della povertà, così come di aver saputo alternare improbabili lirismi da suburbio (si veda la prostituta down) a spaccati di vita privi e privati di pietà, amore, fascino e commiserazione. E' un film particolare, è chiaro, e sicuramente guardarlo non è uno spreco di tempo, ma per coglierne il senso basterebbe la prima mezz'ora. Il cicolpico tonfo al botteghino probabilmente non è meritato ma è un problema con il quale deve avere a che fare il regista che ha troppo amore per la propria arte e troppo poco per il pubblico.
FORSE NON TUTTI SANNO CHE...
Il film, girato a Nashville (Tennessee) in 20 giorni, è costato circa 1.300.000 dollari e ne ha incassati nelle sale USA soltanto 116.800.
Nick Sutton, che nel film interpreta lo sbandato Tummler, era un vero sniffatore di colla e il regista lo scelse apposta per affiancarlo a Jacob Reynolds, nel film Solomon.
L'attore Jacob Reynolds, caratterizzato da una particolare fisicità ebbe a dire una volta: "I due lavori per i quali sarei potuto essere valido sono l'attore e il serial killer. Fra i due sono fiero di aver scelto il primo".
Di 40 dialoghi presenti nel film, solo 5 sono stati compiuti da attori professionisti.
La produzione usò luci a fluorescenza per dare alla pellicola un aspetto più giallognolo e inquietante.
Il nano afroamericano che si vede nel film è un amico del liceo del regista. Il ragazzo che tenta di sedurlo è il regista Korine che durante la scena era davvero ubriaco.
Molti dei personaggi del film furono ingaggiati per la strada dal regista che si appostava nei parcheggi del bowling o dei fast food e domandava alla gente se volesse partecipare al film.
Esiste davvero una cittadina chiamata Xenia in Ohio e fu davvero devastata da un tornado negli anni '70.
Nella scena nella quale a Salomon viene lavata la testa mentre mangia gli spaghetti, sullo sfondo si vede appeso al muro un pezzo di bacon fritto. Il regista Werner Herzog che vide il film e notò il particolare disse che la cosa lo aveva fatto "cadere dalla sedia" ed ebbe parole d'elogio per il regista Korine. Verrebbe da dire: chi si assomiglia si piglia!
Solo il 75% del film era stato pianificato con uno script.
Uno degli attori presenti nella scena della lotta con le sedie era uscito di prigione il giorno stesso della ripresa.
Il concetto alla base del film avrebbe dovuto riguardare la vita di alcuni bambini nei periodi successivi ad un terremoto.
Oltre a recitare nel film, Chloë Sevigny fece la costumista. I vestiti usati per il film furono acquistati in negozi di second'ordine intorno a Nashville.
Molte delle scene realizzate furono tagliate dal regista quando la censura USA definì il contenuto del film troppo nichilista.
Il regista e il suo cameraman furono frequantemente allontanati dalle zone dove si filmava da alcuni padri armati che temevano si stesse girando un film pedopornografico.
Ai tempi delle riprese l'età dei giovani attori era la seguente: Jacob Reynolds (Solomon) 13 anni. Nick Sutton (Tummler) 17. Jacob Sewell (Bunny Boy) 14. Darby Dougherty, la più giovane delle tre sorelle, solo 10.
Era stat progettata una scena nella quale Bunny Boy avrebbe dovuto parlare (sarebbe avvenuto nella sequenza della piscina). Avrebbe spiegato come mai aveva tatuato sulle dita le lettere MAC. Il motivo era che al contrario MAC si legge CAM, e la Camaro era la macchina preferita dei suoi genitori.
Il direttore della fotografia Jean-Yves Escoffier, che in genere chiede molti soldi d'ingaggio, si ridusse di molto il compenso pur di lavorare con Harmony Korine.