La Frase dal Film:
"La cosa strana del gesso è che quando comincia a seccare diventa così caldo che quasi brucia la pelle. Il panico verrà quando ti sigillerò la bocca. E ora gli occhi. La tua pelle sta bruciando, vero? E' il gesso che comincia a tirare; ora sei in un mondo di tenebre e non vedrai mai più la luce [...] E ora sei anche tu una di noi"
Remake di The Spider Will Kill You (1976), corto di Schmoeller nato come progetto per la scuola di cinema che frequantava ai tempi. Horror Puppet fu uno dei primi sforzi produttivi di Charles Band, prima della nascita della Empire e della Full Moon Productions che saranno fucina di tantissime pellicole di serie B prodotte da Charles Band e dal padre Albert. Il film in questione non presenterebbe grosse particolarità se fosse uscito negli anni '80 ma per essere un prodotto di fine anni '70 risulta decisamente sui generis; si tratta sicuramente di un tentativo di posizionarsi sui binari del neonato genere slasher nato con Halloween (1978), benché Horror Puppet in effetti non sembri appartenere pienamente a tale corrente. Diversi elementi dello slasher sono già presenti: la final girl che afronta e vince la minaccia, ragazzi nel ruolo di protagonisti che vagano per posti bui fino ad incappare nel maniaco, il killer stesso fortemente caratterizzato dal suo aspetto inquietante; d'altronde la sua maschera di gesso fredda e inespressiva non è così diversa da quella di Michael Myers. Nello stesso tempo la pellicola risente di ben diversi influssi: il museo con i manichini rammenta La Maschera di Cera (1953) così come il rapporto fra Slausen e Davey ricorda i due protagonisti del remake di quello (La Maschera di Cera, 2005), la cena del killer e della vittima richiama Non aprite quella porta (1974) e per altri motivi che non sto qui a specificare per non spoilerare, si respira aria di Psycho (1960). Con pochi mezzi disponibili e, fortunatamente, senza quell'attitudine delle future produzioni di Charles Band al comico, il regista Schmoeller riesce a creare a più riprese una genuina atmosfera inquietante fatta di telefoni che suonano ma con la spina staccata, manichini che ridacchiano ed altro. Oltretutto non è facile rendere minacciosi dei semplici manichini da vetrina, e Schmoeller ci riesce. Il gioco, però, non dura a lungo e non passa molto tempo prima che la "stretta" relazione fra Slausen e Davey, oltre al fatto che la trama è lineare specialmente per lo spettatore moderno. Buoni gli attori, fra i quali si distingue il veterano Connors e la bella Tanya Roberts, di lì a poco Julie Rogers in Charlie's Angels. Buone anche le musiche di Pino Donaggio. Schmoeller tornerà diverse volte a lavorare per Band, e molte di quelle volte i film recupereranno elementi di Horror Puppet, come ad esempio sarà per Crawlspace (1986) e in special modo per Puppet Master (1989). Nel complesso un horror godibile che avrà il suo migliore effetto sul pubblico particolarmente sensibile all'elemento orrorifico mediato da burattini e bambole.
FORSE NON TUTTI SANNO CHE...
La sequenza iniziale con gli oggetti che volano fuori dall'armadio fu realizzata con l'armadio inchiodato al soffitto e con alcuni membri della crew che lasciavano cadere da questo degli oggetti. Nel film si ha l'illusione che gli oggetti viaggino orizzontalmente.
Durante la lavorazione del film, la crew nominò il cattivo Davey col nomignolo "Plasterface".
Il gesso usato nella scena in cui una ragazza viene trasformata in un manichino era in verità pasta per il pane.
I genitori di Slausen furono interpretati dai veri genitori del regista Schmoeller.
Il manichino che dà da bere alla protagonista femminile del film era la vera moglie del regista.
Fu di Connors l'idea di distinguere Slausen da Davey facendo camminare il primo in maniera claudicante.
Lo script originale prevedeva scene di nudo ma il regista era molto imbarazzato rispetto a questo fatto. Quando si girò la scena del lago nella quale le tre donne dovevano farsi il bagno, Schmoeller chiese alle attrici fossero disposte a spogliarsi e la risposta collettiva fu negativa.
Tanya Roberts insistette a voler girare una scena di fuga nel bosco a piedi nudi, cosa che secondo lei avrebbe aggiunto un vero e proprio senso di dolore all'interpretazione. Il risultato recitativo fu buono ma i suoi piedi sanguinarono pesantemente.
Il regista rimase stupito quando il film ricevette un rating PG, nonostante i toni decisamente horror della pellicola. Sempre secondo Schmoeller, il film avrebbe avuto un migliore successo se gli fosse stato attribuito un più severo rating R.