La Frase dal Film:
"Quelli che lavorano con il computer sono tutti
spazzatura!"
Diversi sono stati i tentativi di fare
film oltraggiosi e divertenti, alcune pellicole di questa
categoria sono più riuscite di altre, alcuni registi
ne hanno fatto una singola esperienza nella loro carriera
e altri (Loyd Kaufam con la Troma) ne hanno fatto addirittura
una missione di vita. Horror in Bowery Street potrebbe
essere messo in double bill con pellicole quali Bad
Taste (1988) di Peter Jackson o Re-Animator
(1985) di Stuart Gordon per la ferocia di ciò che
viene proposto e per il modo delirante in cui ciò
viene fatto. A provarci nel 1986 fu J. Muro che decise di
mettere su pellicola uno sgradevolissimo spaccato di vita
nelle baraccopoli ai margini di New York City. L'idea nacque
da un corto di dieci minuti che Muro aveva girato come compito
scolastico e per quanto, al tempo, Muro fosse solo un giovane
operatore di macchina (specializzato nell'uso della steadicam),
mostrò con questo film di saperci fare anche come
regista. Nonostante il plauso che da più parti Muro
ottenne con Street Trash, questo film rimane l'unico
girato da Muro che ha preferito continuare la sua carriera
come operatore di camera: saranno moltissimi i film per
i quali lavorerà (JFK, 1991; Casinò,
1995; Heat - La Sfida, 1995; per dirne tre) e apprezzatissime
saranno le sue capacità, basti pensare che è
stato direttore della fotografia della seconda unità
nel film Miami Vice (2006) validissimo film che
ha il suo punto di forza proprio nella fotografia. Nonostante
i meriti che può vantare Horror in Bowery Street,
meriti che vanno da una buona tecnica di ripresa a degli
ottimi e creativi SFX, la mancanza di un plot coeso e il
susseguirsi di sketch al limite del demenziale lasciano
un po' attoniti. Molti gli "attentati" al buon
gusto e alla sensibilità del pubblico: violenze sessuali,
necrofilia, scioglimenti di corpi e anche un pene reciso
che viene lanciato di mano in mano come fosse una palla
da baseball (parodia della scena dell'osso di 2001:
Odissea nello spazio, 1968). Nonostante tutti questi
momenti crudi, il weird sembra fine a se stesso, incapace
di contestualizzarsi in una logica narrativa: il risultato
è che, guardando il film, si attende smaniosi di
poter assistere alle scene in cui i poveri barboni si squagliano
creando gelatinose composizioni che paiono quadri moderni.
E' la poetica del brutto e la logica dell'accumulo visivo
che però, compreso il gioco irriverente in pochi
minuti, manda film e spettatore alle corde. Si segue un
plot e ci si trova di colpo in un altro, se ne possono rintracciare
almeno tre: quello che riguarda l'alcolico Viper, le gesta
del veterano Bronson e le beghe del giovane portiere James
Lorinz (Frankenhooker, 1990) alle prese col solito
italiano mafioso, il tutto tenuto insieme dalle peripezie
del barbone Fred (Mike Lackey). Quindi cos'è Street
Trash? Non è un "bel" film, almeno
nel senso canonico del termine, ma per l'energia visiva
che esprime e per la carica iconoclastica ha un suo valore
catartico che forse in questi anni di disullosione non si
avverte più così forte ma negli anni '80,
in cui il massimo del sarcastico era (almeno in Italia)
il Drive In di Greggio e D'Angelo, Street Trash
era una bella botta. Da scoprire per coloro che non l'hanno
mai visto e da ricordare per quelli che ci hanno già
avuto a che fare. A modo suo è un film cult.
FORSE NON TUTTI SANNO CHE...
Girato al quartiere Greenpoint, Brooklyn
(New York City, New York).
Il film è in qualche modo ispirato
a Dodes'ka-den (1970) di Kurosawa.
Nei credits finali si legge: "Thanks,
Anita, for taking me to see I Drink Your Blood when I was six" (Grazie,
Anita, per avermi portato a vedere I Drink Your Blood
quando avevo sei anni).
I produttori ebbero grosse difficoltà
a trovare degli sponsor che procurassero loro i beni di
consumo necessari durante la produzione. L'unica interessata
fu la ditta che produceva la Drakes Cakes (uno snack), e
tale ditta spediva alla crew ogni settimana una grossa scatola
piena di merende. Dopo tre mesi di riprese, tutti avevano
mangiato così tanti snacks che quando arrivò
il momento di girare la scena in cui uno dei barboni esplode,
il manichino di questo fu riempito di scatole e scatole
di Drakes Cakes.
Il produttore nonché sceneggiatore
Roy Frumkes compare nel film nei panni del manager il cui
volto viene sfigurato dalla melma colata dalla scala antincendio.