TRAMA

Una giornalista d'assalto (Kari Wuhrer) di un giornale londinese viene mandata in Bulgaria per investigare su una specie di setta dedita al suicidio seguito da un improvviso e misterioso ritorno alla vita: si tratta dei Deaders. La giornalista entra nel mondo oscuro di quella realtà che sembra avere dei legami con la mitica scatola che apre le porte del piacere e della dannazione.


HELLRAISER - Deader
(titolo or.: Hellraiser: Deader - USA - 2005 - 88min - Colore)

di Rick Bota

GENERE
HORROR - THRILLER
IN BREVE
Bota struttura ancora il film secondo il principio della fusione fra realtà e finzione. C'è lo stile ma il risultato non è entusiasmante
WEIRD
SESSO
VIOLENZA
SANGUE
PAURA

 

La Frase dal Film: "Don't think for a moment you're not in danger"*

E' il settimo film della serie Hellraiser ed è il terzo, dopo Hellraiser - Inferno (2000), Hellraiser - Hellseeker (2002) che sfrutta un plot del tipo "che cosa è reale e cosa non lo è". Alcuni spettatori iniziano a spazientirsi e dal momento che anche l'ottavo film farà leva (in parte) su quella struttura narrativa, pare proprio che lo stile del regista Rick Bota stia diventando cliché. Motivo in più di lamentela: ormai l'icona horror Pinhead viene relegata a brevi apparizioni nel film, quasi a voler almeno giustificare l'utilizzo del marchio Hellraiser. Di buono c'è che gli amanti del weird avranno la possibilità di addentrarsi in visioni e situazioni deliranti (mi riferisco soprattutto all'ultima carrozza della metropolitana...) sottolineate con cura registica e fotografica. L'ingarbugliamento logico-narrativo è un'arma a doppio taglio (come al solito): stuzzica la curiosità ma, al tempo stesso, confonde lo spettatore il quale forse, giunto a vedere il settimo capitolo di una saga horror, preferirebbe un po' di sano intrattenimento piuttosto che stare a dirimere complicati intrecci. Che ormai i sequels di questa lunga saga abbiano preso le distanze dall'idea base di Barker da cui erano nati, lo si era capito, tanto che va segnalato il fatto che lo script di Neal Marshall Stevens (da cui origina la storia di questa pellicola) non aveva nulla a che fare con Hellraiser, ma quando si decise di fare il film, Tim Day (sceneggiatore) inserì il personaggio di Winter (Paul Rhys), discendente di Le Merchant, il creatore della scatola, per collegare il tutto a Pinhead e soci. Per dire che piuttosto di proseguire e sfruttare il business legato ad Hellraiser si cerca di mantenere qualche elemento di continuità e si finisce per sfornare pellicole che non si inseriscono con grande logicità nel quadro generale della saga. Secondo lo stesso principio secondo cui questo settimo capitolo è più un'operazione commerciale che un prodotto artistico, faccio notare che contemporaneamente veniva filmato Hellraiser - Hellworld (2005), l'ottavo sequel. Detto questo e sottolineato il fatto che dopo tanti seguiti difficilmente si riesce a non essere critici, occorre riconoscere come il film non sia tecnicamente scadente: la protagonista è bella (alcune volte sembra assomigliare ad Angelina Jolie) e brava, alcune scene riescono a mettere davvero paura (una su tutte quella con la ragazza impiccata in bagno), la regia è curata così come lo sono la scelta delle luci e la fotografia; in effetti Rick Bota sembra un regista che cura molto lo stile, il quale spesso supera ciò che vuole rappresentare, ovvero il significante è meglio del significato. Il film inizia in maniera interessante e curiosa ma tende a perdersi nella seconda metà, minato da buchi nel plot e da una ricerca di weird ed incoerenza che pare più un esercizio di stile al quale Bota stesso si è affezionato. Il finalone si farà forte dell'apparizione di Pinhead e dei suoi fidi cenobìti che come al solito vengono a reclamare ciò che gli spetta: l'SFX finale in CG del buco nella pancia non è forse quello più eccessivo ma sicuramente è quello peggio riuscito di tutto il film. Concludo ricordando che, in ogni caso, questi ultimi film della saga, usciti solo per il mercato home video, rappresentano il volto migliore della loro categoria (che si può identificare nel B-Movie) messi a paragone con la ridda di horror scadentissimi usciti solo per il medesimo mercato: se è vero che la Dimension Film fa di questi prodotti una mera questione di interessi, è evidente che la crew che ha realizzato tali film non si è accontentata di riempire alla bene e meglio l'ora e mezza messa a disposizione dal budget. Se in Italia (così, per dirne una) riuscissimo attualmente a fare un horror come Hellraiser - Deader, potremmo essere già molto ma molto soddisfatti.

*-"Non pensare neanche per un momento di non essere in pericolo"

La saga è composta da: Hellraiser - non ci sono limiti (1987), Hellbound - Hellraiser II: prigionieri dell'inferno (1988), Hellraiser III - inferno sulla città (1992), Hellraiser - La stirpe maledetta (1996), Hellraiser V - Inferno (2000), Hellraiser - Hellseeker (2002), Hellraiser - Deader (2005), Hellraiser - Hellworld (2005).

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