La Frase dal Film:
"Just because a girl knows how to imitate a woman,
does not mean she's ready to do what a woman does"*
Peccato che questo film sia stato distribuito
dalla Lionsgate in modo che attirasse solo gli appassionati
di horror, soprattutto perché Hard Candy
non è un film dell'orrore; orrorifico sì,
ma non è un horror. La pellicola di David Slade,
alla sua prima esperienza con il lungometraggio, è
un Cappuccetto Rosso alla rovescia che si gioca sul sottile
filo dell'erotismo contorto, poiché è palesemente
un film contro la pedofilia ma mettendo in scena ciò
che mette (e soprattutto per il modo in cui viene messo)
la "problematica" si sposta sul sadomasochismo.
Che io sappia non ci sono precedenti filmici riguardanti
una minorenne che sevizia un uomo adulto, quindi, oltre
al fatto che la tortura fisica e psicologica sia di per
sé qualcosa di disturbante, al fattore sadico viene
messo il carico da cento proprio per il fatto che le azioni
violente sono compiute da una quattordicenne. Dal momento
che, in questo caso, è Cappuccetto Rosso ad essere
crudele, è facile immaginare che lo spettatore sviluppi
un'immedesimazione totale con il fotografo Jeff, sdraiato,
legato e piangente sul tavolo di casa sua mentre Hayley
si appresta ad evirarlo. In Hard Candy non è
così semplice. La ragazza non è folle, o almeno
non lo è del tutto, poiché ci presenta delle
valide prove che fanno pensare che Jeff, non solo sia un
pedofilo che adesca le ragazzine in internet, ma che sia
anche un pedosadico, ovvero uno di quei soggetti che abusano
dei bambini per poi ucciderli. Insomma, il lupo è
sempre il lupo. Quindi da che parte stare? Chi guarda il
film disapprova quello che la ragazza sta facendo ma, in
un certo modo, viste le premesse, Jeff se l'è andata
a cercare. O no? In Hard Candy non è così
semplice, neppure questo. Fino alla fine del film non sappiamo
se in effetti Jeff sia un pedofilo e quindi, paradossalmente,
Hayley si è sbagliata e sta seviziando un povero
innocente. Il finale darà delle risposte ma non chiarirà
tutto sull'origine e sulle motivazioni dei protagonisti,
lasciando una piacevole sensazione di spiazzamento (piacevole
per me, ad alcuni la cosa potrebbe scocciare). Il regista
Slade ha fatto un film che si concentra più sul confronto
presente dei personaggi piuttosto che far riferimento ad
un passato di cui sono stati partecipi. Il film, per quanto
crudo, affascina e lega, e la cosa è strana nella
misura in cui la pellicola non chiede allo spettatore un'identificazione
con i protagonisti, identificazione che, oltretutto, sarebbe
difficile attuare. Da un punto di vista tecnico il film
è davvero pregevole, a partire da una regia controllata
e geometrica fatta di primissimi piani e fondali monocromatici.
David Slade è riuscito a massimizzare la location
minimale (in fondo si tratta di un appartamento) che diventa
un ampio palco, con differenti scenografie, su cui i due
attori recitano lunghi dialoghi. La scenografia e la fotografia
esaltano i colori pastello e le geometrie dell'ambiente;
in alcuni momenti le immagini mi hanno ricordato i quadri
di Mondrian. Più va avanti il film più lo
scenario e gli eventi diventano meno plausibili così
che il fatto narrato assume i contorni della metafora (di
una favola nera?) più che di un dramma realmente
possibile: questo l'elemento potenzialmente negativo del
film, film che potrebbe non reggere all'esame di realtà.
Sopra ogni cosa titaneggia la performance attoriale dei
protagonisti: bravo Patrick Wilson ma soprattutto brava
la giovane Ellen Page. Il fatto che il film tratti di pedofilia
e che la giovane protagonista sia davvero bella (per quanto
si tratti di una bellezza acerba) è un ulteriore
elemento di difficile metabolizzazione per lo spettatore.
Tranquillizza (in parte) la notizia che Ellen Page, al tempo
in cui fu girato il film, non aveva ovviamente quattordici
anni bensì diciotto. Insomma, al suo primo lungometraggio
il regista Slade si imbarca in un film non facile che attrae
e contemporaneamente allontana coloro che lo guardano; al
di là della sensibilità personale e dell'argomento
che può essere "difficile" più per
gli uni e meno per gli altri, rimane una pellicola che a
livello di regia e di recitazione è quasi impeccabile.
Questo misconosciuto Hard Candy è uno di
quei film da non perdere; consigliato anche l'acquisto.
*-trad: "Solo perché
una ragazza sa come imitare una donna, non vuol dire che
sia pronta a fare ciò che fa una donna"
FORSE NON TUTTI SANNO CHE...
Le locations del film sono: per la scena
del parcheggio Arclight Cinemas - 6360 W. Sunset Blvd.,
Hollywood (Los Angeles); Burbank (California); Griffith
Park - 4730 Crystal Springs Drive (Los Angeles).
Il titolo deriva dallo slang internet è
starebbe ad indicare una ragazza minorenne.
Ellen Page stava per essere rifiutata per
il ruolo di Hayley poiché, nel filmato mandato per
il casting, aveva i capelli cortissimi, e la cosa era stata
una necessità imposta da un altro film che stava
girando.
Le riprese sono durate 18 giorni.
La scena iniziale al Nighthawks fu girata
per ultima, con il set della casa di Jeff trasformato in
un caffé. L'ultimissima scena ad essere filmata è
stata quella nella quale Hayley va nel bagno del locale
per mettersi la T-shirt.
Le scene nella casa di Jeff sono state
girate per la maggior parte in senso cronologico.
A dispetto del forte contenuto fisico ed
emotivo della pellicola, Ellen Page ha detto che la scena
più difficile da girare è stata quella al
Nighthawks, quando ha dovuto mangiare più tiramisù
di quanto volesse.
L'ispirazione per il film viene dal Giappone.
Il produttore David Higgins aveva letto degli articoli di
cronaca in cui si diceva che alcune studentesse minorenni
giapponesi agganciavano degli uomini in internet per degli
appuntamenti "speciali". Da qui è stata
sviluppata la storia.
Gli esterni della casa di Jeff sono stati
girati nel giardino della casa del coordinatore degli stunts
(Erick Brennan). L'arredamento interno si ispira a quello
della casa del produttore Higgins, che aveva messo a disposizione
la sua abitazione nel caso non fossero bastati i soldi per
costruire i sets.